Domenica, 17 Ottobre 2021
Cronaca

Tra corruzione e turni di servizio accorciati: la doppia vita dei forestali arrestati

I carabinieri della compagnia di Brindisi hanno registrato, fotografato e filmato tutto: anche i colloqui in auto dove gli indagati pensavano di essere al sicuro. L'ambiente svenduto per qualche sacchetto di mozzarelle. Le ore rubate al servizio

BRINDISI – “Porta un gelato”, “serve una trave da 50”, “porta un caffè”: frasi in codice che per l’accusa hanno un unico sottotitolo, ossia mazzette che gli imprenditori di Brindisi, sia Vittorio Greco, arrestato, che l’altro rimasto a piede libero, pagavano a Gianfranco Asciano, agente della Forestale finito in carcere.

Corruttori i primi, corrotto il secondo perché “l’amore sempre in due si fa” e comporta anche, talvolta, il pagamento della spesa. “Quello entra, sceglie e paga l’altro”. Non solo il caffè, ma buste di mozzarelle, ricariche telefoniche e buoni benzina. Tutto detto al telefono e ascoltato in diretta. Tutto finito nell’ordinanza di custodia cautelare eseguita questa mattina dai carabinieri nell’ambito dell’inchiesta che ruota attorno al Corpo della Forestale di Brindisi, in cui sono indagate nove persone, sei delle quali arrestate.

Ancora un episodio di abbandono illegale di rifiuti speciali-2Gli arrestati. Custodia in carcere per Gianfranco Asciano, 41 anni, nato a Brindisi ma residente a Carovigno, sino a poco tempo fa in servizio presso la Forestale di Brindisi e poi trasferito a Ostuni e per l’imprenditore Vittorio Greco, 55 anni, di origine barese, ma residente da tempo a Brindisi, dove ha avviato una società in accomandati semplice assieme ai figli, che opera nel settore della movimentazione di terra e materiale edile. La sas si chiama “Greco Scavi Brindisi” di cui è gestore di fatto poiché il socio accomodante è il figlio, rimasto a piede libero assieme al fratello. Indagato a piede libero anche l’imprenditore che con il suo racconto ai carabinieri ha dato l’input all’inchiesta.

Arresti domiciliari per Domenico Galati 40 anni, nato a Tricase e residente a Surano, in provincia di Lecce; Giovanni Bray, 37 anni, nato e residente a Martignano, in provincia di Lecce, e i fratelli Massimo e Giovanni Rosselli, 45 anni, entrambi nati a Ostuni, il primo residente a Ceglie Messapica, l’altro nella Città Bianca, dove era responsabile della stazione del Corpo Forestale dello Stato.

Gli incontri e le intercettazioni. Si incontravano al bar, spesso uno di quelli che si trova alle porte di Brindisi,  vicino al negozio di latticini, o poco più in là della sede della Forestale o ancora davanti alla caserma della Guardia di Finanza, per parlare vis à vis oppure usavano schede telefoniche intestate a parenti, perché se da un lato avevano timore di essere intercettati, dall’altro erano convinti che gli escamotage potevano funzionare. “Non hanno potuto sentire”.

Si sbagliavano in entrambi i casi perché sono stati sentiti eccome: “ Porta un gelato” ha detto in auto l’imprenditore che adesso risulta indagato a piede libero ad Asciano, finito in carcere, una volta che si sono incontrati in auto. Al “grazie” dell’agente della Forestale ha fatto seguito il “ti voglio bene” del corruttore mentre in sottofondo i carabinieri ritengono di aver ascoltato il “fruscio delle banconote”, grave indizio della corruzione contestata.

Qui venivano bruciati i rifiuti speciali-2E ancora: “Se mi dici di sì, lo faccio”. Quindi via libera all’abbandono dei rifiuti, come quelli derivanti dai lavori edili in un cantiere aperto al quartiere Casale: “Se vi ferma qualcuno, subito mi chiamate, capito?” Ma gli operai degli imprenditori non erano affatto d’accordo, stando a quanto emerge dalle intercettazioni, come l’ambientale in cui si sente dire a un ragazzo che lavorava per il costruttore  rimasto libero: “Dove stiamo andando? Speriamo Dio che ti arrestano, questo pensa di essere il padrone”. “Questi papielli fanno”.

