Cronaca

Piagnistei sul fu "Negroamaro". Brindisi sa fare e può fare di meglio

I piagnistei, gli impegni di circostanza, il rilancio più o meno ben scopiazzato in serie della notizia della “perdita” anche del Negroamaro Wine Festival testimoniano la scarsa lucidità con cui Brindisi si misura, anche in questa fase finale della campagna elettorale, con il proprio passato ed il proprio futuro

BRINDISI – I piagnistei, gli impegni di circostanza, il rilancio più o meno ben scopiazzato in serie della notizia della “perdita” anche del Negroamaro Wine Festival testimoniano la scarsa lucidità con cui Brindisi si misura, anche in questa fase finale della campagna elettorale, con il proprio passato ed il proprio futuro. Nessuno dice, infatti, che il Negroamaro era partito bene, ma è finito con circa 100mila euro di debito con l’amministrazione comunale per Tosap non versata, svariate decine di migliaia di euro di decreti ingiuntivi notificati da fornitori non soddisfatti, ed anche con una indagine conoscitiva della procura di Brindisi in corso.

Cosa ci sia di promozione territoriale in tutto questo, è francamente difficile immaginarlo. Eppure il Negroamaro nel 2015 aveva ricevuto in anticipo 100mila euro dal Comune su uno stanziamento di 130mila euro, e 45mila era l’ammontare dell’impegno della Regione Puglia (la Camera di Commercio non ha mai dato corso al finanziamento di 25mila euro richiestole dagli organizzatori). Vedremo cosa sarebbero disposti a dare il Comune di Cellino San Marco o quello di Lecce.

Ci sono brindisini che si accontentano di vedere il centro storico invaso da fiumane di folla presa dallo street-food, ma ci sono anche brindisini che vorrebbero qualcosa di meglio, di più importante e gratificante sul piano del divertimento ma anche della promozione della città. Paradossalmente, sarebbe stato molto più oculato ed utile finanziare un rilancio della festa di San Teodoro e San Lorenzo, cui invece sono stati tagliati i fondi.

Il Negroamaro Wine Festival se ne va a Lecce o a Cellino San Marco, dopo che il commissario prefettizio Cesare Castelli ha detto no ad un abbattimento dell’80 per cento del debito Tosap, e condizionando al pagamento del tributo arretrato un impegno di spesa di 100 euro, pur ragguardevole? Apriti cielo: sembra che Brindisi stia per perdere mille posti di lavoro, e non una manifestazione ideata da privati (alcuni dei quali anche amministratori pubblici, oggi nuovamente in corsa), che da qualche anno presentava perdite di bilancio ma anche di appeal.

Non è stato neppure risparmiato alla città lo spot dell’ex sindaco Mimmo Consales il quale, appena libero, ha scaricato su due funzionari comunali le responsabilità del caso Negroamaro Wine Festival. La domanda oggi è: si può fare di meglio? Certamente sì. Come mai la Regata Internazionale Brindisi-Corfù è arrivata senza grane del genere al suo trentunesimo anno di vita, in piena salute e in crescita?

L’organizzazione della regata non ha debiti né con il Comune di Brindisi né con altri, quest’anno ha ricevuto solo 30mila euro dalla gestione commissariale del Comune, niente dalla Regione (zero anche nel 2015) e nulla dalla Camera di Commercio, e attende solo un altro contributo di 10 o 15mila euro dall’Autorità Portuale. Gli sponsor privati non si sono dati alla macchia, anzi confermano il loro impegno. Ad oggi sono iscritte 121 barche, che vuol dire almeno duemila persone in città tra equipaggi e accompagnatori. Un maxi-spot per Brindisi e per la Puglia, pubblicizzato nei saloni nautici di mezza Europa e sulla stampa specializzata.

In questa città dunque si possono realizzare eventi realmente di alta qualità e impatto nazionale, anche la quinta regata d’altura del Mediterraneo per importanza. Brindisi può fare questo, Brindisi può realizzare anche una nuova manifestazione legata agli obiettivi di rilancio della propria produzione agricola e di quella del territorio, ricchissima, semplicemente affidandosi ad una sinergia tra pubblico ed associazioni di categoria, in cui il privato diventa protagonista con le proprie aziende. Ma gli interessi personali e politici devono starne fuori.

E molti chiedono, anche nei settori culturali brindisini oltre che tra la gente, che si faccia più grande e degna la festa patronale, ricorrendo alla storia e alle tradizioni (un filo interrotto troppo presto). Si potrebbe chiudere in grande un’estate che comincia a giugno con la Brindisi-Corfù ed i suoi eventi collaterali, che potrebbero estendersi ad un evento dedicato agli accessori per la nautica, la pesca, gli sport acquatici, la gastronomia, il turismo, i servizi per il diporto. A luglio una grande rassegna dedicata all’agricoltura, all’agroindustria e all’agriturismo. Ad agosto spettacoli. Perché piangere su esperienze, conti alla mano, fallimentari, invece di progettare il futuro prossimo?

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