Sabato, 12 Giugno 2021
Cronaca

Droga e telefonini lanciati in carcere, ma il detenuto "sbaglia manovra"

Il tentativo di introdurre 16,9 grammi di marijuana e telefonini nella casa circondariale di Brindisi ricostruito nell'ambito dell'inchiesta Grid. Oggi i primi interrogatori di garanzia

BRINDISI – Sono iniziati stamattina (giovedì 27 maggio) gli interrogatori di garanzia nei confronti delle persone arrestate nell’ambito dell’operazione Grid. Sono 29 gli indagati raggiunti da ordinanza di custodia cautelare: 19 si trovano in carcere, in 10 sono ristretti ai domiciliari. Le indagini condotte dai carabinieri del Nor della compagnia di Brindisi, sotto la direzione della locale Procura, hanno fatto emergere la presenza di un presunto sodalizio capeggiato da Angelo Sinisi e Antonio Borromeo (detenuti in carcere all’epoca dei fatti) dedito al furto, occultamente e riciclaggio di autovetture, alcune delle quali sarebbero state smontate all’interno dell’autodemolizione “Recuperi Sud”. Alla presunta associazione malavitosa sono inoltre attribuiti reati in materia di armi e sostanze stupefacenti, in particolare cocaina ed eroina, che venivano reperite tramite canali di rifornimento con Bari e il Comune di Copertino (Lecce). 

Gli interrogatori 

Antonella Di Lauro, 53 anni, madre di Angelo Sinisi e Antonio Borromeo, avrebbe comunicato via telefono con i figli detenuti in carcere, fornendo informazioni, da quanto appurato dagli investigatori, “sull’andamento degli affari illeciti”. La 53enne, difesa dall’avvocato Laura Beltrami, ha negato gli addebiti e si è avvalsa della facoltà di non rispondere. Il 41enne Francesco Stelluccio, difeso dall’avvocato Giuseppe Guastella, ha cercato di chiarire la sua posizione. Il 47enne Giovanni Cannone, socio e titolare di fatto della Sud Recuperi, difeso da Gianluca Palazzo, ha negato di far parte dell’associazione, ha respinto gli addebiti e si è avvalso della facoltà di non rispondere. Marco Ostuni, 30 anni, e Francesco Raia, 38 anni, difesi da Marcello Tamburini, si sono avvalsi della facoltà di non rispondere. Tutti gli interrogatori si sono svolti in videoconferenza davanti al gip del tribunale di Brindis, Tea Vedrerosa. Domani saranno ascoltati gli altri indagati ristetti in carcere. Da lunedì (31 maggio) sarà la volta delle persone ai domiciliari

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Il lancio di droga e telefonini in carcere

Da quanto appurato dagli investigatori, Angelo Sinisi e Antonio Borromeo avrebbero impartito direttive operative “dapprima dalla casa circondariale di Foggia e poi da quella di Brindisi, dove erano detenuti”. I due, fra le varie vicende di spaccio ricostruite dai carabinieri, sarebbero i destinatari di una consegna mal riuscita di 16,69 grammi di marijuana e di tre telefonini recapitati il 29 marzo 2020 all’interno del carcere di Brindisi. A introdurre la sostanza stupefacente nella casa circondariale di via Appia sarebbe stato il 30enne Marco Ostuni, anch’egli ritenuto “alle dirette dipendenze dei due capi del sodalizio”, occupandosi “direttamente del furto delle auto”. La droga, però, non fu consegnata ai due detenuti brindisini ma a un terzo detenuto per il quale si procede separatamente. 

Il tentativo di far entrare la sostanza stupefacente ebbe un esito infausto, in quanto quello stesso giorno la polizia penitenziaria di Brindisi rinvenne e sequestrò una corda rudimentale con all’estremità alcuni involucri contenenti due microtelefoni, un mini smartphone e 16,9 grammi di marijuana. Quel sequestro portò anche alla denuncia a piede libero del terzo detenuto, sorpreso mentre usciva da un bagno della sezione infermeria. Gli agenti segnalarono inoltre la presenza all’interno degli stessi locali di Angelo Sinisi e Borromeo. Tramite la visione delle immagini riprese da una telecamera dell’impianto di videosorveglianza all'esterno del carcere, poco prima delle 22 di quella sera, si scorse un uomo che si avvicinava al muro di cinta ed effettuava un lancio, dopo aver legato qualcosa a un bastone di legno.

La conversazione intercettata in auto 

Quell’individuo inizialmente non venne identificato. Ma in realtà fu lo stesso indagato, nei giorni successivi, a portare involontariamente gli investigatori sulle sue tracce. Il 6 aprile 2020, infatti, il 30enne, inconsapevole di trovarsi a bordo di un’auto monitorata dalle forze dell’ordine, si confidò con il 31enne Marco Sirena, altro presunto componente del sodalizio sottoposto a misura cautelare in carcere, parlandogli proprio del lancio dell’involucro all’interno del carcere, “rivelando tutti i particolari, compreso il contenuto dell’involucro ed il nome e soprannome del relativo destinatario, lasciando intendere che non lo conoscesse  -si legge nell’ordinanza – e che quindi il destinatario ‘finale’ fosse un altro detenuto”.

“Be? – chiede Sirena a Ostuni nel dialogo in auto intercettato dai carabinieri – e come glielo passi? Non lo devi buttare oltre il muro?”. Ostuni gli spiega: “Lui mi butta le cose e poi tac e tira la cosa e se lo fa dentro in due secondi, quello ha sbagliato la manovra, ha buttato la mazza, l’ha fatta cadere giù due volte, contro la ringhiera dove stavano dormendo le guardie, hai capito e quelli hanno detto a sì, facciamoglielo fare va poi saliamo tra un po’, dopo sono saliti e gli hanno detto, dove stanno le cose?”.  Si presume dunque che la droga, raccolta in modo maldestro dal terzo detenuto, fosse destinata a Sinisi e Borromeo, “ma tenuto conto del quantitativo – scrive il gip –non vi sono elementi sufficienti per sostenere che fosse destinata a terzi all’interno della casa circondariale”.

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