Cronaca

La relazione sull’attività della Dia: sotto osservazione ora c'è Carovigno

Scu fluida e mutevole: droga, contrabbando estorsioni, usura e rapine: “Nel Brindisino cinque clan: ordini dei vecchi boss dal carcere tramite familiari e nuovi affiliati”. “Ancora omertà delle vittime”

Un'esplosione notturna a Carovigno

BRINDISI – Resiste la Sacra Corona Unita nella provincia di Brindisi, cambia pelle in continuazione dimostrando “vivacità” nonostante i colpi inferti dalle inchieste dell’Antimafia anche sull’onda delle confessioni rese da chi per anni, se non addirittura per una vita, ha fatto parte dell’associazione di stampo mafioso. La fotografia di quel che è la Scu contemporanea emerge dall’ultima relazione sull’attività svolta dalla Direzione Investigativa Antimafia che si riferisce al secondo semestre del 2014 e che il ministro dell’Interno ha letto al Parlamento nei giorni scorsi.

In 296 pagine c’è la descrizione di tutti i gruppi della mala presenti sul territorio nazionale, con i possibili sviluppi, le alleanze tra clan svelate dai collaboratori di giustizia che costituiscono l’incubo peggiore per i boss, tanto che sia in Campania che in Sicilia, passando dalla Calabria e dalla stessa Puglia, pare evidente che i sodalizi abbiano mutato il modello organizzativo nel senso di una blindatura capace di salvaguardare le informazioni più “sensibili”.

Nella cartina della geografia criminale della provincia di Brindisi, esistono cinque gruppi ritenuti espressione della Sacra Corona Unita: Campana-Rogoli-Buccarella avrebbero il controllo del capoluogo assieme a Mesagne, Ostuni, Fasano, San Pietro Vernotico, Latiano e Francavilla Fontana, tutti comuni che al tempo stesso sarebbero sotto l’egida di un altro gruppo storico la cui direzione resisterebbe nelle mani di Vitale-Pasimeni-Vicientino i quali avrebbero esteso il raggio di azione a Cellino San Marco, Torchiarolo, Oria, Ceglie Messapica, Villa Castelli e San Vito dei Normanni.

A Brindisi avrebbe dato dimostrazione di resistenza ai colpi inferti dalla magistratura il duopolio Morleo-Brandi, mentre nella frazione di Tuturano il nome che continua a fare rumore è quello di Buccarella nonostante il capofamiglia sia in carcere da anni, anche ristretto al 41 bis in alcuni periodi. Una sorta di monopolio continuerebbe a resistere a Torre Santa Susanna per mano dei Bruno.

I clan hanno ancora come punti di riferimento i vecchi capi, tutti in carcere, e coesistono in virtù di un accordo di pace sottoscritto in cella, come svelato di recente dall’ultimo pentito, Sandro Campana, fratello di Francesco, indicato come il teorico della ripresa della Scu, secondo il quale sarebbe stato proprio lui l’autore della pax mafiosa necessaria per continuare a operare in maniera sommersa, allontanando in tal modo, l’attenzione degli uomini delle forze dell’ordine.

Campana ha iniziato a rendere dichiarazioni alla fine dello scorso mese di luglio, partendo da accuse precise nei confronti del fratello, indicato come autore materiale o mandante di alcuni omicidi consumati tra a fine degli anno Novanta e l’inizi del nuovo decennio. Ha firmato verbali che contengono una valanga di nomi, ancora coperti da omissis, che si riferiscono ad affiliati considerati insospettabili nel senso di mai arrestati prima. Motivo per il quale non è escluso che nei prossimi mesi ci siano sviluppi importanti nelle indagini in atto.

Quanto alle inchieste concluse, “hanno documentato la costante operatività dei vecchi boss che, dal carcere, continuano a gestire attraverso propri referenti e anche per il tramite di familiari e parenti, forti di rinnovate affiliazioni, i rispettivi ambiti criminali”. “Del pari, si scorge l’attività criminale di alcuni neo aggregati delinquenziali che non disdegnano di mettersi in proprio, soprattutto nella gestione e nel controllo delle piazze per lo spaccio della droga e che si dimostrano, spesso, insofferenti agli ordini dei capi storici”, si legge a pagina 159 della relazione.

I maggiori profitti economici derivano dal “mercato delle sostanze stupefacenti” che resta l’attività principale accanto alla quale si innestano i settori del contrabbando di sigarette, tornato attuale, delle estorsioni e dell’usura nonché delle rapine. Ma sul fronte del contrasto dei “reati spia del fenomeno estorsivo – tra danneggiamenti e incendi – consumati in danno di beni mobili e immobili di proprietà di imprenditori, commercianti e artigiani, si registra ancora l’omertà delle vittime” per cui spesso non è possibile risalire agli autori.

Nel 2014, così come negli anni precedenti, “nel circondario brindisino si sono verificati atti intimidatori ai danni di personalità politiche e amministrative”, quanto alla matrice, talvolta si tratta di “screzi di natura privata, dissidi interni alle amministrazioni”, altre di “soggetti senza un posto di lavoro oppure che hanno visto venir meno quelle forme di sostegno assistenziale cui erano abituati e che non possono essere più assegnate, considerate le attuali ristrettezze delle amministrazioni comunali”. Tra gli episodi ricordati, quello avvenuto il 3 novembre, ai danni dell’auto del sindaco Mimmo Consales.

“Per numero e sequenza temporale si segnalano, invece, i danneggiamenti avvenuti a Carovigno nei confronti di alcuni rappresentanti delle istituzioni locali, dei mezzi di una ditta municipalizzata e ai danni di alcuni dipendenti del consorzio che gestisce la riserva naturale di Torre Guaceto che sembrano la prosecuzione di quelli verificatisi nell’ultimo triennio”.

A titolo di promemoria, sono stati elencati il furto del gasolio dai mezzi della società del Comune di Carovigno, il 22 agosto 2014, poi il 6 settembre l’incendio del portone del Municipio, il 10 settembre le minacce al sindaco per mezzo di un social network e ancora il 15 settembre le fiamme al portone d’ingresso di una ditta di un consigliere comunale di maggioranza, il 14 novembre l’incendio di un mezzo aziendale di un altro consigliere, il 22 novembre ancora fiamme all’abitazione estiva, a Torre Santa Sabina, di proprietà di un esponente politico e, sempre nello stesso giorno, un altro episodio allo stato ancora misterioso, ossia l’intrusione negli uffici del Comune.

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