Martedì, 19 Ottobre 2021
Cronaca

Le avvocatesse contro il Comune anche per discriminazione di genere

Prima il decreto ingiuntivo per le parcelle non pagate, ora il ricorso per "discriminazioni di genere" perché le donne avvocato al Comune di Brindisi sono state escluse da posizioni di vertice: le due avvocatesse interne al Palazzo hanno portato l'amministrazione cittadina davanti al giudice del lavoro per chiedere il rispetto delle pari opportunità

BRINDISI – Prima il decreto ingiuntivo per le parcelle non pagate, ora il ricorso per “discriminazioni di genere” perché le donne avvocato al Comune di Brindisi sono state escluse da posizioni di vertice: le due avvocatesse interne al Palazzo hanno portato l’amministrazione cittadina davanti al giudice del lavoro per chiedere il rispetto delle pari opportunità.

Il contenzioso. Il nuovo nodo legale che riguarda Emanuela Guarini e Monica Canepa sarà affrontato in udienza a giugno ma già sta facendo discutere tra i corridoi degli edifici che ospitano gli uffici comunali, dal momento che si tratta – a quanto pare – del primo caso di contestazione che poggia le basi su una presunta discriminazione in base al sesso in seno a un’amministrazione pubblica, per lo meno a queste latitudini. Tutt’altro che retaggio del passato, negli ambienti comunali stando al contenuto del ricorso. Loro, donne, avvocato, in forza al Comune di Brindisi nel settore Affari legali, sostengono di essere penalizzate a differenza di quanto avverrebbe per i colleghi uomini.

Se effettivamente ci sono gli estremi per affermare una simile violazione, sotto forma di discriminazione di genere, sarà il giudice del lavoro a stabilirlo con sentenza. Per il momento di certo c’è che l’Ente non si è ancora costituito in giudizio con un avvocato. La decisione spetta alla giunta, su proposta dell’assessore titolare della delega al Personale. Ci saranno, invece, le due avvocate che dal canto loro possono contare sul sostegno delle consigliere regionali alle Pari opportunità, Serenella Molendini e Teresa Zaccaria (supplente), le quali hanno preso a cuore la storia lamentata nei mesi scorsi.

Le consigliere. Sono, infatti, le due consigliere baresi ad aver dato ufficialmente voce alla situazione delle due avvocatesse brindisine: Molendini e Zaccaria, nominate con decreto del Ministro del Lavoro e delle Pari opportunità, su designazione della Regione Puglia, hanno dapprima scritto al sindaco del Comune di Brindisi, Mimmo Consales, e per conoscenza al dirigente del settore Risorse Umane, Angelo Roma (ad interim) nella speranza di ottenere una risposta. Niente da fare. La replica dell’Amministrazione non è arrivata.

A quel punto le consigliere in qualità di figure istituzionali che  rappresentano il “presidio” del mercato del lavoro dal punto di vista delle Pari opportunità hanno deciso di passare all’azione. Quella legale. E hanno fatto ricorso in Tribunale, chiedendo una pronuncia al giudice del lavoro ricostruendo la storia ritenuta particolare che si sarebbe venuta a creare all’interno dell’ambiente lavorativo del Comune di Brindisi.

Alta professionalità. Qui poco spazio sarebbe riconosciuto alle professionalità femminili. Non ci sono donne dirigenti, né tanto meno donne a cui è stata riconosciuta l’alta professionalità. O meglio: da almeno un anno a questa parte nessun lavoratore di sesso femminile ha ottenuto un simile riconoscimento. Prima, invece, le due avvocatesse Guarino e Canepa, erano state individuate come figure altamente qualificate e in quanto tali potevano contare su un riconoscimento economico in aggiunta alla busta paga ordinaria.

Con l’ultima delibera della Giunta Consales l’esecutivo, infatti, ha disposto di “individuare le alte professionalità nelle figure di avvocato, pari a due unità, presso il settore Legale” allo scopo di “valorizzare i tratti specialistici, l’abilitazione e l’esercizio professionale come arricchiti e implementati all’interno dell’Ente” nonché “per la loro funzionalità alla scelta organizzativa che internalizza il contenzioso legale”.

Il riconoscimento non è stato rinnovato a luglio 2014. Né tanto meno delle due avvocatesse il Comune si sarebbe ricordato al momento della scelta del dirigente dell’Ufficio, poiché è stato nominato quale responsabile l’avvocato Francesco Trane, lo stesso che al momento ha la responsabilità della società partecipata Multuservizi.

Trane resta dirigente fuori pianta organica, vale a dire di nomina sindacale. E le due colleghe, donna, restano fuori. Pronte a dire la loro in un’aula di giustizia. L’unica strada da percorrere davanti al silenzio del datore di lavoro. Il Comune di Brindisi, già destinatario di un decreto ingiuntivo a sostegno delle ragioni delle avvocatesse.

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