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Le lacrime non bastano: ora l'Italia cambi registro, senza ulteriori deroghe

Lamiere accartocciate di vagoni sventurati, arrampicati l'uno sull'altro in una campagna immensa, quieta d'estate dove il silenzio è interrotto dall'instancabile frinio dei grilli e cicale, da sempre abitanti di queste terre mediterranee

Lamiere accartocciate di vagoni sventurati, arrampicati l’uno sull’altro in una campagna immensa, quieta d’estate dove il silenzio è interrotto dall’instancabile frinio dei grilli e cicale, da sempre abitanti di queste terre mediterranee. La pace a tratti noiosa delle campagne pugliesi è stata violentata da un incidente ferroviario che mostra il suo aspetto apocalittico: decine di vite spente da due treni che viaggiavano su un binario che unisce Andria e Corato.

Siamo del 2016 sì. Conosciamo i lati più nascosti del nostro universo, Giove e Plutone non sono più un mistero e neanche le comete su cui ci siamo poggiati con le nostre sonde. Eppure vi sono nel nostro paese, e non solo, centinaia di chilometri di tratte stradali e ferroviarie con la propria natura progettuale gelosamente e ignobilmente aggrappata a due secoli addietro. Il dazio che paghiamo è sotto gli occhi di tutti: madre e figlia abbracciate nella morte e superstiti che urlano nella “prova del silenzio” a voler stringere con ogni forza il loro salvataggio, stretti ad una vita che maltrattiamo ogni giorno.

Come è possibile tutto questo? Probabilmente vi è stato l’errore umano: due treni su un unico binario non ci cacciano, lo sanno anche i bambini, figurarsi gli ingegneri, forse è colpa della sorte, ma tutto questo non ci può bastare.

Non in Italia dove sono ancora fresche le lacrime dei 32 morti di Viareggio, dove ogni autunno si fanno i conti dei danni di montagne che vengono giù, e paese dove le scuole non sono forse i posti più sicuri dove far stare i nostri bambini. Montesquieu affermò che il carattere di un paese dipende dall’educazione che si può suddividere in “particolare”(l’apporto della  famiglia e della scuola) e “generale” che si riceve dalla società in cui si vive. Il connubio tra queste si esplica con l’avvio di cause di natura morale che caratterizzano il carattere e il funzionamento della società. 

Quindi è il caso di chiederci qual è il nostro carattere? Quanto siamo disposti a sopportare le scelte che conducono a questi esiti?
Non possiamo più tollerare che l’orgoglio nazionale esploda con manifestazioni di solidarietà quando la tragedia è già avvenuta. È encomiabile l’enorme afflusso di donatori di sangue così come di tutti i volontari medici e infermieri che sono accordi nelle campagne del barese, però non basta.

In tono provocatorio è come assistere all’operosità di un bambino nel nascondere perfettamente i cocci di un vaso rotto ed accontentarsi del suo rimorso. A prescindere dagli esiti delle indagini che appureranno probabilmente l’errore umano, rimarrà l’assurdità del binario unico in una zona geografica con infrastrutture inadeguate per i propri bisogni.

Per non parlare delle deroghe. Il treno partito da Andria viaggiava in deroga in quanto la linea locale non possiede gli standard di sicurezza previsti dall'Agenzia Nazionale per la Sicurezza delle Ferrovie. In effetti il termine deroga è la nostra parolina magica, pronta ad esser utilizzata quando bisogna chiudere un occhio, quando le leggi forse non sono così importanti. Forse non è un caso che dal 2005, ogni anno, il governo di turno vara un Decreto “Milleproroghe” come a dire “Ma sì sino ad adesso abbiamo scherzato, continuiamo a fare come abbiamo sempre fatto!”

E’ un vizio tutto italiano, come quello di addossare ad altri responsabilità made in italy perché, ed è il caso di ribadirlo, i fondi per modernizzare e potenziare la tratta ferroviaria in questione sono disponibili da quattro anni e provengono da quella bistrattata Europa pronta d essere utilizzata per cavalcare il malcontento popolare da parte di qualche parassita, e nascosta quando ci spinge in opere di ammodernamento della macchina burocratica. 

Francamente il pianto della Madrepatria al cospetto dei propri figli caduti in una gita, al ritorno dal lavoro, non dà alcun sollievo ma solo tanta rabbia insieme al commiato delle 27 vittime di quel maledetto binario pugliese. Ben venga la pietà e l’indignazione ma, signori miei, queste emozioni momentanee servono a poco se non le appoggiamo su un carattere nazionale capace d’imparare dai propri errori. Non basta spegnere la tv o cambiare canale per cancellare i nostri vizi e le nostre debolezze ma serve un chiaro e doloroso processo che deve indurre al cambiamento… possibilmente prima delle prossime lacrime. Queste non accettano alcuna deroga.

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