Cronaca

Potrebbe spostarsi verso la costa della Puglia la fuga dalla Siria

Se l'Unione europea non scioglierà rapidamente il problema della corsa alla chiusura delle frontiere all'immigrazione, che sta lacerando i rapporti tra gli stati membri, come accade in queste ore tra Grecia ed Austria con il richiamo ad Atene per consultazioni dell'ambasciatore ellenico a Vienna, l'intero teatro dell'emergenza potrebbe spostarsi nei prossimi mesi dall'Egeo al Canale d'Otranto

BRINDISI – Se l’Unione europea non scioglierà rapidamente il problema della corsa alla chiusura delle frontiere all’immigrazione, che sta lacerando i rapporti tra gli stati membri, come accade in queste ore tra Grecia ed Austria con il richiamo ad Atene per consultazioni dell’ambasciatore ellenico a Vienna, l’intero teatro dell’emergenza potrebbe spostarsi nei prossimi mesi dall’Egeo al Canale d’Otranto, aprendo per l’Italia un secondo fronte dopo quello del Canale di Sicilia. Le province di Brindisi e Lecce diventerebbero come Lampedusa, tornando ad una stagione non molto lontana, quella degli anni Novanta prima con la grande fuga dall’Albania, poi con un vero e proprio traffico organizzato di migranti gestito dalle mafie di Valona.

Non bisogna dimenticare che quella rotta può essere riaperta, e che già all’epoca era alimentata da profughi mediorientali, iracheni, afghani, ed anche nordafricani. La pressione dei migranti che si stanno ammassando in Grecia, dove il governo è deciso nel fare sapere all’Europa che non ha intenzione di trasformare il paese in una “prigione di anime” intrappolate dal blocco delle frontiere deciso dagli altri paesi balcanici e dal contingentamento minimo annunciato da altri stati membri (come appunto l’Austria, che con l’inasprimento dei controlli rischia di paralizzare anche il traffico merci al Brennero), si potrebbe dunque scaricare sulla sponda dell’Albania, ma in misura molto più massiccia rispetto a venti anni fa.

pattugliatore finanza roan bari-2Il cammino di centinaia di chilometri dei siriani in fuga dalla guerra potrebbe spostarsi verso le montagne dove si trovano i valichi tra Grecia ed Albania, e arrivare sino alla costa di Valona dove le organizzazioni criminali – che possono dare punti a quelle libiche – hanno uomini e mezzi per costruire in breve tempo il nuovo traffico. Sono almeno centomila, si calcola, le “anime” in cerca di un varco verso l’Europa Occidentale, soprattutto Germania, Paesi Bassi, Inghilterra e Scandinavia, dove vogliono andare, pronti ad attraversare a piedi anche l’Italia.

Il Canale d’Otranto non è meno insidioso del Canale di Sicilia, e le rotte sono altrettanto rischiose anche se più brevi. Un simile scenario comporterebbe lo spostamento nel Basso Adriatico e nello Ionio di parte del dispositivo di Frontex, con in prima linea i porti di Brindisi e Otranto, la Guardia Costiera e i reparti aeronavali della Guardia di Finanza, la Marina Militare e, fa sapere sempre in queste ore l’Alleanza atlantica, anche la Nato sarebbe pronta a fare la propria parte con uomini, tecnologie, navi ed aerei.

Questa sarebbe la prima linea, per il contrasto al traffico e il soccorso. Poi c’è il problema della seconda linea, quella dell’accoglienza e dello smistamento, complicata nei tempi di permanenza dallo stesso problema che sta strozzando oggi la Grecia: la chiusura parziale delle frontiere. Solo su un punto la situazione sarebbe diversa rispetto all’interfaccia Sicilia-Libia: in Albania l’Europa può intervenire molto più facilmente per sostenere sul campo la lotta ai trafficanti di uomini, ma il paese delle Aquile ha molte meno risorse di Grecia e Italia per sostenere l’urto dei centomila.

Quindi sarebbe comunque crisi, emergenza, che non modificherebbe certo la vita, il lavoro e l’economia delle province di Brindisi e Lecce, ma le renderebbe comunque un teatro di operazioni esposto anche all’andamento delle decisioni politiche internazionali. Bisogna essere pronti, perché sono sempre più concrete le previsioni su questa possibile “variante Puglia” del grande flusso umano dai teatri di guerra verso l’Europa. Pronti anche alla complessa opera di filtraggio che deve isolare, tra migliaia e migliaia di famiglie in fuga, gli infiltrati del terrorismo. Avvisaglie ce ne sono sempre state, dell'attività rimasta sulle rotte tra Grecia, Albania e i litorali di Lecce e Brindisi, come dimostrano le operazioni coondotte in mare in questi anni. Una attività minima, quasi sotto traccia, che dimostra però come il varco sia sempre stato aperto e considerato come opzione possibile dagli scafisti.

Si parla di

In Evidenza

Potrebbe interessarti

Potrebbe spostarsi verso la costa della Puglia la fuga dalla Siria

BrindisiReport è in caricamento