Cronaca

L'Adriatico non si tocca. Contro le trivelle la partita è aperta

Qualche giorno prima di Natale, con il decreto n. 176, il governo Renzi ha conferito alla società Petrolceltic il permesso per cercare il petrolio in un’area di mare di circa 370 chilometri quadrati per una contropartita in denaro di circa 1900 euro (se leggo bene) per anno

Le Tremiti

Qualche giorno prima di Natale, con il decreto n. 176, il governo Renzi ha conferito alla società Petrolceltic il permesso per cercare il petrolio in un’area di mare di circa 370 chilometri quadrati per una contropartita in denaro di circa 1900 euro (se leggo bene) per anno. Questo tratto di mare   si trova a nord delle isole Tremiti, attiguo all’area marina del Parco del Gargano, langue le coste del Molise e dell’Abruzzo. La ricerca di giacimenti petroliferi sottomarini avviene facendo esplodere delle bombe di aria particolarmente potenti sul fondo del mare, che se da una parte sono in grado di individuare grandi masse di materiale liquido nascosto  sotto la crosta subacquea, dall’altro distruggono tutto ciò che è vita marina nell’arco di centinaia di metri dal luogo dell’esplosione.

Questa storia va avanti oramai da anni con uno “stop and go” nauseante. Prima le compagnie petrolifere pronte a dire quanta ricchezza può rappresentare il petrolio per tutti, poi le associazioni ambientaliste del Gargano e delle Tremiti a dire di no. Al coro dei no si sono aggiunti molti comuni dell’area del Parco del Gargano, poi ancora il Comune di Termoli e la Regione Puglia con in testa il Presidente dell’Assemblea Regionale Onofrio Introna, poi ancora gli Enti Regione del Molise e dell’Abruzzo, insomma una rivolta delle Regioni e dei comuni lambiti dal Mar Adriatico.

Un no secco delle comunità rivierasche. Il Governo sul tema “cincischia”. Approva le ricerche ma poi ci ripensa e prende tempo sull’onda della contestazione delle tante Comunità locali.  Ora con il decreto sopra citato siamo giunti al “redde rationem”. Il Governo conferisce l’autorizzazione alla Petrolceltic per le ricerche e di fatto, ad iniziare a fare scempio di quella parte del Mar Adriatico. Le Comunità tutte decidono di riprendere in mano “l’ascia di guerra”.    L’Adriatico è un mare pressoché chiuso, lungo e relativamente stretto, con correnti che, sul versante orientale risalgono fino all’Istria per poi ridiscendere lungo il versante italiano fino allo stretto di Otranto.  

Il Mar Adriatico è straordinariamente bello. Bagna 8 regioni italiane e 5 nazioni, Slovenia, Croazia, Montenegro, Albania e Grecia. Chi ha avuto la fortuna di immergersi nelle sue acque sia per fare un bagno in estate, sia per scoprirne con qualche immersione, i suoi fondali, sa che questo mare ha poco da invidiare ad altri. È molto pescoso e da sempre tutte le popolazioni rivierasche, in entrambi i versanti, da questo mare ne hanno tratto vita, lavoro e benessere. Ci hanno già speculato le grandi società di pesca giapponesi che hanno depauperato la fauna marina cacciando con sistemi sofisticatissimi tonni e delfini in grandissima quantità.    

Credo che questo mare, financo oltre i diritti delle Nazioni, sia o debba essere di fatto un bene indisponibile ed inalienabile per tutti. Va curato, rispettato e non oltraggiato. L’oltraggio sta nel fatto che non si tiene nella giusta considerazione anche la più lontana delle possibilità, quella cioè che qualcosa possa andare storto, che un incidente possa in qualche modo causare un disastro ambientale che, per come è caratterizzato il Mar Adriatico, coinvolgerebbe di fatto tutte le popolazioni che si affacciano in questo mare.  Forse troppo spesso chi ha il potere di decidere queste cose, dimentica quanti mari sono stati violentati, vilipesi e distrutti in tutto il pianeta, quanti ecosistemi cancellati.

Chi decide su questa vicenda deve sapere che le conseguenze della scelta non ricadono solo all’interno dell’area presa in considerazione, cioè i 370 chilometri quadri in questione, ma coinvolgerebbero di fatto tutte le comunità rivierasche, nazionali ed estere.  Certo ci si può venire a dire che la tecnologia applicata alla ricerca ed all’estrazione di petrolio dal mare è giunta a livelli così alti che la possibilità di un incidente è lontanissima, ma nessuno la potrebbe escludere con certezza. Quindi cercare petrolio nel Mar Adriatico può rappresentare un pericolo?  La risposta è sì. Cento volte sì.

Le conseguenze del disastro causato dall’esplosione e dall’affondamento di una piattaforma petrolifera nel Golfo del Messico nel 2010 sono ancora tutte lì e dureranno per centinaia di anni sempre a ricordare quanto siano fallibili le certezze degli uomini e quanto siano forti le regole della natura.  Non può neanche essere passato sotto silenzio il fatto che gli studi effettuati sul petrolio in Adriatico parlano di una quantità modesta per la eventuale estrazione e soprattutto di una qualità pessima. Ne va sottaciuto che gli eventuali benefici sarebbero a tutto appannaggio solo delle compagnie petrolifere. In questo senso la Basilicata “docet”.

Ora il Governo Renzi ha decretato in favore della ricerca di petrolio in Adriatico. Il Sindaco di Puglia, il Governatore Emiliano alza la bandiera ecologista e annuncia tutti i ricorsi possibili. A lui si associa il governatore del Veneto Zaia ed in arrivo ci sono altre autorevoli adesioni di Regioni e comunità dell’Adriatico. La partita per il momento è ancora tutta aperta come è ancora aperta un’altra importante partita. Quella della Tap a Brindisi.

Su questa vicenda i giocatori si mischiano. Governo e Governatore Emiliano che continuano a dire che la Tap deve arrivare a Brindisi e mentre la comunità brindisina continua a dire di no. Chi scrive continua a chiedersi se è giusto moralmente e politicamente che un ente pubblico superiore, sia esso Governo, Regione o Comune, possa adottare provvedimenti contro il parere dei cittadini nella loro stragrande maggioranza.

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