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Mercoledì, 8 Dicembre 2021
Cronaca

La Cgil sui migranti: "Quel dormitorio è un ostacolo all'integrazione"

Non basta cambiare i sistemi dei servizi al dormitorio per immigrati di via provinciale San Vito, ma occorre trovare soluzioni diverse di accoglienza dignitosa nel territorio, piuttosto che quel vecchio e fatiscente ex capannone industriale

BRINDISI - Non basta cambiare i sistemi dei servizi al dormitorio per immigrati di via provinciale San Vito, ma occorre trovare soluzioni diverse di accoglienza dignitosa nel territorio, piuttosto che quel vecchio e fatiscente ex capannone industriale al confine con l'area dell'arsenale della Marina. Lo chiede il segretario generale della Cgil brindisina, Antonio Macchia, commentando la notizia dell'affidamento alla Multiservizi della gestione della struttura.

"In quei locali, come emerge dai dati resi noti a seguito della visita effettuata nella presa di consegna, vi è uno spaccato di vita fatto per la stragrande maggioranza o forse proprio per la totalità, di uomini che cercano in tutti i modi un’integrazione con il nostro Paese", dice Macchia in una nota. "Il loro unico possedimento in genere è rappresentato da una bicicletta sgangherata, non sempre munita degli appositi segnali di posizione, che serve loro per spostarsi e per uscire dal ghetto in cui vengono confinati".

"Eppure quasi la totalità di questi ragazzi - rileva ancora il segretario generale della Cgil - sono braccianti agricoli che lavorano nei terreni del nostro territorio, non lesinano lavori umili di ogni genere, e ciò nonostante non hanno la possibilità di integrarsi con il resto della società. Da parte nostra possiamo  e dobbiamo   evitare che possano ricrearsi situazioni come quelle avvenute lo scorso anno e più recentemente nel Foggiano (le note vicende di Borgo Mezzanone, ndr), che tanto hanno scosso le nostre coscienze, ma che evidentemente non sono state ancora sufficienti a far comprendere che questa gente ha bisogno di essere integrata".

Macchia ricorda che "la legge 199/16 può aiutarci a combattere a monte il fenomeno del caporalato, ma il ruolo realmente determinante lo gioca la nostra società ed ognuno di noi nell’assumere un atteggiamento di collaborazione. La Cgil ha combattuto strenuamente per ottenere una legge a tutela di questi ragazzi senza volto, e quotidianamente presidia  i luoghi che li avevano resi schiavi nella nostra terra. Ma tutto questo non è sufficiente se non si mette in pratica la funzione programmatica della normativa approvata".

Esiste quindi un problema di applicazione della nuova legge: "Nel caso di Brindisi non è sufficiente garantire una nuova guardiania notturna e una elencazione dettagliata delle presenze per garantire loro una vita dignitosa, tutt’altro.Ciò di cui hanno veramente bisogno questi ragazzi, fuggiti dall’orrore che vivevano nelle loro terre è l’accoglienza da parte di tutti, e la predisposizione da parte della nostra comunità di strutture che permettano loro una vita dignitosa. Il processo d’integrazione è determinante soprattutto se si considera che molti  sono quotidianamente impiegati nei campi dei nostri territori".

Il percorso che indica la Cgil, "affinché lo stato di bisogno non li faccia cadere nella gestione illegale delle loro vite", è che tutto il territorio e in primis le istituzioni locali, "si adoperi per consegnare loro un alloggio dignitoso – non un capannone industriale senza i minimi confort di un’abitazione civile -  ed una rete di trasporti che non li obblighi ad assoggettarsi al caporale di turno per un passaggio sino al luogo di lavoro o,  nel peggiore dei casi,  li obblighi a percorrere strade statali con i loro mezzi di fortuna". 

"Se poi a questo si riuscisse ad aggiungere anche un po’ di comprensione per la loro vita fatta di solitudine e povertà assoluta, il processo di integrazione potrebbe dirsi avviato", conclude Antonio Macchia.

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