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Cronaca

"La nota dei penalisti? Intimidatoria"

BRINDISI - “Devo innanzi tutto constatare una anomalia evidente nella premessa. Nel documento divulgato dalla Camera penale si fa dapprima cenno ai rapporti cordiali e sereni tra avvocati e magistrati. Poi, però, per esporre le proprie doglianze si utilizza il comunicato stampa, un mezzo diffusivo che non so quanto invece sia risolutivo”. Al di là del merito, di cui si può discutere nelle sedi più opportune, sono questioni di metodo a non convincere il sostituto procuratore Milto De Nozza.

BRINDISI - "Devo innanzi tutto constatare una anomalia evidente nella premessa. Nel documento divulgato dalla Camera penale si fa dapprima cenno ai rapporti cordiali e sereni tra avvocati e magistrati. Poi, però, per esporre le proprie doglianze si utilizza il comunicato stampa, un mezzo diffusivo che non so quanto invece sia risolutivo". Al di là del merito, di cui si può discutere nelle sedi più opportune, sono questioni di metodo a non convincere il sostituto procuratore Milto De Nozza.

Il pm ha risposto alle domande di Brindisireport.it nella sua veste di presidente della sottosezione distrettuale di Brindisi dell'Associazione nazionale magistrati, in relazione alle esternazioni dei penalisti brindisini su alcuni episodi segnalati a mezzo lettera e comunicato stampa: presunte intercettazioni di telefonate tra avvocati e assistiti, legali citati come testimoni negli stessi processi in cui sono parti in causa, richieste di perquisizioni.

"Ci sono problematiche che possono benissimo affrontarsi e risolversi in famiglia", laddove per famiglia si intende palazzo di giustizia. Non tanto perché ci sia qualcosa da celare alla pubblica opinione. Semplicemente per il fatto che in materia processuale, tra tecnicismi e citazione di norme specifiche, si rischia di far passare messaggi che è facile fraintendere. E si corre il pericolo, poi, di scadere in una "generalizzazione" che non è utile a nessuno.

Nelle sedi competenti, inoltre, è possibile anche scendere nel dettaglio degli attriti cui ci si riferisce. "Un'altra riflessione. Quelle che sono contenute nella nota - prosegue De Nozza - sono affermazioni generiche che coinvolgono tutta la categoria e non consentono di accertare a quali fatti e a chi ci si riferisce. E' tecnicamente sbagliato puntare il dito contro scelte dell'uno o dell'altro magistrato nell'ambito dei procedimenti. Gli avvocati hanno a disposizione strumenti per contestarle formalmente nelle aule penali, con le impugnative, percorrendo le strade previste dal codice".

Che facciano i nomi, insomma. Che scendano quantomeno nel dettaglio, facendo intendere a chi si fa cenno, senza remore. A quali vicende. Intercettazioni di colloqui tra avvocati e i propri assistiti? Basterebbe allegarne una fra quelle che andavano distrutte e che invece sarebbero finite negli atti processuali. Stesso criterio anche per le presunte "richieste di perquisizione dello studio professionale- secondo quanto scrivono il presidente e il segretario della Camera penale, rispettivamente Marcello Falcone e Gianfrancesco Castrignanò - e dell'abitazione privata di un legale espressamente 'anche nella sua qualità di difensore' e, quindi, alla ricerca di eventuali elementi utili per sostenere l'accusa in quest'ultimo procedimento".

Infine per quell'avvocato"indicato e ammesso come testimone a carico del proprio assistito nei procedimenti penali da lui officiati", altro esempio fornito dai penalisti. De Nozza conclude con una nota di rammarico. Tra i destinatari della missiva (il presidente del Tribunale e il procuratore della Repubblica) non figura l'Anm: "Ne prendo atto", è la chiosa lapidaria. Alla quale il pm aggiunge soltanto: "Comunque sia, continueremo a lavorare serenamente e non ci lasceremo intimidire". Dunque, la sortita dei penalisti ha da essere letta come intimidazione? "Lo è, in quella forma".

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