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Cronaca

Lettera di Zoe: "Grazie alla solidarietà non sono più una dead woman walking"

Prima che cali il sipario ringrazio con forte emozione tutti quanti hanno manifestato in mio favore solidarieta' e affetto, tutti quanti mi hanno circondato con innumerevoli testimonianze di sincero affetto e calore umano e quanti sono stati presenti in un momento della vita in cui ci si chiedono tanti perche' senza trovare una risposta e se ne vale pena di continuare

BRINDISI - Quasi tutti la conosciamo come "Zoe": è la donna licenziata da Basell Brindisi per ragioni legate al riassetto economico dell'azienda, o almeno questa è la spiegazione ufficiale, perchè questa è la linea ufficiale anche di Confindustria: su questi licenziamenti non si discute di possibilità di reintegro, è la strategia per opporsi alle impugnazioni davanti ai magistrati del lavoro. Zoe ha scritto una lunga lettera in cui racconta le proprie sensazioni, quali sono i pensieri di una "dead woman walking" come si è autodefinita in un passaggio della stessa lettera, perchè così viene vista da una parte dei colleghi. Ma "Zoe" ringrazia in queste righe tutti coloro che la sostengono, e soprattutto coloro che lo fanno senza manifestarsi. perchè questo aiuta a vivere.

Prima che cali il sipario ringrazio con forte emozione tutti quanti hanno manifestato in mio favore solidarieta’ e affetto, tutti quanti mi hanno circondato con innumerevoli testimonianze di sincero affetto e calore umano e quanti sono stati presenti in un momento della vita in cui ci si chiedono tanti perche’ senza trovare una risposta e se ne vale pena di continuare ….

Ringrazio tutti coloro che hanno risvegliato in me sentimenti dimenticati da lungo tempo ovvero sentimenti di pura felicità e di leggerezza che nascono dalla semplice comprensione di quanto il mondo sia meraviglioso e di quanto sia bello esserci e respirare a pieni polmoni. Per avermi finalmente liberato da quella oppressione che mi accompagnava come se fossi stata trascinata nelle acque torbide di un torrente che ti fa sentire sporca, colpevole, sempre con il cuore in gola ed in attesa di un verdetto. Un agonia durata oltre due anni, senza parole ma solo ombre che appaiono improvvisamente nella stanza 22 il 17 novembre 2014 alle 15 armate di un foglio.

Sono in due uno dei due legge velocemente, le parole mi sfuggono chiedo spiegazioni ma quella voce continua a farsi sentire finendo tutto di un fiato la lettura del testo per concludere che tutto e’ irrevocabile e che non ci sono margini di conciliazione. Pochi istanti per capire di essere soli e di aver perso tutto, è finita.  Il rullino della vita si riavvolge su se stesso si sgretola e si sgretola anche quel tetto costruito con tanti sacrifici, con i risparmi di tutta una vita e con tanti impegni futuri.

Ma come hanno fatto a trovarmi nell’ultimo ufficio dell’ultima ala dell’edificio, ex ufficio, ex magazzino ex sgabuzzino dove ero finita dopo l’ultimo trasferimento senza più il portatile, con un condizionatore rotto sulla mia logora sedia?  Nella stanza 22 c’era però una bella finestra e attraverso il vetro  potevo affacciarmi a guardare il tranquillo tran tran dei colleghi. Era difficile che qualcuno si ricordasse di me, il lavoro smaltito nel quotidiano, nelle scadenze ed in piena autonomia era trascorso senza problemi fino agli ultimi istanti, ma il mio ruolo aziendale saltava  sempre nelle ricorrenze (i 25 anni di anzianità) e nella formazione..

Dead women walking. Una tensione che trapelava anche durante lo scambio degli auguri natalizi quando timidamente mi permettevo di presentarmi. Neppure un incidente stradale ha scosso l’attenzione sulla presenza e per la salute di una persona che vive nello stabilimento. Incidente ben noto perché’ avvenuto sulla strada aziendale. No questa e’ una bugia, pochi giorni prima della mia decapitazione mi e’ stato chiesto di spostare il rottame dell’auto rimasto a disposizione degli organi competenti. L’ultimo segnale di quanto già stabilito.

Nel tempo dell’attesa ero cieca e speranzosa pensando che su altri siti avevano fatto miracoli. Oltre un centinaio di dipendenti hanno avuto il loro paracadute, accordi sindacali, mega accordi regionali, ricollocazione interna. In ottobre 2014, l’impianto di Brindisi festeggiava il record di produzione. Posso solo dire “uno su mille non ce la fa” sono infatti oltre mille i dipendenti della società in Italia. Nel profondo sud nulla di tutto ciò.  E’ un problema di territorio bisogna adeguarsi, si procede con agguato a sorpresa e si uccide. Si uccide un anima, si brucia un posto di lavoro e la micro economia che gira intorno.

Eppure avevo cercato di mantenere salda la mia posizione in questa famiglia lavorativa mantenendo anche rapporti di buon vicinato con i colleghi e partecipando alle manifestazioni esterne di solidarietà promosse dall’azienda famose nel mondo come il “Global care Day”. Ora io in quella foto di gruppo non ci sarò più. Nel conforto della preghiera anche io ho avuto il mio miracolo, il miracolo di avere trovato tante persone a testimoniare affetto e comprensione mettendoci la propria faccia ed il proprio lavoro. Per me solo per me.

Ringrazio primo fra tutti coloro che mi hanno teso la mano, Salvatore Viva. Ma non sono secondi neanche l’assessore regionale al Lavoro Leo Caroli, il segretario generale Cgil Michela Almiento, il segretario Generale della Uil Antonio Licchello, l’avv. Roberto Fusco di Si Democrazia, Giorgio Sciarra per Italia Nostra, Claudia Zezza per Sviluppo e Lavoro, il senatore Barozzino, presidente della Commissione Lavoro, l’on. Matarrelli, il consigliere regionale  Maurizio Friolo, l'assessore alle Pari opportunità del Comune di Brindisi, Carmela Lomartire, la presidente dell’associazone Ant di Brindisi, Carla Sergi, e le organizzazioni sindacali tutte.

Un ringraziamento a tutte le donne che hanno manifestato il 25 ultimo scorso davanti ai cancelli della Basell e a tutti gli amici operai della società Colmec: vi giunga il saluto speciale di Laika che vive spensierata la sua vita. Non posso spiegarle cosa e’ successo. Ma presto, lei ed i suoi fratelli, gioia della mia vita, presto, ne patiranno gli effetti.

Un caro saluto soprattutto a coloro che non hanno potuto farsi sentire. Scrivo queste parole sprofondata sul divano dello studio dell'avv. Giuseppe Giordano dove finalmente ho trovato riposo e la serenità di parlare. Dove finalmente mi sento al sicuro circondata da persone che mi hanno restituito la dignità. Patrizia (Zoe)

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