Cronaca

"L'ambiente ricorda quello dell'omicidio Tedesco, litigi in famiglia vengono chiariti con le armi"

Dinapoli: "Si ha la sensazione di occupare lo stesso spazio con frange della comunità brindisina che ragionano in materia diversa da noi"

BRINDISI – “Questo è un ambiente in cui i litigi in famiglia richiedono un chiarimento e questo chiarimento lo si fa con le armi”. Queste le dichiarazioni del procuratore capo di Brindisi, Marco Dinapoli, riguardo al contesto in cui è avvenuta la gambizzazione verificatasi lo scorso 30  maggio in via Benvenuto Cellini, al rione Sant’Elia, i cui presunti responsabili (Mario Salvatore Volpe, Gianluca Volpe e Burim Tatani) sono stati arrestati stamani dai carabinieri della compagnia di Brindisi, in esecuzione di un’ordinanza di custodia cautelare firmata dal gip Maurizio Saso, su richiesta del pm Pierpaolo Montinaro.

Dinapoli ha fatto un parallelismo fra il ferimento di Giuseppe Caputo e Cosimo Iurlaro e l’omicidio di Cosimo Tedesco, avvenuto l’1 novembre 2014 in una palazzina di piazza Raffaello, sempre al culmine di un dissidio fra famiglie per futili motivi. “Colpisce il fatto che l’ambiente in cui è maturata questa vicenda – spiega Dinapoli – ricordi da vicino quello dell’omicidio Tedesco. L’offesa familiare richiede una spiegazione immediata: è una sub cultura che caratterizza questo ambiente”.

Dinapoli rimarca il fatto che “c’erano tante persone sul posto e affacciate al balcone a vedere questa scena, ma nessuno si è presentato per rendere dichiarazioni”. Dinapoli parla di atteggiamento omertoso anche da parte dei due feriti e persino all’interno dell’ospedale, dove qualcuno ha fornito “suggerimenti su come sottrarsi alle indagini”. “Evidentemente – dichiara Dinapoli - era uno che non faceva il tifo non per noi (gli inquirenti, ndr), ma per altri”. “Si ha la sensazione – conclude il procuratore - di occupare lo stesso spazio con frange della comunità brindisina che ragionano in materia diversa da noi”. 

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