Dall’album fotografico a corredo delle intercettazioni, emergono i presunti regali in favore di Asciano, oltre al denaro: l’imprenditore è stato immortalato mentre consegna  ad “Asciano due buste contenenti latticini” comprati poco prima in un negozio vicino.

Corruzione.  Asciano è accusato di corruzione per atti contrari ai doveri d’ufficio “per avere, con più azioni di un medesimo disegno criminoso, nella sua qualità di assistente del Corpo forestale dello Stato, in servizio d Brindisi, ricevuto” dal gestore di fatto di “una ditta edile individuale” (con sede a Brindisi e intestata a una donna, ndr) denaro per un importo complessivo pari a 2mila euro e altre utilità come generi alimentari, ricariche telefoniche”.

Asciano, inoltre, “in più occasioni rilevava notizie riservate inerenti i turni di servizio delle pattuglie del comando di appartenenza omettendo di redigere i verbali di contestazione per la violazione della normativa ambientale”. Tutto “fino al mese di luglio 2014”

Quanto all’altro imprenditore, risulta indagato a piede libero dopo aver denunciato egli stesso la propria condotta, motivo per il quale si rende necessario celare la sua identità sino al processo: in aggiunta alla contestazione di essere stato il corruttore dell’agente della Forestale, Asciano, è accusato di concorso in trasporto e abbandono illecito di rifiuti speciali, così come di combustione illecita.

Rifiuti abbandonati da un camion di Vittorio Greco-2Corruzione contestata e costata l’arresto dell’altro imprenditore, Vittorio Greco, ritenuto anche lui corruttore di Asciano: in questo caso, secondo quanto si legge nell’ordinanza di custodia, le altre utilità in aggiunta al denaro sarebbero pagate sotto forma di “buoni benzina” per ottenere la complicità del pubblico ufficiale e riuscire, di conseguenza, ad abbandonare i rifiuti e, alcune volte, anche a bruciarli in zone di campagna.

Peculato. L’accusa di peculato è stata mossa nei confronti di Massimo Rosselli e Gianfranco Asciano “per essersi appropriati di circa 400 cartucce di cui avevano il possesso per ragioni d’ufficio e comunque per servizio, facenti parte di un lotto di munizioni, oggetto di un provvedimento di  confisca e ordine di distruzione emesso dal Tribunale di Brindisi, ufficio del Gip, alla cui esecuzione erano stati delegati mediante consegna al nucleo artificieri della questura di Bari.

Fatto avvenuto – si legge – a febbraio 2011. I due della Forestale, inoltre, sono accusati di falsità ideologica perché “al fine di realizzare ovvero occultare la condotta precedente  consegnavano a un ispettore della Forestale di Bari 1650 cartucce dichiarando che ammontavano a 2050.

Nei confronti di Asciano e di Galati la Procura contesta anche il codice di comportamento dei dipendenti pubblici per aver usato in maniera “sistematica e prolungata, per fini personali, utenze telefoniche loro assegnate per ragioni di ufficio con contratti non a forfait al di fuori dei casi di urgenza o di autorizzazioni: la contabilità tenuta dai carabinieri è arrivata a quota 172 per Asciano dal 24 febbraio 2014 al 25 giugno 2015 e 43 contatti per Galanti dal primo aprile 2013 sino al 4 giugno dell’anno successivo.

La condotta sarebbe stata cosa nota a tutti: “Viene chiamato per i carciofi, per i peperoni, per i vasetti, con il telefono di servizio”. E che potesse accadere di essere scoperti lo sapevano: “Possiamo essere coinvolti tutti”.

