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“Lavorano come pazzi con l’erba: gente del Paradiso con quelli di Carovigno"

Spunta un misterioso confidente nell’inchiesta sulla marijuana dall’Albania a Brindisi: “Scaricano a Giancola almeno una tonnellata, una volta hanno fatto avaria. L’imbarcazione è in un cantiere di Brindisi”. Un brindisino resta a piede libero, intercettazioni e video della Finanza

BRINDISI – “Vedi che stanno lavorando come pazzi con l’erba, gente del Paradiso assieme a quelli di Carovigno. Ogni volta caricano almeno una tonnellata e scaricano a Giancola”. Quel che doveva restare coperto dal segreto per evitare gli arresti, è stato invece consegnato a un militare della Guardia di Finanza, sezione navale di Brindisi, da un confidente. Qualcuno, un uomo residente in città, ha parlato e anche parecchio rivolgendosi al finanziere, diventando di conseguenza “fonte” che ha dato avvio alle indagini con richiesta di custodia in carcere per i brindisini Giuseppe Vantaggiato, Maurizio Muscogiuri e Maurizio Carratta.

Il pm Valeria Farina ValaoriIl pubblico ministero Valeria Farina Valaori (nella foto) aveva chiesto l’arresto anche per Michele Muscogiuri, figlio di Maurizio, ma il giudice per le indagini preliminari del Tribunale, Paola Liaci, ha rigettato l’istanza non ritenendo in questo caso concreto il pericolo di reiterazione del reato, evidenziato per gli altri tre. Michele Muscogiuri, quindi, resta indagato a piede libero con identiche accuse mosse nei confronti del padre e degli altri, in concorso con il brindisino Domenico Pascariello e con l’albanese Besmir Hameti, questi ultimi arrestati in flagranza di reato lo scorso 11 gennaio, dai finanzieri, per aver “introdotto nel territorio dello Stato italiano” un imponente quantitativo di marjiuana. Nel capo di imputazione sono contestati “1.900 chilogrammi, al lordo dell’imballaggio” . Pascariello e Hameti sono ancora in carcere.

Stando a quanto si apprende dagli atti dell’inchiesta, nove giorni prima degli arresti, la “soffiata” ai finanzieri è arrivata nove giorni prima dell’arresto. Il misterioso confidente ha fatto  riferimenti precisi all’uso di una imbarcazione di nove metri con due motori fuoribordo impiegata per le traversate in Albania, con partenza dalle coste fra Brindisi e Carovigno.

“A dicembre hanno fatto altri due viaggi”, sostiene il confidente. “Anche ieri mattina sono partiti per fare un viaggio ma hanno fatto avaria e sono dovuti rientrare. Ora lo scafo è in un cantiere di Brindisi”. Il nome del cantiere è leggibile nel provvedimento di arresto essendo stato consegnato dal confidente. Ed è nel cantiere che i finanzieri hanno avviato accertamenti, chiedendo l’acquisizione dei registri di transito così come delle immagini registrate dalle telecamere del sistema di videosorveglianza, elementi ritenuti gravi indizi di colpevolezza a carico degli indagati, assieme al contenuto di alcune intercettazioni telefoniche e ambientali.

L’ascolto delle conversazioni è stato disposto all’indomani degli arresti di Pascariello e dell’albanese, dopo il sequestro dei telefonini in uso ai due: in rubrica c’erano una serie di utenze, molte delle quali intestate a uomini e donne residenti a Brindisi, alcuni di quali già conosciuti per coinvolgimenti nel traffico di sigarette di contrabbando. Erano i tempi in cui il capoluogo era diventato Marlboro city, al pari di Maurizio Carratta e Maurizio Muscogiuri. Le indagini non sono ancora state chiuse per cui non è escluso che nei prossimi mesi possa aumentare il numero degli indagati.

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