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La storia di Elda: l'unica donna in Italia a guidare bus a lunga percorrenza

La 43enne, originaria di Cellino San Marco, macina quotidianamente centinaia di chilometri in giro per l'Europa, combattendo con tenacia i pregiudizi. "Mi hanno sbattuto un sacco di porte in faccia"

CELLINO SAN MARCO – Alcuni passeggeri storcono il naso quando la vedono dietro al volante. Ma una volta ingranate le marce, i pregiudizi si volatilizzano. Elda Renna combatte contro le discriminazioni dalla cabina di guida di un autobus, macinando ogni giorno centinaia di chilometri in giro per l’Europa. Nata 43 anni fa a Cellino San Marco, Elda è l’unica donna in Italia (forse anche in Europa, chissà) a guidare bus a lunga percorrenza.

Fa questo lavoro da 15 anni. Un anno fa ha ottenuto il suo primo contratto di lavoro a tempo indeterminato con l’azienda Simet Spa di Rossano Calabro: una delle poche società che non ha cestinato il suo curriculum, in un contesto lavorativo in cui si nutre fortissima diffidenza nei confronti del gentil sesso. Il quotidiano “la Repubblica” ha dedicato mezza pagina, nell'edizione odierna, alla storia di questa tenace cellinese.

Ma come nasce la passione per la guida? “Sono figlia d’arte – dichiara Elda a Brindisieport – mio padre iniziò a fare il servizio militare guidando un pullman. I miei fratelli erano camionisti. In realtà papà non ha mai voluto che facessi questo lavoro. La patente l’ho presa per hobby. Ma nonostante gli studi universitari in Economia e i vari diplomi conseguiti, è facendo l’autista che riesco a portare il pane a casa”.

Oltre alla patente da autista di autobus, Elda ha conseguito anche il titolo di direttore di trasporti. “Ho dovuto studiare – spiega la cellineseElda Renna 2-2-2 – per arrivare al punto in cui mi trovo adesso. Sono in viaggio cinque giorni su sette. Copro tutta l’Italia, ma vado anche all’estero. Sono stata in Portogallo, Spagna, Francia, Ungheria, Germania e Polonia. Il viaggio più lungo è stato fino in Scozia, dove mi sono dovuta adattare alla guida a sinistra”.

Le esperienze meno piacevoli sono quelle legate al maltempo. “Per ben tre volte – ricorda Elda – mi sono trovata in una bufera di neve, restando bloccata sulla superstrada per otto ore. Ma si tratta di imprevisti del mestiere. Quello a cui non mi abituerò mai sono gli incidenti. Ne soffro prima umanamente e poi personalmente, perché ti fai uno scrupolo di coscienza verso la tua famiglia. E’ un tarlo che accompagna un po’ tutti gli autisti”.

Elda (nella foto a destra, con una piccolissima passeggera) ha dovuto combattere duramente per avere la meglio sui pregiudizi. Soprattutto nella sua Puglia. “Qui da noi – spiega la cellinese – c’è molta più discriminazione. Non li accettano neanche i curricula delle donne. Mi hanno sbattuto in faccia un sacco di porte. Poi fortunatamente è arrivata la Simet. Pensavo che neanche loro avrebbero letto il mio curriculum. Invece lo hanno fatto e dopo due anni mi hanno convocato per un colloquio. Dopo aver superato sia la prova di guida che quella orale, mi fu detto testualmente: ‘In questa azienda le donne sono un valore aggiunto, non un problema’”.

La lotta contro le ingiustizie e i soprusi è nel Dna della famiglia Renna. Il papà di Elda, infatti, ha avuto il coraggio di denunciare delle persone che avevano bussato alla porta della sua officina per chiedere il pizzo. “Abbiamo subito tre incendi dolosi – racconta Elda – negli anni ’90. In una circostanza vidi mio padre uscire dalle fiamme. Grazie alle nostre denunce ne abbiamo mandati dentro 21. Se necessario, continueremo a farlo”.

Elda mantiene un legame viscerale con la sua terra, anche se risiede stabilmente a Rossano Calabro, dove la sua vita è quasi del tutto assorbita dal lavoro. “Quando sei di riposo – conclude Elda – il massimo che riesci a concederti, è una pizza. Quello dell’autista è un mestiere difficile, duro e pieno di responsabilità. Un autista è un po’ come un medico, con la differenza che un dottore tratta un paziente alla volta, noi invece abbiamo come minimo 55 vite sulle spalle, alla volta”. 

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