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Martedì, 31 Gennaio 2023
Cronaca

Intitolata al capitano Aureo Ceccotti la caserma dei vigili urbani

Un sentimento di viva commozione ha accompagnato la cerimonia di intitolazione della caserma della polizia municipale di Brindisi alcapitano Aureo Ceccotti, morto improvvisamente nel 1980, all'età di 57 anni, quando ancora serviva la Municipale di Brindisi. La vedova del defunto e i suoi famigliari hanno scoperto stamani una targa marmorea

BRINDISI – Un sentimento di viva commozione ha accompagnato la cerimonia di intitolazione della caserma della polizia municipale di Brindisi al capitano Aureo Ceccotti, morto improvvisamente nel 1980, all’età di 57 anni, quando ancora serviva la Municipale di Brindisi. La vedova del defunto e i suoi famigliari hanno scoperto stamani una targa marmorea apposta nell’atrio di ingresso dell’edificio di via Torretta, al rione Paradiso, in presenza del comandante dei vigili urbani, Teodoro Nigro, del sindaco Consales, del vescovo di Brindisi-Ostuni, Domenico Caliandro, e dei rappresentanti delle La caserma dei vigili urbani-2istituzioni civili e militari.

Nella caserma erano presenti anche numerosi agenti in pensione che hanno lavorato per anni al fianco di Ceccotti.  Nato a Foligno (Perugia) nel 1923, Ceccotti fu in prima linea nella lotta partigiana, durante la seconda guerra mondiale. Al termine del conflitto partecipò al corso di sott’ufficiale “Garant” dell’Aeronautica militare, conseguendo il grado di sergente maggiore.

Nella base militare di Gioia del Colle, dove fu destinato, Ceccotti conobbe Maria Resta, la sua futura consorte. Nei primi anni 50, Aureo si trasferì a Brindisi per lavorare nello stabilimento della Saca con incarichi di controllo per conto dell’Aeronautica Militare. Qui rimase fino al 1953, quando, divenuto padre di tre figli, venne sfollato dall’Aeronautica per riduzione quadri.

Nel 1956 partecipò al concorso di vice comandante del corpo dei vigili urbani indetto dal Comune di Brindisi e così iniziò la sua lunga militanza fra le file della Municipale, durante la quale si distinse sempre per la grande umanità e per l’evidente sintonia con cui operava sia con i suoi vigili che con la pubblica amministrazione, che gli affidò il ruolo di comandante del corpo per sette anni. Nel 1964 divenne padre per la quarta volta e gli vennero dati i gradi prima di tenente e poi di capitano. Il 24 aprile 1980 morì improvvisamente, lasciando un vuoto incolmabile nella cittadinanza e nel Corpo dei vigili urbani. 

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