Cronaca

La città delle delusioni e delle frustrazioni: ecco perchè i giovani vanno via da Brindisi

Non è mai gradevole commentare le notizie poco incoraggianti che provengono dalla nostra città, soprattutto quando nel giro di una settimana le cronache si sono succedute come le rotative di un giornale ben avviato

BRINDISI - Non è mai gradevole commentare le notizie poco incoraggianti che provengono dalla nostra città, soprattutto quando nel giro di una settimana le cronache si sono succedute come le rotative di un giornale ben avviato: non si fa in tempo a metabolizzare una delusione che subito se ne sopraggiunge un’altra. Solo negli ultimi sette giorni abbiamo assistito all’ulteriore perdita di un piccolo simbolo di riscatto del centro cittadino, corso Garibaldi, preso d’assalto da veicoli di cui proprio non si sentiva il bisogno, passando per la distruzione del sistema di controllo del parco di Punta Penne- Punta del Serrone, e terminando con l’irruzione esecrabile nel nuovo edificio adibito a “Piazza” nel quartiere Commenda.

Bottiglie rotte in via VespucciSe i nostri cugini salentini si leccano le ferite per la sconfitta ricevuta nella candidatura come “Capitale della Cultura”, noi ci troviamo a fronteggiare problemi ben peggiori, che fanno intuire il grande gap che ci distanzia da Lecce e dalla più lontana Bari, una città con enormi problematiche ma che non appare piegata su sé stessa come il capoluogo messapico. Bari, città con cui cerchiamo ancora di competere dal punto di vista portuale (elemento non di poco conto per una città che si affaccia sul mare), mostra tutti gli eccessi di una metropoli meridionale: grandi divisioni sociali, economia e finanza che ossigenano l’iniqua ma viva economia locale e tangibili paradossi di un capoluogo di Regione che lascia ben poco ai propri vicini, specie se, come nel nostro caso, vengono guidati con approssimazione dai vari organismi amministrativi.

La capitale del barocco, invece, ha fatto della sua delocalizzazione la propria virtù, una città tradizionalmente conservatrice (nel 1946 fu la città che espresse il più alto gradimento d’Italia per la vetusta monarchia), i cui politici passati (e presenti) hanno rifiutato gli scempi edilizi, preservando il centro storico dalle false sirene della cementificazione selvaggia. Così loro possono offrire al mondo ordine e pulizia mentre noi, testardamente, svalutiamo una serie di manufatti artistici, accerchiandoli con parcheggi selvaggi e mostri edilizi.

Non è un caso se Lecce, città raggiungibile solo tramite una superstrada datata e treni frammentati, e grazie all’aeroporto di Brindisi, ospita circa 500.000 turisti l’anno (uno shock positivo inesauribile con l’economia locale), mentre Brindisi, città con porto ed aeroporto pressoché confinanti, non figura in alcuna classifica, piazzandosi ben distante da località come Rodi Garganico e Castellaneta, e che deve tristemente contare il numero di caffè gustati lungo l’ex salottino buono della città.

Ammettiamolo, siamo una città che non si apprezza, arrendevole davanti i propri punti deboli, che rinforzano vizi e comportamenti scorretti. Incapace di resistere agli impulsi e poco impegnata nel programmare qualcosa di proficuo. In un contesto così, non stupisce l’estrema attualità delle teorie del criminologo Travis Hirschi, che trova nelle fragilità dei legami sociali e dell’indebolimento della coesione pubblica la causa del comportamento deviante che si palesa ormai quasi quotidianamente.

Il corteo in via De MilleVenendo meno l’amore per se stessi, la fiducia verso i politici, l’orgoglio per la propria città, è più facile che si formino personalità facilmente condizionabili, ripiegate su sé stesse, insicure ed evitanti, disposte ad assumere qualunque comportamento, anche negativo, se questo permette loro di raggiungere obiettivi altrimenti non accessibili. I distaccati concetti nozionistici appena descritti trovano il proprio costrutto nelle nostre opinioni quotidiane ed anche nei pensieri delle nuove generazioni che si troveranno in eredità una realtà degradata rispetto a quella promossa dagli standard europei. Esemplificative, a tal riguardo, sono le parole rilasciate da due studentesse diciottenni, Paola e Mariateresa, alle quali ho l’onore d’insegnare, che hanno accettato di esprimere la loro opinione sulla situazione attuale che vige nel capoluogo:

Come vi trovate in questa città?

Paola:  Tutto sommato non è una brutta città ma è strutturata male, potrebbe dare determinate possibilità.

Mariateresa:  Non dà l’opportunità di usufruire di tutto il suo potenziale.

La raccolta di firme contro la riapertura del corso A che tipo di possibilità vi riferite?

Paola:  Abbiamo tante strutture e potenzialità non sfruttate, c’è poca mentalità.

Mariateresa: Perché i cittadini stessi le distruggono, non c’è rispetto niente per niente.

Se doveste dare degli aggettivi come definireste il posto in cui vivete?

Paola: Incompleto, incapace di sfruttare ciò che ha. Dipende molto dalla mentalità dei brindisini, una mentalità, se mi permette l’espressione colorita, “a futti cumpagnu”. Pensiamo a fregare  chi abbiamo di fronte.

Mariateresa: Manca completamente la collaborazione tra i concittadini.

Paola:  Vedo anche nel modo di dirigere questa città le stesse modalità che ho appena descritto, non vi è l’intelligenza di superare l’egoismo personale per il bene della comunità.

Quale potrebbe essere il punto di forza di Brindisi?

Mariateresa: Il porto, potrebbe portare tanto turismo, farebbe tanto considerando anche le potenzialità, ma i turisti  si disperdono in tutto il territorio.

Paola:  Concordo…

Turisti in bici a Brindisi Qual è la cosa che vi infastidisce di più?

 Mariateresa: Il modo di pensare delle persone, o meglio, di alcune persone, troppo incentrate su se stesse ed i propri interessi, poco motivati a migliorare le condizioni altrui. Così è come se maltrattassero il posto in cui  vivono.

Paola:  Gli atti vandalici a cui assistiamo sono l’esempio di questo menefreghismo.

Cosa pensano i vostri coetanei della situazione della città?

Paola: Una gran parte dei ragazzi è completamente distaccata da questi discorsi, non conoscono cosa li circonda, considerano semplicemente cosa li riguarda in prima persona, se ne fregano  di cosa accade intorno a sé.

Vedete in questa città il vostro futuro?

Paola:  Non ci sono assolutamente le basi, quello che c’è è già saturo, non c’è modo d’inserirsi.

Mariateresa: No, mi dispiace perché lascerò il posto in cui sono nata e cresciuta, ma bisogna spostarsi per sopravvivere.

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