Cronaca

“L’infermiere mi ha detto: non parlare, si sono chiusi i carabinieri”

Cosimo Iurlaro, nella stanza del reparto di Chirurgia vascolare del Perrino: “Cinque militari hanno montato qualcosa quando stavo in sala operatoria”. Sapeva anche della telecamera in via Cellini. E aggiunge: “Se Caputo mi chiedeva di fare un blitz, io avrei detto statti a casa che vado a parlare io”

BRINDISI – “Un infermiere mi ha detto: non ci parlare, si sono chiusi cinque carabinieri nell’altra stanza, hanno montato qualcosa capito?”. Dalle intercettazioni ambientali in ospedale, allegate agli atti dell’inchiesta sulla gambizzazione in via Cellini, emerge che Cosimo Iurlaro, rimasto ferito nella sparatoria, avesse il timore di “cimici” nella stanza del reparto di Chirurgia vascolare in cui era stato portato subito dopo l’operazione e che quella paura fosse stata alimentata da qualcuno degli infermieri, quel giorno, in servizio.

La conversazione è stata intercettata il 2 giugno 2016, vale a dire a distanza di poco meno di 48 ore dalla sparatoria, nella stanza numero 7 del secondo piano del reparto, quando Iurlaro riceve visite: “due persone di sesso maschile”, si legge nell’ordinanza di arresto firmata dal gip Maurizio Saso, su richiesta del pm Pierpaolo Montinaro. “A più riprese riferiva di essere a conoscenza dell’esistenza di una telecamere che riusciva a riprendere totalmente l’accaduto, aggiungendo che gli autori del fatto sicuramente non sarebbero stati presenti nelle rispettive abitazioni, lasciando quindi indiscutibilmente intuire la conoscenza degli stessi da parte sua e di Giuseppe Caputo”, entrambi rimasti feriti. Non sono indagati, ma il gip ha sottolineato “la reticenza dei personaggi coinvolti” in linea con l’omertà dei residenti della zona.

“Quando hai visto che quello ti voleva sparare non gli hai detto niente?”, chiede l’amico in visita. Iurlaro: “Che gli devo dire, mi sono girato”. E ancora: “Può darsi che avrei aggiustato. Se mi avesse chiesto facciamo un blitz, io gli avrei detto statti a casa che ci vado a parlare io”.

Emerge anche che una terza persona, un uomo che quel pomeriggio era in auto con Corsano e Iurlaro (il cui nome è riportato in ordinanza) conoscesse i tre arrestati oggi: “Lui è andato a trovarli, lui li conosce, per favoreggiamento lo arrestano”. Al momento non ci sono provvedimenti a suo carico. “Sulla telecamera si vede”, aggiunge con riferimento a quella che poi i carabinieri hanno trovato su un terrazzo del palazzo di via Cellini, al civico 29. Era puntata sulla strada e ha ripreso la scena, rompendo il muro di silenzio di chi vive nella zona.

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