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“Io Lupin, tu Zenigata: servono Fiat 500, Panda, Bravo e Musa”

Le intercettazioni che incastrano i 13 brindisini arrestati per furti d’auto anche nelle località di mare, come Porto Cesareo: in 12 accusati di associazione per delinquere, marito e moglie definivano la distribuzione degli incassi. “Per colpa dei caramba le gubbie stanno scoppiando”

BRINDISI – “Questa settimana, servono cinque Fiat 500, una Panda, una Bravi e una Lanci Musa. I soldi sono subito, sono già vendute. Poi mi hanno cercato anche una Evo”. Prima le richieste, poi la raccomandazione: “Se devi fare quel mestiere, lo devi sapere fare”. E infine la preoccupazione per la scoperta dei nascondigli per mano dei carabinieri: “Qui le gubbie stanno scoppiando, ci sono molti cani”.

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Le intercettazioni ambientali e telefoniche più che gravi indizi, per l’accusa mossa dal pm Milto Stefano De Nozza e condivisa dal gip Maurizio Saso, sono fonti di prova certe per affermare la colpevolezza dei 13 brindisini, arrestati questa mattina con l’accusa di aver messo a segno una serie di furti di auto, con l’obiettivo di chiedere il pagamento di una somma di denaro a titolo di riscatto, secondo la tecnica del “cavallo di ritorno”.

In 12 sono accusati di aver fatto parte di un’associazione per delinquere, con sede operativa ad Oria, attiva “sino al mese di settembre 2016, con permanenza”, anche nel settore dei furti nelle case rurali, nei mesi estivi e nelle località di mare, come Porto Cesareo e Punta Prosciutto. Ruolo di primo piano, come “capo del sodalizio” è stato mosso nei confronti di Maurizio De Michele e di Fabio Iurlaro: entrambi avrebbero avuto “compiti di decisione, pianificazione, individuazione delle azioni e delle strategie di furto, estorsione e riciclaggio”. Daniele Durante, Antonio Cera, Antonio D’Amuri detto Tony, Attilio De Michele e Antonio Lodeserto, detto Gargamella, sono ritenuti ricettatori ed esecutori materiali dei furti, mentre Eugenio Errico e Mario Iurlaro mandanti e specializzati nelle operazioni di smontaggio, rivendita e riutilizzo delle auto o di alcune componenti. Nel sodalizio anche due donne: Angela De Michele, moglie di Maurizio, è stata indicata come intermediaria tra il coniuge e i “soggetti terzi nella fissazione di incontri di carattere illecito” e Cosima Bernardi, figura come “contabile”.

“L’Opel corsa me la puoi portare (cioè rubare) da Oria, però la Grande Punto mi serve un po’ lontanella”, stando alle indicazioni di Fabio Iurlaro. E ancora: “A Maurizio non gli piacciono le tre porte, non lo so com’è che questa macchina sta durando a noi”, dice Daniele Durante riferendosi al gradimento di De Michele.

C’era chi si lamentava del rischio da correre nella consumazione del furto: “Io la notte me lo prendo di bello e di abuso, mentre loro smontano solamente e quello è rischio?”, chiede Antonio Cera. “Fortunato che non smontato anche i cerchi. Quelli me li vado a vendere, mille euro costano”. Tutti sapevano di avere i carabinieri alle costole, tanto è vero che più volte – tanto in ambientale che al telefono – ripetevano della presenza di “molti cani”. In tre mesi, nel corso dell’anno passato, i militari della stazione di Oria, hanno ritrovato 12 auto. “Le gubbie (da intendere come nascondigli ricavati in zone di campagna) stanno scoppiando. Questi hanno proprio rotto”. Ma di abbandonare la strada dei furti, non ne volevano sapere sebbene fossero a conoscenza non solo della concreta possibilità di inciampare in una denuncia ma nell’arresto in flagranza di reato o su ordinanza: “Io gli sbirri non li posso vedere e gliel’ho detto a quello (un carabiniere, ndr) che io sono come Lupin e lui (il militare, ndr) come Zenigada”. Nella realtà, i carabinieri hanno chiuso il cerchio e hanno arrestato i 13 ritenuti autori dei furti. Finale diverso dal cartone animato.

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