Cantiere rallentato dalle scoperte: "Ma qualcuno ora pensi a valorizzarle"

Lungomare, fine lavori rimandata a settembre, 41mila euro per la vigilanza archeologica sugli scavi. Ritardi anche per la scoperta di mura antiche, Negroamaro e Snim. Da ultimo il ritrovamento di resti umani medioevali. Parla lo storico Giacomo Carito, che esorta interventi conservativi

I resti umani ritrovati nei pressi di palazzo Cocotò, la zona del rinvenimento e Giacomo Carito

BRINDISI – Troppo ottimismo di fronte alla chiusura del cantiere sul lungomare prevista per la fine del mese: il tratto da via Montenegro sino al piazzale Lenio Flacco resterà off-limits per lavori sino al primo settembre (almeno) per una combinazione di imprevisti. Quattro, stando a quanto sostiene il Comune, qualcuno per la verità da mettere in conto se si considera che appena si scava, rispunta il passato della città.

Prima di tutto, la ditta titolare dell’appalto, la Srl “Costruzioni Giulisa” di Afragola, in provincia di Napoli, ha dovuto fermarsi di fronte ad  operazioni di scavo avvenute già la scorsa primavera, nel mese di marzo, che portarono alla scoperta di “struttura murarie che ricadono sotto il controllo della Sovrintendenza ai Beni archeologici, a prosecuzione di quelle già emerse in passato”: la prima ragione del rallentamento è stata indicata – nero su bianco – dal dirigente del settore Ecologia, controllo e risanamento ambientale, Fabio Lacinio, nella determina con cui proprio ieri ha concesso la proroga chiesta dall’amministratore unico della società, Domenico Minichini, l’8 giugno scorso.

Si apprende così che la “stessa Sovrintendenza sta procedendo giornalmente alla pulizia e al rilievo delle strutture emerse, limitando la produzione in cantiere”. E spunta un’ulteriore voce di spesa nel quadro economico dei lavori di “riqualificazione urbana del lungomare Regina Margherita”, stralcio numero 4 (quello relativo al tratto finale): “vigilanza archeologica” per 41.240 euro. Somma che rientra nel totale pari a 2.216.062 euro e 96 centesimi. Tanto è il costo dell’operazione, aggiudicata in via definitiva il 6 luglio 2013, dopo un ribasso del 28,61 per cento.

zona ritrovamento restiù-2Non solo. Si scopre che la seconda causa del rallenty sono i “lavori di scavo e posa in opera delle tubazioni fognarie e idriche in area di cantiere eseguite dall’Acquedotto pugliese per consentire un allaccio privato”, quello necessaria all’abitazione in ristrutturazione che si affaccia nella piazzetta Giacomo Alberone. Ancora, si viene a conoscenza, sempre leggendo la determina, che c’è stata una “limitazione al traffico dei mezzi pesanti in viale Regina Margherita” in occasione dello “Snim e del Wine festival che limita l’approvvigionamento dei materiali in cantiere”.

Da ultimo, più esattamente dal 16 giugno, la scoperta di resti di tre scheletri umani che si ritiene siano risalenti al periodo Medioevale e dei quali, al momento, non è dato sapere altro. Probabilmente neppure sarebbe stata comunicata la notizia, se non ci avesse pensato il presidente della sezione brindisina “Nuovo ordine italiano dell’Iride”, Stefano Edoardo Erario, noto perché autore di una richiesta di “danni” simbolici per la perdita della seconda colonna romana niente di meno che ai reali di Spagna.

Sono suoi, infatti, i primi scatti dei resti, nonché la richiesta di capirne la storia e il destino nell’interesse dei brindisini. E non sembra affatto intenzionato a lasciar passare sotto silenzio l’ultimo ritrovamento, sul quale si è messo al lavoro il professore Giacomo Carito, presidente della sezione locale della società “Storia patria per la Puglia”, lui stesso un libro vivente. “I resti risalgono con molta probabilità al XIII-XIV secolo e sono l’esempio evidente di una inumazione a fossa”, spiega. “Tenuto conto del punto in cui sono emersi e della circostanza che gli scavi sono avvenuti a pelo di terra, visto che la trincea non è alta più di un metro, è ragionevole pensare che l’area sia quella un tempo annessa alla chiesa nota con il titolo di San Giovanni dei Greci”.

“Il rinvenimento di resti umani in prossimità di luoghi di culto, protrattosi per tutto il Medioevo, si spiega con l’uso di adibire ad aree sepolcrali la terra consacrata che si denominò sagrato, termine ancor oggi usato ma con un significato diverso”, ricorda lo storico brindisino. “Più esattamente, stando ai documenti, lì c’era un complesso articolato in un vero e proprio ospedale, una struttura ricettiva per i pellegrini, un arsenale che serviva perché nel periodo invernale le barche venivano portate a terra per la manutenzione e la chiesa e che dovrebbe coincidere con l’attuale Casa del turista. Non va dimenticato, tra l’altro, che la Puglia e Brindisi in particolare erano base logistica da cui partivano i rifornimenti annonari verso i presidi cristiani in area siro-palestinese. Tutta la zona pervenne ai cavalieri oggi detti di Malta, dopo la soppressione del Tempio”.

Giacomo Carito-2I documenti raccontano anche altro: “Nel 1800 la chiesa venne acquistata da un greco di nome Spiros Cocotò che era un grande commerciante di carbone: decise di demolire tutto per costruirvi un palazzo che è quello che c’è ancora e dove ha sede, tra le altre attività, l’agenzia Poseidone. Dall’altra parte, nella zona del villaggio pescatori c’era una villa con il suo nome, divenuta ora un condominio”.

“E’ una storia suggestiva quella di Brindisi, che si può leggere attraverso la sequenza stratigrafica di ciò che gli esperti stanno rispolverando in queste ore e che, come è già successo, andranno cancellate con un fiume di cemento. Certo, dalla Sopraintendenza fanno sapere che il recupero dei resti umani sarà completato, ma ci si chiede legittimamente se tutta l’area di viale Regina Margherita meritasse un progetto diverso, teso alla valorizzazione di una storia millenaria che tenta di emergere metro dopo metro”, aggiunge Carito.

“Non si tratta sempre di scelte facili e, di solito, si preferisce lasciare solo una memoria scritta di quanto è stato riportato alla luce, ma i reperti che l’intero Lungomare Regina Margherita sta restituendo, meritano un’attenzione che non può essere più gestita dalle amministrazioni locali se alla fine, queste, si limitano solo a coprire”.

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