Una delle vasche dove venivano bruciati i rifiuti speciali-2Truffa. Tutti e cinque gli agenti del Corpo forestale dello Stato sono accusati di concorso in “Truffa aggravata ai danni dello Stato e false attestazioni o certificazioni” in relazione al fatto che avrebbero “attestato falsamente, con modalità fraudolente, la loro presenza in servizio” e in tal modo avrebbero tratto in errore il “Ministero delle politiche agricole, alimentari e forestali” nel conteggio e nel riconoscimento dello stipendio, sia per il lavoro ordinario che per ore di extra. Nel corso delle indagini sono stati acquisiti i brogliacci di servizio  e il registro di istituto “compilato e sottoscritto dal comandante di stazione, Giovanni Rosselli”.

Le assenze. In totale, stando ai conteggi, 34 ore di assenza dal servizio sarebbero state maturate da Asciano, 47 da Bray, 39 da Galati e 86 da Massimo  Rosselli mentre per il fratello sarebbero state pari a 24. “Condotta aggravata dall’aver commesso il fatto in violazione ai doversi inerenti una funzione pubblico e con abuso di relazione d’ufficio e di prestazioni d’opera” dall’agosto 2013 sino a giugno dell’anno successivo.

Timore di essere scoperti e speranza di riuscire a farcela, anche in questo caso tutto intercettato: “Non penso che fottono i colleghi per gli orari spero, i carabinieri”. E ancora: “Siamo sempre in difetto ogni giorno”, dicono Galati e Bray, residenti nel Leccese, facendo riferimento – sostiene il pm – al fatto che “fosse loro abitudine interrompere il servizio alle 18,45 pur essendo in turno sino alle 20 per andare in stazione, prendere il treno” e rientrare a casa. “Lo facevano anche quando tornavano in auto”. “Chi lavora a Brindisi non sta in difetto come noi”.

Rilevante è ritenuta anche una conversazione tra i fratelli Rosselli: “Dopo l’acquisizione dei documenti qua da parte di De Nozza (il pm inquirente, ndr) Domenico mi ha detto meno male che a Brindisi è arrivato….(segue il nome di un agente non indagato, ndr) sennò ci arrestavano tutti e tre”. Come è accaduto. A nulla sono valsi i ragionamenti, intercettati anche questi, sulla conseguente sospensione dal servizio o sul trasferimento.

Il comando provinciale carabinieri di BrindisiL’indagine. L’inchiesta è partita il 2 novembre 2013 con l’informativa dei carabinieri del Nucleo operativo e radiomobile della compagnia del capoluogo,  nella quale sono state riportate le dichiarazioni rese dall’imprenditore di Brindisi gestore della ditta edile con sede a Brindisi agli stessi militari il 17 ottobre precedente. Ma “rifiutava che venissero verbalizzate”.

Cosa riferì? “Segnalava una serie di comportamenti anomali di alcuni appartenenti al Corpo forestale dello Stato di Brindisi e in particolare di Asciano”, da qui l’avvio delle intercettazioni che non solo portavano ad appurare quanto riferito dell’imprenditore ma andavano “ben oltre, nel senso di porre in evidenza, il pessimo funzionamento del comando di Brindisi e il coinvolgimento di quasi tutti i componenti dello stesso nelle attività delittuose”.

Gli ultimi appunti investigativi sono arrivati sul tavolo del pm il 6 febbraio 2015 e confermano secondo il gip “un quadro di estrema gravità” riscontrato praticamente in diretta perché man mano che c’era l’ascolto delle conversazioni, venivano svolti i pedinamenti. Il sequestro. Il gip ha disposto il sequestro, a scopo preventivo, dei seguenti mezzi: un Fiat Iveco Magirus 330, un Fiat 300, un cingolato dotato di benna escavatrice di proprietà della Greco  Scavi e due Fiat Daily della ditta dell’altro imprenditore.

“Nel caso in cui i mezzi dovessero essere confiscati, a conclusione del processo, chiederemo che vengano donati alla Protezione civile”, ha detto il procuratore capo della Repubblica, Marco Dinapoli che ha ribadito fiducia agli uomini del Corpo forestale dello Stato. “E’ un episodio addebitabile a singole persone e non all’insieme che dimostra di lavorare per lo Stato ogni giorno”.

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