Cronaca

Il ventesimo secolo attraverso le colonne sonore e le poesie di due mondi

Le indimenticabili musiche del cinema americano e italiano, dagli anni Venti agli anni Cinquanta del Novecento, hanno allietato la serata di beneficenza promossa dal Club Unesco Brindisi presieduto da Clori Palazzo, nell’ambito del progetto “Cantami una poesia- Le musiche del ‘900”

BRINDISI - Le indimenticabili musiche del cinema americano e italiano, dagli anni Venti agli anni Cinquanta del Novecento, hanno allietato la serata di beneficenza promossa dal Club Unesco Brindisi presieduto da Clori Palazzo, nell’ambito del progetto “Cantami una poesia- Le musiche del ‘900”. L’incontro musicale, che ha avuto il patrocinio del Comune di Brindisi e che aveva due finalità importanti: il sostegno di corsi di formazione per i detenuti della casa circondariale di Brindisi e la ricostruzione di una scuola di una città del Nepal distrutta dal terremoto, si è svolto martedì sera, alle 19.30, nell’Auditorium dell’ex Convento Santa Chiara di Brindisi. A presentare la serata, il professor Mimmo Tardio.

Clori Palazzo (2)-2-2Le musiche del cinema americano e italiano di quegli anni sono ormai degli “evergreen” e sono entrate nel cuore e nella memoria di tutti noi. A riproporle, con un raffinato jazz sincopato, è stato lo Show Boat Trio, gruppo formato da tre giovani musicisti brindisini che hanno frequentato il Conservatorio musicale di Monopoli con indirizzo jazz: Daniele Bove, pianoforte, Tiziana Felle, voce, e Salvatore Ancora, contrabbasso. Il trio, molto apprezzato dal numeroso pubblico presente in sala, ha proposto un vasto programma di musiche molto note legate ai film americani e grandi pezzi italiani.   

Il periodo dagli anni Venti agli anni Cinquanta è, per il professor Tardio, un periodo straordinario perché: “in qualche modo, dal punto di vista storico, accade tutto”. Il jazz, come ricordato dal docente, entrò in Italia nonostante il fascismo e, paradossalmente, lo stesso figlio di Benito Mussolini, Romano, fu uno dei più grandi jazzisti italiani.

Il pubblico dell'incontro musicale-2La serata di beneficenza Unesco si è svolta la sera che precede un’occasione importante: la notte di San Giovanni, “ritornata alla grande da qualche anno”. “È una nottata che”, spiega Tardio, nella storia delle tradizioni, delle idee che ci portiamo dalla cultura pagana, poi contadina, si accompagna a un’idea di sortilegio, di magia”. Dopo la lettura della poesia dell’americano Kenneth Rexroth (1905-1982) intitolata “Quando noi con Saffo”, lo Show Boat Trio, ha aperto l’incontro musicale con tre brani che caratterizzano il periodo che va dagli anni Venti all’inizio degli anni Trenta: Tea for two (tratto dal film No, no, nanette del 1925), The man I love (da Musica indiavolata del 1927) ed Embraceable you (da Girl crazy del 1930).

Mimmo Tardio (2)-2-2“Siamo negli anni Trenta”, spiega Tardio, “In America, in Italia, sta succedendo di tutto. In America da poco è arrivato il cinema sonoro, in Italia è arrivata la radio appena inventata da Guglielmo Marconi”. “Sono due realtà completamente diverse”, spiega ancora, “in America c’è stato anche il crollo di Wall Street, la grande crisi, la grande depressione, e l’America si lecca le ferite, si ricostruisce, ricorrendo ancora una volta al grande sogno del cinema, della musica, delle canzoni. In Italia, oltre alla radio che ormai è diventata uno strumento straordinario, anche molto usato dal regime per raccontare a suo modo quello che accadeva, c’è anche il cinema. Il cinema dei telefoni bianchi, il cinema che racconta la nostra realtà in maniera edulcorata. E sono poi queste canzoni italiane, in qualche modo, delle piccole romanze, dei piccoli cammei”.

La foto ricordo-2Dopo l’esecuzione di musiche “evergreen” degli anni Trenta come Parlami d’amore Mariù (tratto dal film Gli uomini che mascalzoni del 1932), Cheeck to cheek (da Cappello a cilindro del 1935) e l’indimenticabile Over the rainbow (tratta dal film Mago di Oz del 1938) Tardio ha messo in risalto come queste canzoni non siano solo canzoni, ma siano piccoli pezzi straordinari incastonati nella memoria di ognuno di noi e che rimandano a sogni, desideri, speranze. “È il sogno del cinema, è il sogno della libertà che l’America rappresentava”. “E poi era anche il sogno degli italiani di uscire fuori dalla miseria degli anni Trenta, Quaranta, dalla guerra, con alcune canzoni che sono delle pietre miliari, a cominciare dalla prima, Se potessi avere 1000 lire al mese”.

Tiziana Felle mentre riceve un omaggio-2Di seguito, la lettura della poesia di Giorgio Caproni (1912-1990) intitolata “A Rosario”. Il professore ha quindi ricordato Umberto Bindi e la sua Arrivederci, canzone con la quale il Trio ha concluso il suo percorso musicale e che essendo del 1959 è per il docente “un addio, è un arrivederci a un tempo storico che stava cambiando. Stava arrivando il boom economico, l’Italia si stava modernizzando, rappresenta la cesura, il passaggio da un mondo all’altro”. Due bis, Que serà serà e Singing in the rain (da Cantando sotto la pioggia del 1952) hanno concluso l’itinerario tra le bellissime musiche italiane ed americane del Novecento e la serata Unesco.   

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