Cronaca

Scu, chiusa l’inchiesta dopo il blitz Omega sull’omicidio Presta

Avvisi di conclusione indagine per 58 brindisini: per 22 la Dda di Lecce conferma l'accusa di aver fatto parte dell'associazione mafiosa sino al 2014. Per l'esecuzione di Antonio Presta, Carlo Solazzo ritenuto il killer: scarcerato anche lui dal Riesame

BRINDISI – Per l’omicidio di Antonio Presta avvenuto cinque anni fa a San Donaci, per la faida con i rivali del gruppo riconducibile al presunto killer Carlo Solazzo e per la pax tra i clan dopo gli scontri sulla gestione della droga, la Dda di Lecce ha confermato l’accusa inizialmente mossa a carico di 58 brindisini, 22 dei quali indicati come affiliati alla Sacra Corona Unita.

Conferenza operazione Omega-2

L’inchiesta chiamata Omega, l’ultima coordinata dal procuratore capo dell’Antimafia Cataldo Motta andato in pensione di recente, è arrivata a conclusione dopo il blitz del 14 dicembre 2016, a un passo quindi dall’approdare dinanzi al gup con richiesta di rinvio al giudizio per tutti. Il giro di notifica degli avvisi è partito oggi, a distanza di quasi quattro mesi dalle ultime scarcerazioni ordinate dal Tribunale del Riesame di Lecce al quale avevano fatto ricorso i difensori degli indagati sostenendo la mancanza di un’autonoma motivazione alla base dell’ordinanza di custodia cautelare firmata dal giudice per le indagini preliminari. Una motivazione autonoma, diversa cioè da quella scritta dai pm.

Carlo Solazzo-2Pietro SolazzoQuel difetto, rilevato più volte dal Collegio, venne evidenziato dalla stessa Procura di fronte a una prima ordinanza di arresto, ma per il Riesame non è stato superato con la seconda poi eseguita, tanto da essere motivo valido per accogliere la richiesta di scarcerazione anche per Solazzo, indicato dall’accusa come autore materiale dell’omicidio di Antonio Presta, avvenuto a San Donaci il 5 settembre 2012.

Per la stessa ragione sono stati rimessi in libertà Benito Clemente e Antonio Saracino, accusati dell’attentato incendiario ai danni della villetta del comandante della stazione dei carabinieri di San Donaci, Francesco Lazzari, il 19 dicembre 2012. La raffica di annullamenti della custodia è alla base dell’ispezione del Ministero della Giustizia, con richiesta di acquisizione degli atti tramite ispettori.  Complessivamente sono 36 le scarcerazioni a fronte dei 58 arresti iniziali. (nelle foto accanto i fratelli Carlo e Pietro Solazzo)

Negli avvisi di conclusione emerge lo spaccato della nuova Sacra Corona Unita, quella che secondo la Dda di Lecce sarebbe stata in grado di resistere sino al mese di maggio 2014, quindi, la mala contemporanea, previo stralcio delle posizioni per i minorenni che per l’accusa avrebbero spacciato al minuto. Pusher anche loro, perfettamente inseriti nella rete di controllo del territorio, chiamati “paguzzi”.

In 22 sono ritenuti i volti della Scu, dopo le dichiarazioni rese da chi per anni è stato “dentro” al sodalizio, sino a diventarne capo, come Ercole Penna, per poi arrivare a Sandro Campana, passando da Francesco Gravina alias il Gabibbo: Pietro Soleti, Benito Clemente, Floriano Chirivì, Vito Conversano, Onofrio Corbascio, Antonio Corbascio, Carlo Solazzo, Pietro Solazzo, Massimiliano Pagliara, Daniele D’Amato, Claudio Bagordo, Gabriele Leuzzi, Gabriele Cucci, Daniele Rizzo, Saverio Rizzo, Luca Goffredo, Giuseppe Chiriatti, Cosimo Perrone, Giordano Giuseppe (alias Aiace), Cosimo Mazzotta, Giuseppe D’Errico e Cosimo Fullone.

Ruolo di primo piano è contestato a Soleti, “referente a San Donaci dapprima di Antonio Vitale alias il marocchino e Daniele Vicientino detto il professore e poi di Francesco Campana, impegnato nel traffico di droga che aveva base operativa nel club “Le Massè” dove lo stupefacente veniva custodito”. Suoi “ragazzi” erano: Antonio Saracino, Sergio Dell’Anna, Floriano Chirivì, Gennaro Hajdari, Cosimo Vitale, Benito Clemente, Gianluca Re, Fausto Lamberti e Antonio Rizzo, defunto.

Cocaina, hashish e marijuana, venivano chiamate vino, nella speranza di non dare nell’occhio visto che tra San Donaci e Cellino San Marco, la produzione vinicola è all’ordine del giorno. I pagamenti veniva rateizzati e frequenti erano sia gli acconti che le operazioni in conto vendite, con solleciti e minacce di ricorrere alla forza: “Ti faccio male, mi prendo l’auto o ancora di riduco a puppieddrhu”.

Daniela Presta-2Benito Clemente-2Il gruppo di Cellino San Marco avrebbe visto insieme Carlo Solazzo, Pietro Solazzo , fratelli poi arrivati a farsi la guerra, indicati come affiliati a Francesco Campana,  Marco Pecoraro, Daniela Presta sorella di Antonio Presta (nella foto accanto), Andrea Vacca, Giuseppe Perrone, Benito Clemente (foto al lato), Umberto Nicoletti, Vito Braccio, Pietro Mastrovito, Massimiliano Pagliara, Claudio Bagordo, Giuseppe Cortese, Antonio De Luca, Francesco Giannotti, Vincenzo Maiorano, Saverio Elia, Marco Ferulli, Daniele D’Amato, Stefano Immorlano, Annunziato Christian Vetrucci, Francesco Francavilla, Davide Goffredo, Antonio Brando Lutrino, Cristian Cagnazzo, Salvatore Arseni, Valter Scalinci, Oronzo Chiaritti, Cosimo Fullone, Matteo Moriero, Nicola Taurino, Gionatan Manchini e Gabriele Ingusci.

Gli affiliati erano legati da un “patto di sangue” che veniva sugellato con un taglio dopo la lettura di un giuramento. Quel taglio a qualcuno faceva paura: “Ma poi i punti ti mettono?”. E l’altro: “Ma no, solo un taglietto è”. Chi, invece, era già nel sodalizio da tempo, poteva contare su ruoli di responsabilità come quello contestato a Bagordo in relazione alla gestione delle slot-machine con conseguente diritto a incassare in via esclusiva.

Gli indagati sono difesi dagli avvocati: Francesco Cascione, Daniela d’Amuri, Stefano Prontera, Giacomo Serio, Ladislao Massari, Carmelo Molfetta, Silvio Molfetta, Dario Budano, Raffaele Missere e Ilaria Baldassarre.

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