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Il pentito Francesca Gravina alias il Gabibbo il giorno dell'arresto

Il pentito Francesca Gravina alias il Gabibbo il giorno dell'arresto

“La Scu ha avuto quell’imprenditore sotto protezione”

Il pentito Cosimo Giovanni Guarini, alias Maradona, ascoltato nel processo per usura con metodo mafioso scaturito dalla denuncia dell'ex consigliere regionale Crastolla. "Quando venne meno il legame, iniziarono gli attentati". Sentito anche l'altro collaboratore, Passaseo: pochi e sbiaditi i suoi ricordi

BRINDISI – “Noi della Sacra Corona Unita avevamo sotto protezione quell’imprenditore: lo abbiamo avuto per un certo periodo di tempo, era sotto l’ala di Ercole Penna, quando poi il rapporto è finito, sono iniziati gli attentati nei suoi confronti”. ll ricordo su chi poteva godere di agganci nella Scu è stato consegnato nel pomeriggio di oggi dal pentito Cosimo Giovanni Guarini, detto Maradona, uno degli ultimi a passare dalla parte dello Stato, dopo aver lasciato il cosiddetto gruppo dei mesagnesi: il collaboratore è stato ascoltato nel processo per usura con metodo mafioso scaturito dalla denuncia dell’avvocato Danilo Crastolla, ex consigliere regionale di Forza Italia, parte civile nel dibattimento e a sua volta imputato per false fatturazioni.

Cosimo Giovanni GuariniIl pentito è stato sentito su richiesta del pm Alberto Santacatterina della Dda di Lecce, titolare del fascicolo d’inchiesta, in videoconferenza da una località protetta nota unicamente al Servizio centrale di protezione. Ha risposto prima alle domande del rappresentante della pubblica, riferendo la sua affiliazione nonché i nomi dei vertici del clan, poi a quelle degli avvocati difensori degli imputati e in una delle spiegazioni offerte ai Tribunale, ha riferito dell’imprenditore Devicienti che risulta tra gli imputati.

Secondo il collaboratore Guarini (nella foto), sarebbe stato lui a godere della protezione di Ercole Penna, quando questi era al vertice della frangia mesagnese del sodalizio di stampo mafioso, ma la situazione cambiò e Devicienti divenne destinatario di attentati di carattere intimidatorio. Vale la pena di precisare che l’imprenditore ha sempre respinto l’accusa mossa nel processo in cui è imputato e ha con forza negato ogni legame o contatto con la Sacra Corona Unita. Dell’associazione mafiosa brindisina ha anche parlato il pentito Passaseo, del capoluogo, sia pure fra tanti non ricordo e non so, dal momento che la sua appartenenza al sodalizio, per stessa ammissione del collaboratore, è alquanto datata.

Il dibattimento in corso davanti al Tribunale di Brindisi ha per oggetto il prestito chiesto da Crastolla per saldare le spese pari a 150mila euro, legate alla campagna elettorale per la rielezione a Bari, poi mancata. Rimase impigliato nelle rete di chi pretendeva anche con minacce la restituzione del denaro a tassi di interesse superiori al 400 per cento su base annua.

Francesco Campana A giudizio ci sono 21 brindisini, tra cui Francesco Campana (nella foto), ritenuto al vertice dalla Sacra Corona Unita, e Teodoro Tagliente, ex consigliere comunale di Mesagne. Gli altri imputati, sia pure a diverso titolo, sono: Roberto Antoniolli, 35 anni, di Manduria; Angelo Bellanova, 37 anni, di Mesagne; Sandro Bruno, 36 anni, di Mesagne; Oreste Luigi Secondo Devicienti, 39 anni, di Mesagne, imprenditore; Francesco Lavino, 48 anni, di Mesagne; Roberto Mazzuti, 38 anni, di Oria; Antonio Occhineri, 50 anni, di San Donaci; Pierpaolo Palermo, 39 anni, di Mesagne; Francesco Luigi Poci, 51 anni, di Mesagne; Vincenzo Primiceri, 57 anni, di Mesagne; Pietro Soleti, 49 anni, di San Donaci; i fratelli Carmine e Pierpaolo Palermo; Rossella Antoniolli, 38 anni, di Brindisi; Giuseppe Diviggiano, 60 anni, di Torre Santa Susanna; Domenico Fioravante, di Fasano, 40 Antonio Maizza, di Mesagne, 44 anni; Giovanni Pozzessere, 50 anni di Brindisi, Pierpaolo Poci, 31 anni, di Mesagne.

Crastolla è parte civile: si è costituito in giudizio in occasione dell’udienza preliminare davanti al gup, con richiesta di risarcimento dei danni. Ma lui stesso è imputato in relazione all’accusa di aver emesso false fatture: secondo la Dda avrebbe fatturato per due operazioni inesistenti per consentire a Teodoro Tagliente l’evasioni delle imposte dei redditi, la prima il 19 dicembre 2010 per 16.795,23 euro e la seconda per importo identico il 24 gennaio 2011.

Nell’impostazione posta a base del processo, Francesco Poci avrebbe costretto Crastolla, insolvente, a restituire ai vari usuari le somme che, per il suo tramite, gli avevano erogato per precedenti debiti elettorali. Le minacce sarebbero consistite nella prospettazione di “cose brutte” nel caso in Crastolla avesse denunciato perché c’erano persone “fiacche” e di essere stato convocato a San Donaci da Soleti “affiliato – si legge – a Pasimeni, Vitale e Vicientino.

L'avvocato Rosanna SaracinoIl collegio difensivo è composto dagli avvocati Rosanna Saracino (nella foto), Cosimo Lodeserto, Carmelo Molfetta, Giancarlo Camassa, Luca Mangia, Giulio Bellanova, Gianfrancesco Castrignanò, Marcello Marasco, Gerardo Giorgione, Massimo Manfreda, Ladislao Massari e Rocco Vincenti. 

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