Cronaca

“La storia vera l’ha fatta il cuore dei brindisini”

Il ricordo dell'ammiraglio Felicio Angrisano, all'epoca responsabile delle operazioni di soccorso tra Savelletri ed Otranto. "Sarebbe giusto un riconoscimento alla città. Noi avevamo solo due unità. Per me è impossibile dimenticare quegli occhi impauriti sui visi scuri"

La mattina del 7 marzo 1991 a Brindisi

BRINDISI – “La storia vera, in quei giorni, l’ha fatta il cuore dei brindisini, delle donne, degli uomini e dei bambini perché è solo grazie a loro se oggi possiamo raccontare tutto ciò che è successo. Ed è un peccato che nessuno mai abbia voluto dare alla città che sento anche mia, il giusto riconoscimento per l’atto di amore nei confronti del popolo albanese”.

Sfoglia l’album delle fotografie con gli occhi che tradiscono l’emozione, Felicio Angrisano, oggi in pensione, comandante generale delle capitanerie di porto sino a tre mesi fa: nel periodo dell’esodo dal Paese delle Aquile, l’ammiraglio era in servizio a Brindisi, come capitano di corvetta, responsabile delle operazioni di soccorso nello specchio d’acqua compreso tra Savelletri e Otranto.

A quegli scatti è particolarmente legato perché sono parte della sua vita e sono gli unici che ha voluto portare con sé nei trasferimenti da ufficio a L'ammiraglio Felicio Angrisano insieme al comandante Mario Valente-2ufficio. Oggi, 25 anni dopo, le ha prese in mano quasi a voler accarezzare i volti delle persone che arrivarono a Brindisi su carrette del mare per sfuggire alla fame: “E’ come se li avessi di fronte, era il 1991, quando arrivarono in massa nel porto interno”, racconta. I suoi figli all'epoca avevano 12 e 10 anni, ricordano anche loro le immagini di quelle scatolette che arrivavano sballottolate dal vento.

“Mi ricordo gli occhi impauriti sui visi scuri e stanchi dell’odissea vissuta in mare, chiedevano aiuto, cercavano speranza per il futuro e Brindisi è stata la prima città che ha dato loro una risposta perché è qui che sbarcarono in massa: ne arrivarono oltre 27mila in tre giorni e se è stato possibile prestare soccorso a ciascuno di loro è stato solo grazie ai brindisini. Lo ripeto: hanno dimostrato di avere un cuore enorme, non mi stancherò mai di dirlo”. (Nella foto a destra, l'ammiraglio Felice Angrisano)

“Noi avevamo solo due unità”, continua Angrisano. “I soccorsi in mare vedevano impegnati i rimorchiatori di Barretta e le navi mercantili, per cui la differenza l’hanno fatto loro e spiace che non ci sia stato un riconoscimento ufficiale come la medaglia al valor civile che invece avrebbe riportato alla verità e alla giustizia la storia di quel periodo”.

“Volevo scrivere una lettera al Comando generale proprio per far presente questa cosa, per dire che purtroppo Brindisi è stata dimenticata e mi dispiace davvero, anche perché io che sono di Torre Annunziata, mi sento brindisino d’adozione”.

“Le prime avvisaglie ci furono nel 1990, quando arrivò un peschereccio, si chiamava Dukati: ricordo che l’equipaggio venne sequestrato e che, poi, i responsabili furono assolti in considerazione dello stato  di necessità politica in cui si trovavano, avendo lasciato un regime dittatoriale alle spalle. A marzo dell’anno successivo, ci furono tre giorni di fuoco: arrivarono imbarcazioni di tutti i tipi che a guardarle uno si chiedeva come facevano a navigare, penso a Kalmi, a Legend che di persone a bordo ne aveva cinquemila, e ancora a Gjlafra che rischiava di affondare al largo di Punta Cavallo. Le operazioni di salvataggio furono possibili grazie al Sar”.

“Ogni volta che dal mare, sulle banchine si riversava l’ondata di gente, Brindisi c’era. Arrivammo a un punto in cui non era possibile più accedere al porto perché era pieno zeppo di carrette albanesi abbandonate e la zona dell’attuale stazione marittima era una distesa di persone”.

Successe che l’8 agosto del ’91 fece capolino il carico umano di Vlora: “Voleva entrare nel porto di Brindisi, dissi via radio a chi si spacciava per il comandante, che non c’era più spazio e allertai Bari, dove l’imbarcazione venne ospitata”.

Di quei volti, l’ammiraglio conobbe le storie, i drammi che arrivavano dall’altra parte del mare. Come quello di un ragazzino che a Brindisi vide tre volte. Lo riconobbe e lo fermò: “Mi disse che voleva portare qualcosa ai suoi genitori che erano anziani e che non potevano muoversi dall’Albania. Lui faceva la spola, uno dei due morì di stenti”. In quello stesso periodo qualcuno fotografò un uomo con un neonato tra le braccia: “Mi raccontarono che urlò e poi lanciò il piccolo prima che l’imbarcazione attraccasse. Ecco se lui, il bambino e i 27mila sono riusciti a sopravvivere, lo devono a Brindisi, la vostra città che ha un cuore infinito e a cui io dico grazie”.

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