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Cronaca Mesagne

Scu e usura per campagna elettorale: il re dei night irreperibile era ricoverato

A casa non c'era giovedì mattina (18 settembre) quando gli uomini in divisa sono andati a cercarlo per condurlo in carcere in esecuzione di un'ordinanza di custodia cautelare per usura. Si è presentato al Pronto soccorso dell'ospedale Vito Fazzi di Lecce nel pomeriggio.

BRINDISI - A casa non c’era giovedì mattina (18 settembre) quando gli uomini in divisa sono andati a cercarlo per condurlo in carcere in esecuzione di un’ordinanza di custodia cautelare per usura. Si è presentato al Pronto soccorso dell’ospedale Vito Fazzi di Lecce nel pomeriggio, dove oggi si sono recati gli uomini in divisa e dove è ora piantonato. E’ Antonio Occhineri, cinquantenne, titolare di night in zona e all’epoca dei fatti oggetto dell’indagine della Dda proprietario del Kuros di San Pietro Vernotico.

Secondo quanto emerso dalle indagini compiute dal pm Alessio Coccioli e quanto riportato nel provvedimento restrittivo a firma del gip Annalisa Debenedictis, anche Occhineri, di San Donaci, insieme ad altri imprenditori mesagnesi, avrebbe dato in prestito denaro all’ex consigliere regionale azzurro, Danilo Crastolla, per sostenere la campagna elettorale nel 2005 e nel 2010. Non fu eletto e contrasse debiti per 280 mila euro nella prima occasione, per 150mila nella seconda.

Occhineri, secondo quanto accertato, si è recato in ospedale lamentando forti dolori ed è stato ricoverato nel reparto di Cardiologia. Si cerca ancora un’altra persona, sottrattasi alla cattura. Da lunedì mattina, invece, avranno il via gli interrogatori di garanzia per gli indagati sottoposti a misura cautelare. La Dda di Lecce, intanto, scava ancora nel giro di elargizioni di denaro a sostegno delle due campagne elettorali.

L’inchiesta si fonda quasi interamente sulle dichiarazioni di Crastolla. Ecco i nomi di tutti gli indagati: Roberto Antoniolli, di Mesagne, 35 anni; Angelo Bellanova, di Mesagne, 37; Sandro Bruno, 34 anni di Mesagne; Francesco Campana, 41 anni, di Mesagne; Danilo Giuseppe Antonio Crastolla (su cui ci sono omissis); Luigi Devicienti, 39 anni, di Mesagne; Giuseppe Diviggiano (il commercialista di Torre su cui vi sono omissis); Domenico Fioravante (su cui vi sono omissis); Francesco Lavino, 48 anni di Mesagne; Antonio Maizza (su cui vi sono omissi); Roberto Mazzuti, 38 anni di Oria; Alessandro Molfetta, 30 anni di Mesagne; Antonio Occhineri, 50 anni, di San Donaci; Carmine Palermo, 35 anni di Mesagne; Pierpaolo Palermo, 39 anni di Mesagne; Luca Patricelli, 32 anni, di Mesagne; Luigi Francesco Poci, 51 anni, di Mesagne; Pierpaolo Poci (su cui vi sono omissis); Giovanni Pozzessere (su cui vi sono omissis); Vincenzo Primiceri, 57 anni, di Mesagne; Pietro Soleti, di San Donaci, 49 anni; T.T.

Intorno all’aspirante consigliere regionale, per vessarlo, c’erano secondo l’accusa imprenditori locali, un faccendiere, e anche un boss della Sacra corona unita, Francesco Campana, detenuto da tempo nel carcere di Voghera. Sono coinvolti nell’inchiesta anche imprenditori insospettabili che avrebbero prestato soldi, per svariate centinaia di migliaia di euro. Tra questi Luigi Devicienti. Devicienti è stato arrestato, è ritenuto uno degli strozzini di Crastolla, indicato in precedenza come usuraio anche dal collaboratore di giustizia Ercole Penna. Poi c'è T.T. che avrebbe però agito a titolo personale. Quale titolare di una ditta impiegata nel fotovoltaico avrebbe prestato soldi a Crastolla, che risulta anche indagato per esercizio abusivo di attività finanziaria, chiedendone la restituzione a tassi usurari.

E ancora Antonio Occhineri, un imprenditore di San Donaci già coinvolto in inchieste per estorsione, titolare di un night club a San Pietro Vernotico (Brindisi). Quindi i due fratelli Carmine e Pierpaolo Palermo, proprietari di una nota struttura alberghiera di Mesagne (Brindisi). Secondo l'accusa che contesta a un indagato l'associazione per delinquere, agli altri a vario titolo reati di usura, riciclaggio con metodo mafioso, Crastolla, nei guai per l'esposizione debitoria con banche e finanziarie, avrebbe chiesto aiuto a persone vicine alla Sacra corona unita.

Dall'ordinanza di custodia cautelare disposta a carico di 16 persone, mentre altre 7 sono indagate in stato di libertà, emerge anche un dettaglio importante riguardo all'importanza nell'ambito della Scu dell'imprenditore Devicienti: il suo denaro, insieme a quello proveniente da altre attività commerciali di persone indagate, sarebbe servito a pagare l'avvocato Ghedini, difensore a quell'epoca del boss Massimo Pasimeni.

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