"Io, perseguitato via Internet"

BRINDISI – “Ho vissuto un vero e proprio incubo ma non sono sicuro che sia tutto finito. E dubito del fatto che il mio persecutore sia solo Alessandro Desiati (ex cognato della vittima, ndr). Spero che le indagini siano condotte fino in fondo perché la mia vita da qualche anno a questa parte è un inferno”. A parlare è il 39enne brindisino G.R., vittima del presunto stalker brindisino Alessandro Desiati arrestato all'alba di ieri dagli agenti della polizia postale di Brindisi, su indagini coordinate dal pubblico ministero Pierpaolo Montinaro, per stalking, calunnia e falsità in scrittura privata.

La procura di Brindisi

BRINDISI – “Ho vissuto un vero e proprio incubo ma non sono sicuro che sia tutto finito. E dubito del fatto che il mio persecutore sia solo Alessandro Desiati (ex cognato della vittima, ndr). Spero che le indagini siano condotte fino in fondo perché la mia vita da qualche anno a questa parte è un inferno”. A  parlare è il 39enne brindisino G.R., vittima del presunto stalker brindisino Alessandro Desiati arrestato all'alba di ieri dagli agenti della polizia postale di Brindisi, su indagini coordinate dal pubblico ministero Pierpaolo Montinaro, per stalking, calunnia e falsità in scrittura privata.

I timori di G.R. (assistito dell'avvocato Giuseppina Oriente del Foro di Brindisi) sono suffragati dal fatto che Alessandro Desiati nel 2011, fu assolto per insufficienza di prove per lo stesso genere di accuse. Il procedimento a suo carico era stato avviato nel 2009 in seguito a una serie di denunce (tutte contro ignoti) presentate dal 39enne brindisino ma anche da altre persone.

Le indagini all'epoca condussero tutte ad Alessandro Desiati ma le prove a suo carico non bastarono per condannarlo. “Crediamo nella magistratura ma non abbiamo ancora le idee chiare su quello che è accaduto. Se Desiati è il vero responsabile del dramma vissuto dal mio assistito e dalla sua famiglia è arrivato il momento di arrivare fino in fondo ed evitare che l'incubo si ripeta, così come è già accaduto in passato. Se non è lui il responsabile è bene che le indagini non si fermino e che si trovi il responsabile”, precisa l'avvocato Oriente.

Una storia quella che ha coinvolto il 39enne brindisino che ha messo a dura prova il suo stato di salute, sia fisico che mentale. L'uomo dal 2008 fino a poco meno di un anno fa ha ricevuto sul suo telefono cellulare e sul suo indirizzo di posta elettronica messaggi dal contenuto offensivo e minaccioso ma anche materiale pedopornografico. “Tutti avevano come mittente il numero di Alessandro Desiati ma erano stati inviati dal web da vari indirizzi anche di testate giornalistiche e televisive locali”. Una storia che a detta della vittima ha ancora dei punti oscuri.

“Non ho mai denunciato apertamente Alessandro perchè non ho mai ritenuto, nonostante i messaggi arrivassero dal suo numero di cellulare, di essere lui il responsabile di quello che mi capitava. Non ho mai avuto screzi con lui o la sua famiglia, anzi, al contrario, li ho sempre aiutati. E poi le loro condizioni economiche non permettevano di avere un computer e un collegamento a internet. E nessuno era esperto di informatica. Per questo temo che con l'arresto di Alessandro si chiuda un'indagine che forse ha altri autori”.

Nell'agosto del 2003 G.R. iniziò una relazione con la sorella di Alessandro Desiati, nel 2008 arrivò il primo sms “Sei un morto di fame, non puoi stare con lei, destinata a famiglie ricche”. Il messaggio proveniva dal numero di Alessandro Desiati ma il ragazzo, interpellato successivamente, negò di averlo inviato. E così tutti gli altri messaggi.

“La mia fidanzata, inoltre, mi riferì che la sua famiglia riceveva lo stesso genere di sms già da diverso tempo. Inizialmente ho sottovalutato l'accaduto non prendendo alcun provvedimento ma non sapevo che per me era l'inizio di un incubo che ancora oggi mi affligge rendendomi impossibile vivere serenamente e costringendomi a cambiare drasticamente le mie abitudini di vita”.

“Mi arrivavamo circa 30 sms al giorno, in tutti gli orari, anche di notte. Apparentemente provenivano dall'utenza telefonica di Alessandro e del padre ma sempre inoltrati tramite siti web. Tutti avevano contenuto prevalentemente offensivo, molesto e minaccioso. Alcuni richiamavano a fatti di vita quotidiana e problemi interni al nucleo famigliare dei Desiati, altri, invece, facevano riferimento al contenuto di conversazioni telefoniche avute da me con diversi soggetti o a incontri fatti da me nell'arco della giornata, tanto che cominciai ad avere l'impressione di essere seguito e che le mie chiamate telefoniche fossero intercettate”.

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Per non parlare poi di ordini di tutti tipi di merce (da contratti telefonici a stock di pannelli solari, da marchingegni elettronici ad autovetture) fatti recapitare all'indirizzo di G.R. “Nessuno può immaginare quello che ho vissuto e per questo spero che venga fatta veramente giustizia, perchè io non ne posso più”.

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