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Intervento/ Mobilità urbana, posti auto: la differenza tra Brindisi e l'Europa

Mentre in molte parti del mondo si progettano e si realizzano soluzioni integrate che favoriscono la mobilità alternativa che miri alla riduzione della presenza di autoveicoli privati nelle città, e soprattutto nei centri storici, alcuni amministratori della nostra città immaginano di abbattere un edificio pubblico in pieno centro storico per farci un parcheggio multipiano

BRINDISI - Riceviamo e pubblichiamo, nell'ambito del dibattito sulla mobilità urbana, il traffico e i parcheggi nel centro storico, questa nota inviata dal gruppo "Per la Sinistra".

Mentre in molte parti del mondo si progettano e si realizzano soluzioni integrate che favoriscono la mobilità alternativa che miri alla riduzione della presenza di autoveicoli privati nelle città, e soprattutto nei centri storici, alcuni amministratori della nostra città immaginano di abbattere un edificio pubblico in pieno centro storico per farci un parcheggio multipiano. In alcuni casi si progettano città ad emissioni zero nelle quali la mobilità è affidata a navette ad emissioni zero con divieto assoluto di transito alle autovetture e l’energia necessaria prodotta in sovrabbondanza da pannelli fotovoltaici installati sugli edifici.

La mobilità urbana sostenibile permette di raggiungere obiettivi ambiziosi: riduzione dell’inquinamento atmosferico e di gas serra, abbattimento significativo dell’inquinamento acustico, decongestione del traffico stradale e non da ultimo i fenomeni di incidenti stradali. In Europa non mancano esempi; non da imitare pedissequamente ma da cui trarre spunto per un adattamento locale: Copenaghen, Helsinki, Amsterdam, Parigi; Venezia in Italia. Per non parlare delle pubblicazioni che descrivono una visione d’insieme delle politiche e delle misure del trasporto urbano sostenibile.

Esistono poi finanziamenti europei e progetti, come ad esempio Smart City, che tra gli obiettivi ed aree d’intervento hanno quello della mobilità cittadina e della riduzione delle emissioni generate dal trasporto pubblico e privato.  Appare quindi evidente che abbattere un edificio pubblico, una scuola, per costruire un parcheggio multipiano rappresenti una cura peggiore della malattia, si potrebbe dire letale.

Abbattere una scuola per costruire un parcheggio multipiano è al tempo stesso una mesta sconfitta per i cittadini e per la cultura ma anche la tragica testimonianza di una classe politica incapace di programmare lo sviluppo di una città. E proporre in modo a dir poco estemporaneo l’abbattimento di immobili o la trasformazione di scuole ed uffici in parcheggi senza un raccordo con lo strumento principale di disciplina urbanistica, il PUG, significa non aver compreso né l’utilità né la funzione dello strumento stesso.

E purtroppo queste soluzioni non rappresenterebbero la soluzione alla grave sofferenza delle attività commerciali del centro che avrebbero invece bisogno di n programma articolato di rilancio che le metta n grado di competere con l’appeal dei centri commerciali che hanno fatto cambiare, si spera non definitivamente, le modalità e le abitudini all’acquisto.

In questi giorni imperversa su quotidiani e social network la polemica che nasce, per l'appunto, dalla mancanza di programmazione, tra chi è a favore dei parcheggi su Corso Garibaldi e su Corso Umberto e chi invece, come chi scrive, che si sarebbe potuto trovare una soluzione meno invasiva, ancorché temporanea, utilizzando congiuntamente aree perimetrali al centro storico e navette ad un prezzo politico, così come avviene in altre città.

Sarebbe quindi sufficiente anziché perdersi in contrapposizioni da tifo da stadio assumere un comportamento concludente ed esemplare: chi, come noi non è favorevole all’invasione dei corsi, non parcheggi nei nuovi stalli, attuando una sorta di disubbidienza civile dando al contempo un buon esempio; gli altri, in “coerenza” con le proprie convinzioni, lo facciano pure!

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