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Cronaca Latiano

Droga spedita con le Poste e pagamenti sulla prepagata: le accuse

Metadone, ketamina, hashish e marijuana: la presunta base logistica a Latiano. La procura di Brindisi ha chiuso le indagini nei confronti di dieci persone. Alcuni indagati avrebbero impiegato il denaro in operazioni in criptovalute

LATIANO - Spedizione della droga (metadone, ketamina, hashish e marijuana) attraverso le Poste Italiane, pagamenti con ricariche PostePay, operazioni finanziarie e speculative di investimento in criptovalute (moneta virtuale/bitcoin) per più di 30 mila euro. La (presunta) attività di spaccio era un perfetto mix di concreto e di virtuale. E non è certo una novità, ma approfondire l'indagine del sostituto procuratore Francesco Carluccio è anche un modo per stare al passo coi tempi. Ieri (martedì 14 maggio 2024) la procura di Brindisi ha informato, attraverso una nota, della chiusura delle indagini nei confronti di dieci persone. Le indagini, svolte dai carabinieri della compagnia di San Vito Dei Normanni e della sezione criptovalute di Roma, cristallizzano un arco di tempo che va dal marzo 2021 al marzo 2022.

Come detto, gli indagati sono dieci, ma due di loro sono ritenuti i "principali". Si tratta di Alessio Sorino (24 anni, nato a Mola di Bari e residente a Rutigliano) e Marilena Tapperi (34 anni, nata a Cisternino e residente a Latiano). I due, all'epoca, avevano instaurato una relazione sentimentale. La seconda è difesa dall'avvocato Giancarlo Camassa, mentre il primo dalla collega Giovanna Zambetti. Sono stati "attenzionati" più volte proprio dai carabinieri sanvitesi. Per la verità, durante un interrogatorio, Sorino spiegò che Tapperi gli aveva "prestato" la PostePay su cui sarebbero avvenute - come si vedrà a breve - le transazioni oggetto d'indagine.

Altro dettaglio: ai due viene contestata anche la detenzione di sei documenti d'identità elettronici. E proprio il virtuale è il campo d'azione per alcune condotte - da verificare - ritenute illecite. Le modalità di cessione sarebbero state concordate attraverso note applicazioni di messaggistica istantanea (Telegram e WhatsApp). In un caso gli investigatori tengono sott'occhio 226 transazioni per un corrispettivo di quasi 70 mila dollari in bitcoin. La cifra sarebbe stata versata in cambio della droga. In un altro caso, con 163 transazioni avrebbero acquistato lo stupefacente versando 67 mila dollari di bitcoin e spicci a fornitori non identificati. Infine, c'è la PostePay Evolution, nota carta prepagata. Per la procura i soldi degli acquirenti sarebbero stati versati sul conto collegato attraverso bonifici.

Le accuse - da comprovare, come detto - riguardano un arco di tempo risalente anche a più di due anni fa. La tecnologia è in continua evoluzione: è molto probabile che questo modus operandi sia già stato sorpassato e soppiantato.

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