Cronaca

Massiccio boicottaggio delle prove Invalsi da parte delle famiglie

E’ arrivata anche a Brindisi la protesta contro i test “Invalsi”, indetti dall’istituto nazionale per la valutazione del sistema educativo dell’istruzione. In diverse scuole primarie della città, ma anche della provincia le prove in programma ieri (mercoledì 6 maggio) e oggi (giovedì 7 maggio) sono state boicottate proprio dalle famiglie che hanno preferito non accompagnare i figli a scuola

BRINDISI - E’ arrivata anche a Brindisi la protesta contro i test “Invalsi”, indetti dall’istituto nazionale per la valutazione del sistema educativo dell’istruzione. In diverse scuole primarie della città, ma anche della provincia le prove in programma ieri (mercoledì 6 maggio) e oggi (giovedì 7 maggio) sono state boicottate proprio dalle famiglie che hanno preferito non accompagnare i figli a scuola. 

Aule completamente vuote o quasi in segno di disapprovazione. E’ accaduto nell’istituto comprensivo “Paradiso-Tuturano”, guidato dal preside Salvatore Amorella, in quello di Santa Chiara, sotto la dirigenza della professoressa Elvira D’Alò, e presso l’istituto comprensivo Bozzano presieduto dal professore Girolamo D’Errico.

Gli studenti, infatti, scattata l’ora X delle prove Invalsi, hanno scelto di non entrare in classe: nella giornata di ieri coloro che si sono assentati hanno disertato la prova di lettura (valida solo per le seconde primarie)  e quella di italiano (valida per la seconde e quinte primarie), mentre oggi è stata la volta del test di matematica (seconde e quinte primarie)  e del questionario studente (rivolto solo alle quinte primarie).

Malgrado questa astensione collettiva, vale la pena precisare, che tutti i ragazzi che, al contrario, se pure in pochi, hanno solcato la soglia della loro scuola hanno, invece, affrontato regolarmente le varie esercitazione così come previsto nel regolamento. A ciò, va aggiunto, che solo nel plesso “Paradiso-Tuturano” gli insegnanti, dopo aver firmato un documento, attraverso il quale hanno rinunciato anche al compenso extra che gli sarebbe stato riconosciuto nell’ambito di una contrattazione d’istituto con i vari sindacati, si sono rifiutati di correggere le prove sia ieri che oggi.

“La protesta c’è stata anche nella nostra scuola – ha affermato  il preside Salvatore Amorella - , ma in qualità di dirigente non sento di dover prendere alcun provvedimento contro i ragazzi perché anche io credo nella poca utilità di questi test. Sono esercitazioni la cui forma di valutazione indubbiamente è oggettiva, però, non sempre è corretta. Le capacità di uno studente emergono molto meglio quando egli  affronta  una prova orale,  è in quel caso che l’insegnante capisce realmente chi ha di fronte e impara a conoscere bene i suoi alunni.”

Era giusto che i ragazzi entrassero a scuola. A pensarla così la professoressa Elvira D’Alò. “Nel bene e nel male sono test questi che si inseriscono in un sistema nazionale di valutazione – ha spiegato - . La nota negativa di tutto ciò sta solo nel lavoro che gli insegnanti svolgono senza essere retribuiti.  Non ho assolutamente trovato giusto che i genitori abbiano lasciato i figli a casa in quanto credo che i  bambini non debbano essere coinvolti in alcun modo in queste battaglie, non ha alcun senso visto che per loro si tratta pur sempre di studio e che, come è accaduto in questo caso, erano stati ampiamente preparati dai docenti per affrontare le singole prove.”

Sulla stessa linea il preside D’Errico che affermato: “Sia ieri che oggi sono entrati davvero in pochi. Penso che questa sia una protesta che non abbia molto senso, ma non ci resta che prenderne atto. In ogni caso,  per i ragazzi presenti tutto si è svolto regolarmente: loro hanno affrontato le prove e gli insegnanti le hanno corrette come previsto dalla legge.”

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