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Umberto Maddalena e la difesa del Canale d'Otranto: l'esito del convegno

Un folto e attento pubblico ha seguito i lavori della VII sessione. La battaglia navale del Canale d'Otranto (14-15 maggio 1917) dell' XI Convegno Nazionale di Studi e Ricerca Storica su La Puglia

BRINDISI - Un folto e attento pubblico ha seguito i lavori della VII sessione. La battaglia navale del Canale d’Otranto (14-15 maggio 1917) dell’ XI Convegno Nazionale di Studi e Ricerca Storica su La Puglia, il Salento, Brindisi e la Grande Guerra.  Il convegno è organizzato da Rotary Club Brindisi (ospitante); Società di Storia Patria per la Puglia (Sezione di Brindisi); Società Storica di Terra d'Otranto;  AssoArma Brindisi.

Dopo gli indirizzi di saluto di Salvatore Munafò, Presidente Rotary Club, Brindisi e del gen. Giuseppe Genghi, Presidente AssoArma, DSC_4703-2Brindisi, Antonio Mario Caputo, della Società di Storia Patria per la Puglia, ha introdotto i lavori evidenziando le peculiarità della battaglia navale del Canale d’Otranto.  Era essa finalizzata, da parte austroungarica, a forzare lo sbarramento costituito dalle forze navali dell’Intesa; su questo si è soffermato l’ampio studio condotto dall’amm. Stephan  Jules Buchet, esperto di storia della marineria, con approfondita analisi degli sbarramenti del Canale d’Otranto durante il primo conflitto mondiale. La necessità di precludere il libero passaggio commerciale a favore dell’Austria in Adriatico fu paventata la prima volta quando l’Impero austro-ungarico decise di annettersi la Bosnia e l’Erzegovina nel 1908, e la Regia Marina iniziò a interessarsi della difesa in Adriatico da cui era stata “sollevata” dalla convenzione navale di Berlino del 1900.  

Questo accordo della Triplice Alleanza (Austria - Ungheria, Germania, Italia) identificava le zone d'operazioni primarie di ciascuna nazione, e per quanto riguardava l’Adriatico, l’Austria - Ungheria era responsabile di tale zona. Il Capo di Stato Maggiore della Marina, ammiraglio Giovanni Bettolo, fece condurre dal suo stato maggiore uno studio più approfondito sulle problematiche inerenti un eventuale conflitto armato contro l’Austria; lui stesso fece un sopralluogo, a bordo della corazzata Dandolo, lungo la costa Adriatica, per rendersi conto della situazione geografica e militare del territorio. Lo studio fu riassunto in due documenti importanti agli inizi del 1909, inviati all’allora Ministro della Marina Carlo Mirabello, nei quali, fra l’altro, veniva auspicata l’opportunità della chiusura del Canale d’Otranto e  la “sistemazione di Brindisi a base di rifornimento della flotta”.  

Da queste relazioni risultava che nel primo decennio del secolo, il volume di merci importate ed esportate con navi battenti bandiera austriaca in Adriatico era 12 volte maggiore di quello effettuato da navi con bandiera italiana. Di queste merci più della metà riguardava l’importazione di materiali utili alla produzione bellica. Questo aspetto della guerra marittima in Adriatico aveva però dei costi rilevanti per la sua realizzazione e, inizialmente, il progetto fu accantonato, Successivamente, a più riprese, il nuovo Capo di Stato Maggiore della Marina, ammiraglio Paolo Thaon di Revel, sottopose la questione e spinse per intraprendere al più presto tutte le azioni necessarie per realizzare la chiusura del Canale d’Otranto.

All’inizio del conflitto la chiusura dell’Adriatico non fu presa molto in considerazione da francesi e britannici che preferivano  la protezione diretta dei convogli, un pattugliamento ridotto del canale e incursioni aeree sui porti militari austro-ungarici. Ciononostante, grazie alle insistenze e alla determinazione della Regia Marina, fu deciso di attuare uno sbarramento mobile e furono diramate le prime direttive in merito che prevedevano l’impiego di piccole unità su tre aree di sbarramento. Il  C. F. Claudio Rizza,  Capo Sezione Archivi - Ufficio Storico della Marina Militare – Roma, ha esposto nel dettaglio L'azione navale del 15 maggio 1917 analizzando lo svolgimento dei fatti.

Lo sbarramento del Canale d'Otranto fu al centro, nella notte tra il 14 e il 15 maggio 1917,  della più grande battaglia navale avvenuta in Adriatico nel corso nella Grande Guerra.  Fu essa originata dal tentativo austroungarico  di forzare il blocco che impediva alla Imperial Regia Marina di uscire dall’Adriatico per accedere al Mediterraneo. La marina dell’Intesa cercò quasi subito di chiudere l’Adriatico creando, fin dal 1915, uno sbarramento di pescherecci armati, drifters,  dotati di reti d’acciaio a strascico, per pattugliare la strettoia del canale di Otranto; lo scopo era quello d’ impedire ai sottomarini austroungarici di uscire nel Mediterraneo a caccia di bersagli. Questa barriera, di una cinquantina di imbarcazioni, era appoggiata dalla ricognizione aerea e da flottiglie di cacciatorpediniere pronte a intervenire al minimo allarme. Si trattava di un deterrente piuttosto efficace che, in pratica, paralizzò l’attività della marina austroungarica, tanto che essa tentò numerose volte di intaccarlo con incursioni a sorpresa, effettuate di notte a più riprese: 5 volte nel 1915, 9 nel 1916 e 10 nel 1917. L'operazione principale fu condotta nella notte del 14-15 maggio 1917; essa assunse il carattere di scontro navale vero e proprio e prese il nome di “battaglia del canale di Otranto”. 

