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Cronaca

La faccia nera del fotovoltaico: scoppia la protesta dei lavoratori immigrati

SAN PANCRAZIO SALENTINO – Il procuratore aggiunto Nicolangelo Ghizzardi ha già inviato al gip Paola Liaci gli atti dei cinque sequestri preventivi degli impianti fotovoltaici costruiti a San Donaci, contrada Ponticello, dalla siciliana Società agricola energetica europea Srl, che avanza un'altra vicenda all'ombra dei pannelli al silicio. Dietro l’Eldorado delle energie alternative una nuova stagione della schiavitù e dei diritti negati? Sembra questa l’altra faccia della medaglia che emerge dopo l’esplosione delle proteste sui cantieri di mezzo Salento dei lavoratori extracomunitari dipendenti dall’azienda Tecnova, produttrice di impianti per energie rinnovabili. Un dato intanto, sono tutti neri: non solo per via dello stato di agitazione, si tratta di nordafricani, marocchini, senegalesi, ma anche pakistani, impiegati nella realizzazione di parchi fotovoltaici.

SAN PANCRAZIO SALENTINO - Il procuratore aggiunto Nicolangelo Ghizzardi ha già inviato al gip Paola Liaci gli atti dei cinque sequestri preventivi degli impianti fotovoltaici costruiti a San Donaci, contrada Ponticello, dalla siciliana Società agricola energetica europea Srl, che avanza un'altra vicenda all'ombra dei pannelli al silicio. Dietro l'Eldorado delle energie alternative una nuova stagione della schiavitù e dei diritti negati? Sembra questa l'altra faccia della medaglia che emerge dopo l'esplosione delle proteste sui cantieri di mezzo Salento dei lavoratori extracomunitari dipendenti dall'azienda Tecnova, produttrice di impianti per energie rinnovabili. Un dato intanto, sono tutti neri: non solo per via dello stato di agitazione, si tratta di nordafricani, marocchini, senegalesi, ma anche pakistani, impiegati nella realizzazione di parchi fotovoltaici.

La protesta esplode su uno dei siti in costruzione da Tecnova a San Pancrazio Salentino e si estende al resto dei cantieri nel resto del Salento: Collepasso, Ortelle, Spongano, Galatina e Francavilla Fontana. Impianti su cui il personale è stato drasticamente ridotto nell'arco di qualche mese, mentre gli stipendi cominciano a non essere corrisposti. E proprio quest'ultimo aspetto condito - a detta - dei lavoratori di colore, di tutta una serie di vessazioni ha fatto esplodere la protesta, controllata a distanza, da un nutrito numero di pattuglie di carabinieri.

"Sino a dicembre eravamo almeno in mille - dicono - impiegati nella realizzazione di questi parchi. Poi, con l'inizio del nuovo anno ne hanno licenziati 600". Ma il timore è anche un altro: quelli che protestano sono sicuri che domani saranno mandati tutti a casa per il solo fatto che stanno protestando per avere il pagamento degli stipendi arretrati e condizioni di lavoro più umane. "Sette ore di lavoro - raccontano i manifestanti - 55 euro al giorno, questo prevede il nostro contratto, ma lavoriamo dalle 12 alle 22 ore e spesso non siamo neppure pagati".

E guai se qualcuno si ammala, raccontano: "Non è permesso neppure assentarsi altrimenti uno il lavoro lo perde". E' il caso di un operaio di origini indiane che spiega di essersi fatto male ad un occhio, ha chiesto di poter ricevere le giuste cure e presentare il certificato medico, ma ha perso il lavoro. Nessuno dei rappresentanti dell'azienda che comunque ha diverse sedi distaccate è disposto a parlare.

L'altra faccia della nuova economia che avanza: grandi capitali da un lato, miseria e condizioni di sfruttamento dall'altro. E il business del fotovoltaico va, e funziona non solo investendo sui terreni e ricoprendoli di pannelli al silicio, ma anche scegliendo manodopera a basso costo anzi, meglio se a costo zero.

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