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Vincenzo Bruno

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La droga dei Bruno: pene definitive per 12

BRINDISI - Erano legati a doppio filo con “quelli di contrada Canali”, al clan Bruno di Torre Santa Susanna, ma dediti principalmente al traffico di droga. Sono stati condannati in primo grado, in secondo grado e ora anche la Cassazione ci ha messo il sigillo: sono stati infatti rigettati i ricorsi delle difese per 12 imputati.

BRINDISI - Erano legati a doppio filo con "quelli di contrada Canali", al clan Bruno di Torre Santa Susanna, ma dediti principalmente al traffico di droga. Sono stati condannati in primo grado, in secondo grado e ora anche la Cassazione ci ha messo il sigillo: sono stati infatti rigettati i ricorsi delle difese per 12 fra gli imputati che dopo il blitz dei carabinieri del marzo 2008 avevano scelto di essere giudicati con rito abbreviato. Tolti coloro che erano stati assolti, ecco le condanne definitive a vario titolo per associazione mafiosa e per traffico di droga:

Cosimo Ammaturo di Latiano residente a Torre Santa Susanna, 9 anni e 4 mesi; Francesco Ammaturo alias "Tigre", di Manduria residente a Torre, 12 anni; Cosimo Bernardini di Mesagne residente a Torre, 12 anni (pena rideterminata in difetto di sei mesi); Vincenzo Bleve detto Nzino, nato a San Pietro Vernotico residente a Tuturano, 8 anni e 4 mesi; Mario Cafueri di Tuturano, 8 anni e 6 mesi; Cosimo Carluccio detto Pacciani residente a Torre, 10 anni; Silvio Coccioli di Erchie, 8 anni e 6 mesi; Salvatore Diviggiano detto "Faccia Bruciata" di Torre ma domiciliato a Mesagne, 13 anni (pena rideterminata in difetto di sei mesi); Rosario Piccinno detto "Saro" di Tuturano, 8 anni e 4 mesi; Vincenzo Schiavone, , 8 anni e 6 mesi; Salvatore Simmini, di Mesagne residente a Torre, 4 anni; Dario Totaro di Mesagne, 10 anni. Il collegio difensivo è composto dagli avvocati Giuseppe Guastella, Raffaele Missere, Giancarlo Camassa e Cosimo Lodeserto.

L'inchiesta Canali fu condotta interamente dal pm Milto Stefano De Nozza e divisa poi a processo in due tronconi: quasi tutti i luogotenenti del clan facente capo ad Andrea Bruno, che rispondevano di traffico di droga scelsero di essere processati con rito abbreviato, puntando allo sconto di un terzo della pena. Altra strada intrapresero i pezzi da novanta. Quelli che secondo l'accusa avevano costituito un clan che faceva affari con le armi e che tentò l'infiltrazione nella cosa pubblica mettendo le mani sul business dell'eolico. Per questi ultimi i ricorsi delle difese saranno discussi domani. In appello le pene sono state aggravate con sentenza d'appello del 5 marzo scorso: Andrea Bruno, il 'capo', è stato condannato a 34 anni e 6 mesi di carcere, 8 e mezzo in più rispetto a quanto deciso in primo grado, ridotta come per legge ad anni 30 perché si tratta del massimo della detenzione prevista.

Andrea Bruno, difeso dall'avvocato Vito Epifani, fu posizionato al vertice del sodalizio di stampo mafioso, era colui che attraverso i suoi luogotenenti i cugini Emanuele Melechì, condannato a 21 anni e 10 mesi a fronte dei 19 inflitti in primo grado, e Daniele Melechì, difeso dall'avvocato Raffaele Missere condannato invece a 10 anni 2 mesi, che sarebbe stato molto vicino ad Andrea Bruno e frequentato il luogo in cui si trova la masseria di proprietà della famiglia all'interno della quale, hanno appurato le indagini che portarono il 31 marzo del 2008 all'emissione di 24 ordinanze di custodia cautelare, era stata allestita la base operativa del gruppo.

Vincenzo Bruno (nipote di Andrea) assistito da Vito Epifani e da Cosimo Lodeserto è stato assolto dalle accuse di traffico di droga, il Tribunale di Brindisi lo aveva ritenuto estraneo anche a ogni ipotesi associativa. Per il possesso di un'arma è stato condannato a un anno e dieci mesi. Quattro anni per Antonio Carlucci, confermate pene pari a 7 anni per Cosimo Melechì e 5 anni per Cosimo Damiano Torsello. Sedici gli anni di reclusione inflitti a Piero Fai, 18 e mezzo a Vito Fai, entrambi di Tuturano (Brindisi), difesi dall'avvocato Gianvito Lillo. L'ordinanza, molto corposa, era infarcita di omissis che riguardavano le ipotizzate commistioni tra mafia e politica che non si sono mai accertate. Neppure la volontà dei Bruno di pilotare il voto delle amministrative del 2005, anno in cui vi furono anche le elezioni regionali.

 

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