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Davide Tafuro

Davide Tafuro

"Le teste di coniglio al sindaco? Forse perchè si impegnava per l'ordine pubblico"

BRINDISI – Non c’è patto di sangue che tenga. Totò Riina sarà pure un mito per i malavitosi ma la galera fa paura. Soprattutto a 23 anni. E così Davide Tafuro decide di collaborare con la giustizia appena varca le soglie del carcere e ha la possibilità di leggere il provvedimento che lo spedito in cella assieme ai suoi colleghi con i quali nel creare la cellula della Sacra corona unita a San Pietro Vernotico si è ispirato alla fiction televisiva dedicata al mafioso catturato dopo anni di carcere e ora rinchiuso in carcere di massima sicurezza, in isolamento totale.

BRINDISI - Non c'è patto di sangue che tenga. Totò Riina sarà pure un mito per i malavitosi ma la galera fa paura. Soprattutto a 23 anni. E così Davide Tafuro decide di collaborare con la giustizia appena varca le soglie del carcere e ha la possibilità di leggere il provvedimento che lo spedito in cella assieme ai suoi colleghi con i quali nel creare la cellula della Sacra corona unita a San Pietro Vernotico si è ispirato alla fiction televisiva dedicata al mafioso catturato dopo anni di carcere e ora rinchiuso in carcere di massima sicurezza, in isolamento totale.

A Tafuro tutto questo fa paura. Lo ha ripetuto questa mattina in udienza, nel processo che lo vede imputato assieme a Lucio Annis, reggente Scu di San Pietro Vernotico, Roberto Trenta, Alessandro Blasi e Fabrizio Annis, suoi luogotenenti, Alessandro Blasi detto "Big Jim", Fabrizio Annis, Adriano Chetta, Andrea De Luca, Crocefisso Geusa, esecutore materiale insieme a Tafuro degli attentati che hanno terrorizzato la cittadina negli ultimi anni; il fratello Fabio Geusa, Cosimo Damiano Laporta, Matteo Marangio, Antonio Martella, Mario Miglietta (il più vecchio del gruppo con i suoi 33 anni), Riccardo Paladini e Michele Turco.

L'udienza è stata dedicata interamente al collaboratore di giustizia, che è sottoposto a programma di protezione provvisorio non avendo il ministero della Giustizia ancora deciso per quello definitivo. Un fuoco di fila di domande della pubblica accusa rappresentata dal sostituto procuratore della Distrettuale antimafia di Lecce Alberto Santacatterina e dal sostituto procuratore Milto De Nozza della Procura di Brindisi. Tafuro e Geusa sono accusati, tra le altre cose, di avere sgozzato due conigli e recapitato al sindaco Giampiero Rollo e al consigliere Sergio Palma le teste grondanti sangue. "I conigli li abbiamo acquistati io e Geusa a Squinzano - ha risposto Tafuro alle domande dell'accusa -. Li abbiamo decapitati con del filo di ferro. Poi li abbiamo messi in due buste e li abbiamo fatti avere, così come ci era stato ordinato, al sindaco e al consigliere Palma".

"Ma perché avete recapitato al sindaco le due teste delle bestiole?" gli è stato chiesto. "La risposta: "Non lo so. A noi fu ordinato di farlo e lo facemmo". "Ma un'idea - ha insistito l'accusa lei se la fece oppure no?". Tafuro: "Ho pensato che i capi potessero aver deciso questo perché il sindaco era molto impegnato nell'ordine pubblico e la sera precedente c'era stato un consiglio comunale proprio sull'ordine pubblico".

Bisognava dunque creare paura nella gente di San Pietro Vernotico, farla sentire insicura colpendo il sindaco. Un macabro messaggio per isolare proprio il sindaco. La lezione i nipotini di Totò "u curtu" l'avevano imparata bene. Nelle loro abitazioni gli investigatori rinvennero copie dello sceneggiato televisivo, formule di giuramento, santini. Tafuro ha parlato anche di questo. Del suo giuramento fatto col santino bruciato e con il suo sangue mescolato a quello del capo attraverso una piccola incisione sul suo braccio e su quello del capo.

Ha indicato ruoli. Il capo indiscusso era Lucio Annis. Suoi vice Roberto Trenta, Alessandro Blasi e Fabrizio Annis. Poi tutti gli altri affiliati. "Ne abbiamo combinate tante ed anche per questo ho maturato l'idea che era giunto il momento di pentirmi", spiega il collaboratore di giustizia. Si riprende il 24 novembre con il controesame del collaboratore di giustizia.

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