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Sabato, 2 Luglio 2022
Cronaca Ostuni

La replica dell'imprenditore condannato: "Nessun raggiro, andrò in appello"

Riceviamo e pubblichiamo una nota del legale dell'imprenditore titolare di un negozio a Ostuni, al centro di una vicenda giudiziaria di cui BrindisiReport.it si è occupato nei giorni scorsi.

Riceviamo e pubblichiamo una nota del legale dell’imprenditore titolare di un negozio a Ostuni, al centro di una vicenda giudiziaria di cui BrindisiReport.it si è occupato nei giorni scorsi.

“Quale imprenditore coinvolto nel procedimento penale di cui al vostro articolo del 13.10.2014 intitolato ‘Licenziati e raggirati: condannato datore di lavoro con Suv, dovrà risarcire ex dipendenti’  a firma di Roberta Grassi, intendo precisare quanto segue.

L'articolo viene redatto volontariamente, nel titolo e nel corpo del testo, in ambito di “raggiri”. Ebbene premesso che quanto contestatomi è unicamente la mancata ottemperanza di un ordine del giudice (per non aver  pagato tre modesti decreti ingiuntivi ottenuti da tre ex dipendenti, in credito unicamente della loro ultima mensilità) si evidenzia che raggiri attengono ad altro reato che non riguarda la mia imputazione.

Pur tralasciando le enfatizzazioni dell'articolo, relative all'auto utilizzata, paragonata ad una fuoriserie quando è una semplice Vw Tuareg, pur comprendendo le ragioni di cronaca, occorre evidenziare che i tre lavoratori e padri di famiglia, hanno avuto un comportamento tutt'altro che dovizioso e ligio al dovere come si intende nell'articolo.

Tutto questo, per me, venuto da fuori per fare imprenditoria qui in Puglia è un chiaro segnale della impossibilità di creare lavoro, non  per le carenze strutturali, ma per una assoluta ineducazione lavorativa mai riscontrata altrove.

La sentenza citata, di cui non sono note le motivazioni, verrà appellata, non tanto e non solo, per i mesi inflitti ad un incensurato imprenditore o per il misero credito reclamato dagli ex dipendenti, ma perché , comunque, basata su presupposti fuori da ogni logica.

Si vuole far credere che vi sia stato un passaggio di società che ha comportato partite economiche di quasi due milioni di euro, per non pagare circa tremila euro a questi tre dipendendoti, ove gli assunti sono stati almeno una quindicina, tutti  regolarmente pagati.

Ebbene, una vera beffa, a fronte di reali scandali economici a cui ci abituano le notizie quotidiane.

Pertanto e purtroppo, con l'ausilio dei miei legali, gli avvocati Paolo Petrosillo e Alessandro Cazzato del Foro di Bari, che non posso che ringraziare per la professionalità e disponibilità  continuamente offertami, si dovrà affrontare l'appello ove, la vicenda verrà meglio chiarita,  anche alla luce di quanto contestato ai  lavoratori nell'altro processo penale citato ed in un ambiente  magari scevro da preconcetti e facili sensazionalismi”.

Risposta. La replica dell’imprenditore ci arriva in forma anonima, ma firmata dall’avvocato Paolo Pietrosillo, che insieme al legale Alessandro Cazzato del Foro di Bari ha seguito la vicenda. Per questo riteniamo di dover dare spazio al punto di vista di chi, condannato con sentenza di primo grado, ritiene di dover esprimere la propria opinione sui fatti che saprà far valere anche nelle sedi opportune.

Per quanto raccontato da BrindisiReport.it nell’articolo cui si fa riferimento e che viene riproposto nei correlati sulla condanna dell’imprenditore, titolare di un negozio di bricolage a Ostuni, che dovrà risarcire i dipendenti per poter beneficiare della sospensione condizionale della pena (lo ha stabilito il giudice Adriana Almiento), non si ritiene di dover procedere a rettifica, non essendo stata data una rappresentazione errata dei fatti così come si sono svolti nelle aule di giustizia e non essendovi, tra l’altro, nella nota dei legali, alcun riferimento a errori contenuti nella ricostruzione giornalistica, né ad imprecisione alcuna.

Chiariamo unicamente due punti. L’utilizzo del termine “raggiri”, contestato dalle difese e dall’imputato, ci sembra del tutto corretto e calzante per descrivere in lingua italiana e al di là dei tecnicismi giuridici l’accusa mossa nei riguardi dell’imputato (388 cp) cui viene contestato di essersi sottratto all’adempimento degli obblighi civili “con atti simulati o fraudolenti”.

Quanto al Suv (di cui non abbiamo indicato marca e modello ma che ci viene specificato nella nota), ci risulta, anche consultando Wikipedia, che la Volkswagen Tuareg sia classificata effettivamente come Suv.

Precisiamo inoltre di aver omesso di riportare i riferimenti ai lavoratori inseriti nella nota dei legali, trattandosi di circostanze di cui non abbiamo riscontro formale e che saranno certamente analizzate dall’autorità giudiziaria competente. 

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