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L’apporto del mezzo aereo allo scontro navale è stato analizzato da Giuseppe Maddalena Capiferro, della Società di Storia Patria per la Puglia, che ha affrontato il tema relativo a Umberto Maddalena, Brindisi e la difesa del Canale d'Otranto.   Nato in località  "Cao d'sora" a Bottrighe di Adria il 14 dic. 1894,  appassionato della vita di mare, Maddalena frequentò l'istituto nautico di Venezia. Ne uscì nel 1913, per compiere il prescritto periodo di tirocinio in mare, necessario per ottenere il diploma di capitano di lungo corso. A bordo di imbarcazioni a vela compì, come allievo, due traversate atlantiche; l'entrata in guerra dell'Italia, nel maggio 1915, lo sorprese a Buenos Aires. Rientrato in patria, nel giugno 1916 ottenne di poter frequentare un corso di pilotaggio per idrovolanti, conseguendo il brevetto due mesi dopo. Terminato l'addestramento venne destinato all'idroscalo di Brindisi, che stava assumendo grande importanza per il controllo del Canale di Otranto.

Qui trovò come comandante di squadriglia il tenente di vascello Orazio Pierozzi, suo amico di vecchia data. Si distinse subito come pilota da ricognizione nei suoi voli sulle basi della flotta nemica in Dalmazia e già il 30 dic. 1916 ottenne una medaglia di bronzo al valor militare. Promosso guardiamarina nel gennaio 1917, gli fu affidato - nonostante l'età e il grado - il comando di una squadriglia di idrovolanti da bombardamento. Nei due anni successivi, durante i quali continuò a operare da Brindisi nel basso Adriatico, ebbe anche il comando di squadriglie da caccia e da ricognizione e ottenne, grazie anche ai suoi voli su Cattaro, tre medaglie d'argento e due croci di guerra al valor militare, nonché la promozione, all'inizio del 1918, a sottotenente di vascello.

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Complessivamente compì sessanta missioni di guerra; nella motivazione che accompagna la Medaglia d'argento al Valor Militare si precisa:   «Compì 56 ricognizioni al largo e ricerche antisommergibili due delle quali eccezionalmente avversate dal maltempo. Prese parte a tre bombardamenti di base nemica durante i quali fu fatto segno a violento fuoco delle batterie avversarie e ad una perigliosa, ricognizione sul nemico, dando in ogni occasione bella prova di perizia, calma e coraggio» (Adriatico, 21 ottobre 1916 - 23 febbraio 1918);  la motivazione di un’altra simile medaglia è che «Comandante di squadriglia idrovolanti compiva due importanti spedizioni guerresche, confermando le sue belle qualità e dimostrando sereno sprezzo del pericolo.» (Basso Adriatico, 25 aprile - 14 maggio 1918).

Ancora: «Avvistate tre siluranti nemiche nel Golfo di Drin, le attaccava a bassissima quota col suo idrovolante e nonostante la viva reazione avversaria le manteneva impegnate per dar tempo ad un gruppo dei nostri esploratori a giungere a distanza di tiro. Durante l'intera azione in perfetta cooperazione con gli esploratori, non ha esitato ad esporsi a qualunque rischio, pur di arrecare i maggiori danni al nemico.» ( Basso Adriatico, 5 settembre 1918).

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Di particolare rilievo fu l’azione su Cattaro che gli valse il conferimento della Croce di guerra al valor militare: «Arditamente recavasi col proprio idrovolante  su di una munitissima base nemica mai raggiunta da altri, ed in pieno giorno, assumendosi  volontariamente  di lanciare manifesti di propaganda, pur non ignorando la sorte riservata in caso di cattura»  (Cattaro, aprile 1917). Ritornerà a Brindisi il 1926; si era posto in congedo speciale per la durata di un anno per  organizzare i servizi di aeronavigazione della Aero espresso italiana, società concessionaria della linea Brindisi – Pireo - Istanbul, di cui istruì i piloti e con i quali compì i primi collegamenti.

Tale attività gli valse il conferimento, da parte del governo greco, della croce d'oro dell'Ordine del Salvatore.  Perirà durante un  volo di trasferimento, da Cinisello a Roma, il 19 marzo 1931;  l’aereo esplose sopra la spiaggia di Marina di Pisa, per cause imprecisate, causando la perdita dell'intero equipaggio composto dal M., da Cecconi e dal motorista. Nel 1930 aveva pubblicato a Milano il volume autobiografico Lotte e vittorie sul mare e nel cielo. La relazione del dr. Giuseppe Maddalena Capiferro si è avvalsa di inediti documenti nella disponibilità della famiglia Rubini-Paganelli; fra questi un album fotografico dono di Umberto Maddalena  alla brindisina signora Dell’Erba.

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Le conclusioni sono state infine tratte dal prof. Domenico Urgesi, presidente della Società Storica di Terra d’Otranto cui  competeva di trarre le indicazioni generali emerse dalle relazioni.  Il primo problema è quello della attualità della categoria della pace, intesa come cemento per una concezione veramente democratica. Gli interventi sono stati giudicati tutti molto interessanti;  la guerra navale in Adriatico, in cui la Regia Marina aveva nel 1916 completato il salvataggio dell’esercito serbo, ha, con la battaglia di mezzo maggio del 1917, nuovi sviluppi. Il convegno ha  presentato un ampio e approfondito quadro dell’evoluzione generale del conflitto sul piano diplomatico, tecnico-militare e del fronte interno fornendo rispettivamente la prospettiva del nemico di allora e nuove conoscenze su temi specifici.

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