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Cronaca Torchiarolo

L'autopsia darà la prima risposta sulla natura dell'omicidio di Antonio Ingrosso

TORCHIAROLO – I carabinieri si sono divisi i compiti. Quelli della Compagnia di Brindisi e della Stazione di Torchiarolo stanno ricostruendo la vita privata di Antonio Ingrosso, 45 anni, fabbro di Torchiarolo; quelli di Campi Salentina indagano sull’omicidio, cercando di ricostruire quanto è avvenuto dal tardo pomeriggio di venerdì 7 gennaio, quando il fabbro ha dovuto lasciare la sua Seat station wagon con i fari accesi, le chiavi inserite nel nottolino di avviamento della vettura, il telefonino e le chiavi dell’officina e di casa sul sedile.

TORCHIAROLO - I carabinieri si sono divisi i compiti. Quelli della Compagnia di Brindisi e della Stazione di Torchiarolo stanno ricostruendo la vita privata di Antonio Ingrosso, 45 anni, fabbro di Torchiarolo; quelli di Campi Salentina indagano sull'omicidio, cercando di ricostruire quanto è avvenuto dal tardo pomeriggio di venerdì 7 gennaio, quando il fabbro ha dovuto lasciare la sua Seat station wagon con i fari accesi, le chiavi inserite nel nottolino di avviamento della vettura, il telefonino e le chiavi dell'officina e di casa sul sedile.

Compito al momento non facile perché, almeno per quanto riguarda la superficie della vita di Ingrosso non ci sono ombre, né uno screzio con qualcuno. I detective si trovano di fronte ad una persona che aveva una vita ineccepibile e per questo il suo omicidio viene catalogato come anomalo. Scoprire anche gli angoli più reconditi della sua vita servirà ad aprire uno spiraglio su chi l'ha ammazzato.

Un omicidio anomalo non solo per quanto riguarda la storia dell'uomo, ma anche per la brutalità con il quale è stato eseguito. Denudato, picchiato, il cranio fracassato da quattro colpi (il pubblico ministero Giovanni Gagliotta ha chiesto al medico legale Alberto Tortorella di accertarne la causa). E poi diverse bruciature sul cadavere che potrebbero essere state provocate da un tentativo maldestro di renderlo irriconoscibile.

Ed anomalo anche perché sembra più opera di qualcuno che agito di impeto, spinto dalla rabbia, senza un piano per far sparire il cadavere perché probabilmente si è andati oltre le intenzioni. Che poteva essere dare una "lezione" al fabbro per punirlo di qualcosa di cui si sarebbe reso "responsabile". E' chiaro che indicazioni dovrebbero venir fuori dal telefonino di Ingrosso, lasciato nella vettura. Probabilmente perché chi lo ha sequestrato nel tardo pomeriggio di venerdì, quando era ormai buio, altrimenti la vettura non sarebbe stata trovata con i fari accesi, non ha fatto caso a quel telefonino, nella cui memoria sono impresse le telefonate fatte e ricevute, e potrebbe, nella rubrica, esserci anche il numero di chi l'ha ammazzato. Un grave errore per dei professionisti. Cosa normale per chi ha agito non prevedendo di arrivare all'omicidio.

Ovviamente si tratta di congetture. Importante sarà l'esito dell'autopsia - che si dovrebbe svolgere domani o dopodomani - per cominciare a capire di che omicidio si tratti. Mai come in questo caso quel corpo inanimato e martoriato potrà dire tante cose al medico legale e agli investigatori. Ed è importante anche individuare il luogo in cui Ingrosso è stato ammazzato, I carabinieri escludono che sia stato ucciso dietro quella casa di via Pesce Luna, angolo con via del Riccio, a Casalabate, dove ieri mattina verso le 8 il proprietario ha trovato il corpo. Era a faccia in giù, nudo, insanguinato e annerito in varie parti da bruciature. I carabinieri ipotizzano che Ingrosso venerdì, subito dopo aver chiuso l'officina situata in via Salvo D'Acquisto, di fronte ad un panificio, non ha fatto in tempo a chiudere lo sportello della sua vettura.

Bloccato da almeno due persone, è stato costretto a salire sulla loro vettura e condotto non si sa dove. Forse proprio a Casalabate, magari in una villetta, lontana da occhi e orecchi indiscreti, ma non molto distante da dove poi il cadavere è stato abbandonato. Ipotesi confortata dal fatto che appare impossibile che gli assassini se ne siano andati in giro con un cadavere in macchina alla ricerca di un posto in cui disfarsene.

Due le ipotesi. La prima è che sia stato ammazzato a colpi di pistola sparati in faccia perché lo scopo del sequestro era eliminarlo, ma se così fosse avrebbero organizzato tutto prima per bene e quindi avrebbero fatto sparire il corpo, invece di lasciarlo in un luogo dove non sarebbe passato inosservato. La seconda è che non lo si voleva ammazzare. E' stato minacciato, picchiato. Potrebbe esserci stata una reazione del fabbro. Poi i colpi alla testa e quindi la morte. A quel punto chi l'ha ucciso non può lasciarlo dove è avvenuto il fatto; se ne deve disfare e lo fa abbandonandolo non molto lontano. Poi ripulisce il luogo in cui è avvenuto l'omicidio, cerca di cancellare ogni traccia e fa sparire l'arma, e ritorna nella vita di tutti i giorni, sperando di non avere lasciato tracce.

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