Martedì, 19 Ottobre 2021
Cronaca

Si delineano le reali proporzioni del naufragio, nessuna propaganda può mitigarle

Sono due le affermazioni che confermano i più nefasti presagi, e cioè che il disastro della Norman Atlantic abbia proporzioni non paragonabili ad altri precedenti incidenti degli ultimi anni in mare in acque italiane, incluso il naufragio della Concordia

BRINDISI - Sono due le affermazioni che confermano i più nefasti presagi, e cioè che il disastro della Norman Atlantic abbia proporzioni non paragonabili ad altri precedenti incidenti degli ultimi anni in mare in  acque italiane, incluso il naufragio della Concordia. Sono entrambe del procuratore della Repubblica di Bari, Giuseppe Volpe: “Si attendono notizie certe su 179 persone” ha detto Volpe che ha anche detto che “Potrebbero esservi vittime anche all’interno del traghetto”.

Il bilancio è drammaticamente destinato a salire. Il numero delle persone presenti sulla Norman Atlantic ammonta a 499 in tutto (ultimo aggiornamento su numero di passeggeri ed equipaggio). I naufraghi soccorsi sono 310, 11 le vittime accertate, restano 179 persone di cui non si hanno notizie certe ma che potrebbero essere su due mercantili greci che hanno partecipato ai soccorsi e che ora sono diretti verso la costa ellenica”. Di sicuro ci sono 40 dispersi. E non è escluso che vi siano “clandestini” non censiti.

"Essendo stato accertato che la nave trasportava anche dei clandestini verosimilmente nascosti nelle stive, il nostro timore e' che una volta recuperato il relitto troveremo altre persone decedute" ha spiegato Volpe che ha anche chiarito quanto già era apparso chiaro nella serata di ieri, ossia che la competenza territoriale è della procura di Bari, poiché proprio al compartimento di Bari la nave battente italiana risulta iscritta. Due sono gli indagati, al momento, l’armatore e il comandante del Norman Atlantic, che si trova su nave San Giorgio e che una volta giunto in Italia sarà sentito.

I passeggeri nei garage

Dalle testimonianze raccolte fra i naufraghi emerge un dettaglio inquietante, che dovrà essere confermato nel corso delle indagini. Qualcuno fra i camionisti a bordo avrebbe trascorso la notte nel garage, all’interno dei propri mezzi, lamentandosi per le dimensioni ristrette delle cabine. Se ciò fosse veramente accaduto, andrebbe appurato come sia potuto accadere, non essendo in per nessuna ragione consentito ai passeggeri di scendere alle stive dedicate ai mezzi durante la navigazione.

Sarà poi “cruciale”, sempre secondo il procuratore, l’attività dei consulenti tecnici per risalire alle cause dell’incendio. "Ci sono delle dichiarazioni – ha spiegato - che io ho sentito in televisione, i filmati verranno da noi acquisiti, identificate le persone che hanno reso le interviste sulle presunte violenze subite e dunque si svilupperanno accertamenti anche in relazione a questo perché chiaramente si possono configurare ipotesi di reato. Però i reati sarebbero stati compiuti in acque albanesi quindi bisognerebbe accertare il problema della procedibilità in Italia".

Le operazioni di soccorso alla Norman Atlantic-2 Il “tentativo di fuga” in Albania e i due morti

C’è poi l’assurda questione del rimorchio in Albania che, fra le righe, lo stesso numero uno dei magistrati baresi ha definito condotta di “rilievo penale”. “Nessuno può appropriarsi del traghetto – ha affermato – che è sotto sequestro”. E invece, stamani, dopo la notifica del provvedimento, un rimorchiatore albanese incaricato a quanto pare proprio dall’armatore, ha avviato le operazioni di rimorchio nel porto di Valona, tentativo subito bloccato dalla società Barretta di Brindisi. E stasera in zona è rimasto a vigilare sul relitto il cacciatorpediniere Durand de la Penne

Francesco Barretta è stato nominato custode giudiziale della Norman Atlantic, nonché ausiliario di polizia giudiziaria. Il traghetto farà rientro a Brindisi, è stato stabilito, dopo che anche l’autorità albanese ha recepito le determinazioni degli inquirenti pugliesi che hanno stabilito che vi dovranno essere apposti i sigilli. L’operazione di rimorchio è costata la vita a due marittimi albanesi che sono stati colpiti da una cima proprio durante le procedure di aggancio. Un terzo marinaio è rimasto ferito.

Le polemiche e l’informazione “anti-allarmismo”.

Quello che è accaduto nell’Adriatico, più precisamente nel Canale d’Otranto, è di una gravità inaudita. L’incendio, il fuoco. I morti, troppi morti, tra cui anche una donna sul cui corpo sono state individuate ferite da ustione. Impeccabile la macchina dei soccorsi, ma tanti gli interrogativi cui dare risposta per quanto si è potuto verificare, in mare, su un traghetto di una compagnia italiana, battente bandiera italiana.

C’è chi dice ora che il premier, Matteo Renzi che ha affermato “E' stato fatto un grande lavoro. Ci sono stati momenti di eroismo. Dall'Albania, dalla Grecia e soprattutto dall'Italia c'è stata un'efficienza al limite dell'eroismo", dovrebbe andare in Parlamento a riferire delle pecche di una operazione in cui non tutto è filato liscio così come è stato fatto apparire. Si attende intanto che passino le ore, per comprendere realmente le proporzioni di un disastro che in termini giudiziari è rubricato al momento come naufragio colposo, omicidio colposo plurimo e lesioni colposi.

Ci vorrà molto di più per avere contezza delle cause dell’incendio e di tutto quel che ne è conseguito. Quel che è chiaro, al di là del comportamento del comandante che sarà ascoltato dai pm baresi, è che il naufragio della Concordia non è più un termine di paragone.

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