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Giovedì, 27 Gennaio 2022
Cronaca

Brindisi "Città sott'acqua". I cento ostacoli che causano gli allagamenti

Brindisi continua ad allagarsi come succede ormai in tante altre città. Un acquazzone o una bomba d'acqua, come si dice adesso, determina danni, distruzioni che difficilmente possono essere previsti e prevenuti, se non parzialmente e molte volte inutilmente

Brindisi continua ad allagarsi come succede ormai in tante altre città. Un acquazzone o una bomba d'acqua, come si dice adesso, determina danni, distruzioni che difficilmente possono essere previsti e prevenuti, se non parzialmente e molte volte inutilmente. L'intensità e la quantità d'acqua che in poco tempo cade è ormai un fenomeno continuo e a cui la struttura urbanistica, il sistema viario e fognario non sono in grado di far fronte. Quando i danni si susseguono, quando si continua a rimanere impreparati a questi eventi, ci sono certamente responsabilità per le mancate informazioni, per i mancati controlli preventivi, per i mancati interventi di manutenzione, ma questo non può costituire alibi per nessuno, né tantomeno fermarsi al comodo "piove, governo ladro".  

Mentre nelle altre città ci sono i fiumi e i laghi che esondano, le frane, a Brindisi è l'intera città che non regge. È questo il problema. Poi ci sono le colpe, l'incuria, la sottovalutazione, la mancanza di risorse ,le responsabilità tecniche e amministrative del Comune, della Regione, del governo nazionale e degli enti preposti. Il farsi carico della cura del territorio con interventi di assetto idrogeologico deve diventare la priorità delle priorità. Brindisi non è diversa da tante altre città italiane. È necessario certamente un piano nazionale come quello a cui l'attuale governo sta lavorando, ma è indispensabile che le città e Brindisi tra esse facciano un monitoraggio delle loro criticità, delle ostruzioni che contribuiscono da tempo, agli allagamenti facili, per definire una progettualità coraggiosa, coerente e innovativa per la salvaguardia e la cura del proprio tessuto urbano.

Dobbiamo essere però consapevoli che forse anche questo impegno, a Brindisi, non sarà mai sufficiente, a causa di una città costruita in maniera sbagliata e contro natura. Essa infatti si è sviluppata seguendo i classici canoni della rendita fondiaria, della speculazione edilizia su spazi e terreni che non dovevano essere edificati e non invece seguendo la logica e rispettando la struttura e la conformazione del territorio urbano. La città è rivolta verso il mare e la pendenza naturale va in quella direzione. Avendo, però, fatto costruire e costruito ovunque in un perimetro urbano disegnato secondo quei canoni, si sono determinate infrastrutture, ostruzioni, limiti, ostacoli che non reggono gli attuali fenomeni piovosi.

L'acqua si cerca così i propri corsi, il proprio deflusso, inondando e travolgendo tutto quello che si oppone e che non doveva stare lì se si fosse rispettata la natura e non invece la speculazione edilizia. Due esempi per tutti. La situazione di via Appia e la zona della questura e del canale Patri. Via Appia era la via degli stabilimenti vinicoli che avevano i loro larghi piazzali e dove l'acqua trovava sbocco ed erano stati costruiti ben al di sopra del fondo stradale (si vedono ancora lunga la strada alcuni di questi terrapieni rialzati su cui sono costruiti quei capannoni rimasti ancora in vita).

Nel corso degli anni sono stati abbattuti stabilimenti, sono stati eliminati i terrapieni rialzati, sono stati utilizzati tutti i piazzali per costruire palazzi aumentando da una parte la densità abitativa su un'area conformata, costruita e attrezzata nel tempo,  per ben altro, e dall'altra eliminando spazi che hanno costretto l'acqua a convogliarsi sulle strade che per l'occasione diventano fiumi senza argini! Attorno a via Appia, poi, il quartiere dei Cappuccini e quello della Commenda hanno subito negli ultimi anni un ulteriore aggressione edilizia e abitativa aumentandone così  la densità e togliendo altri spazi al deflusso delle acque.

Se a tutto questo si aggiunge il muro che ha sostituito il passaggio a livello di via Appia, vero e proprio tappo, il quadro delle ostruzioni è completo. Le concessioni facili per aumentare in quella zona le volumetrie, per abbattere i vecchi stabilimenti vinicoli per far costruire palazzi, fanno parte della storia edilizia, politica e amministrativa passata e recente. Ma forse la vicenda più indicativa della irresponsabilità e della mancanza di visione che ha da sempre contraddistinto la gestione dell'urbanistica a Brindisi è quella della costruzione della nuova questura. Ricordo ancora la polemica sulla opportunità di costruire dove è oggi la nuova questura.

Era il 1988. C'era allora una amministrazione Dc-Pci, guidata dall'avvocato Ennio Masiello, che subì senza alcuna resistenza e con una certa disponibilità l'imposizione dell'allora prefetto Mazzitello di localizzare la questura lì dove è oggi, utilizzando la procedura di opera di interesse pubblico e militare. Ciò consentì di superare qualsiasi vincolo e valutazione di impatto. Si costruì così il tappo al canale Patri e si edificò  una struttura che doveva subire tutte le inondazioni possibili. Scelta più sbagliata di quella non si ricorda. E fu una scelta che solo in pochi contrastammo.

Vittorio Bruno Stamerra, allora direttore del Quotidiano, proponeva il quartiere Sant'Elia come sito alternativo, motivandolo con ragioni logistiche, di fruibilità, oltre che come presidio di sicurezza in un quartiere allora a rischio di presenza criminale. Sarebbe stato più logico e più compatibile con la natura, la costruzione della nuova questura nel quartiere Sant'Elia. Si scelse l'attuale sito per non opporsi al prefetto Mazzitello, per non perdere i soldi, per non stare "fuori città" e per far fare i lavori ad una impresa barese, forse già pronta e designata. Questa è la storia della città, del suo recente costruito.

Mettere mano per risolvere i problemi delle inondazioni non è cosa facile. Non so quanto il nuovo Pug potrà fare in questa direzione. Ma qualche sistemazione attraverso un piano strategico andrebbe prevista. L'unica soluzione potrebbe essere quella di abbattere e radere al suolo tutte le ostruzioni per recuperare gli spazi e le aree di cui le acque abbondanti hanno bisogno per un naturale deflusso. Ma questo non è possibile. Allora tocca ai tecnici trovare soluzioni, proporre aggiustamenti (non come quello della vasca costruita a ridosso del canale Patri!),dal momento che per i prossimi anni avremo sempre più a che fare con copiose e intense piogge, con le bombe d'acqua e con conseguenti inondazioni che metteranno a dura prova la tenuta della nostra città. Gli errori del passato fanno esperienza e impegnano al  cambiamento, quello vero. Non siano mai giustificazione e non costituiscano alibi.

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