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L'AqP taglia: ad Acque Chiare ora anche rubinetti a secco

BRINDISI – Prima tutte le ville sequestrate e inibite all’uso dei proprietari. Ora pure senza acqua. Stiamo parlando di Acque Chiare, il villaggio turistico-alberghiero-residenziale e tra non molto anche fantasma. E’ accaduto che alcuni dei proprietari delle ville sequestrate, per dimenticanza, per rabbia o chissà cosa, non ha pagato le bollette dell’acqua e l’ente idrico ha pensato bene di sospendere l’erogazione.

Acque Chiare, gli sgomberi del 23 giugno 2008

BRINDISI - Prima tutte le ville sequestrate e inibite all'uso dei proprietari. Ora pure senza acqua. Stiamo parlando di Acque Chiare, il villaggio turistico-alberghiero-residenziale e tra non molto anche fantasma. E' accaduto che alcuni dei proprietari delle ville sequestrate, per dimenticanza, per rabbia o chissà cosa, non ha pagato le bollette dell'acqua e l'ente idrico ha pensato bene di sospendere l'erogazione.

Con grande costernazione dei proprietari che già fanno i salti mortali per poter effettuare la manutenzione per via di tutti i vincoli e divieti dovuti al sequestro degli immobili. E i quali ora alle difficoltà precedenti dovranno anche aggiungere la mancanza di rifornimento idrico. Che vuol dire, in periodo di canicola, morte sicura di tutto il verde.

La storia di Acque Chiare fa ormai da tempo parte della cronaca quotidiana di questa città. Sia per il processo a carico del costruttore Vincenzo Romanazzi, del notaio Bruno Cafaro, del funzionario comunale Carlo Cioffi e del direttore dei lavori e progettista Severino Orsan, sia per la battaglia intrapresa dai proprietari delle ville che ritengono di essere stati truffati e quindi hanno denunciato Romanazzi e Cafaro, ritenendoli responsabili del raggiro ai loro danni.

Il complesso fu sottoposto a sequestro il 29 maggio del 2008. Duecento ville, una struttura alberghiera, una piscina, impianti sportivi, parcheggi, un supermercato, locali di intrattenimento e la spiaggia. La Guardia di Finanza sigillò tutto. Nessuno poteva metterci piede. E affidò l'incarico di custode giudiziario al sindaco di Brindisi Domenico Mennitti. L'accusa era di avere violato le norme edilizie, di avere intascato denaro (l'allora sindaco Giovanni Antonino, che ha patteggiato uscendo dal processo) e di avere modificato la destinazione della struttura da alberghiero-residenziale a residenziale, accorciando i tempi previsti dall'accordo di programma regionale per la cessione delle villette ai privati da dieci anni a cinque anni.

Nell'ultima udienza del processo, tenutasi lunedì scorso, sono stati interrogati alcuni notai che stipularono atti di vendita. Tutti hanno sostenuto che loro dettero seguito agli atti perché tutto era in regola. C'erano i certificati di agibilità e abitabilità e tutta la documentazione era in perfetto ordine.

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