Lunedì, 18 Ottobre 2021
Cronaca San Pietro Vernotico

Uniforme obbligatoria per gli alunni della media: lettera di diffida alla preside

L'avvocato Pasquale Rizzo chiede alla dirigente scolastica di revocare il provvedimento che a partire dal prossimo gennaio introduce l'obbligo di indossare l'uniforme, a spese dei genitori

L’avvocato Pasquale Rizzo, ex sindaco di San Pietro Vernotico, ha scritto una lettera indirizzata al preside dell’istituto comprensivo di San Pietro Vernotico, attraverso la quale chiede al dirigente scolastico di revocare il “provvedimento illegittimo” dello scorso luglio in virtù del quale a partire dal mese di gennaio 2017 gli alunni della scuola media dovranno obbligatoriamente indossare un’uniforme scolastica, a spese dei genitori.

Pubblichiamo di seguito la lettera del legale, genitore di un bambino che frequenta la scuola media di san Pietro Vernotico. 


La presente viene inviata in qualità di genitore ma anche nell’interesse di molti altri genitori che mi hanno rappresentato una totale condivisione in merito a quanto ivi evidenziato, ed attendono solo di poter condividere ogni azione.

Si contesta fermamente, chiedendone l’immediata revoca in autotutela, il deliberato del 19.7.2016 ed ogni successivo atto attuativo,ivi compresa la circolare pubblicata sul sito prot. 3721/c-27 a firma del Dirigente scolastico, con il quale si è disposto l’obbligo per i ragazzi di indossare la divisa scolastica (se così si può definire) i prevedendo peraltro l’obbligo per i genitori di procedere al relativo acquisto e caratterizzazione a propria cura e spese, preavvisando che l’inosservanza del deliberato avrebbe comportato l’adozione di provvedimenti disciplinari nei confronti degli alunni.

Il deliberato è assolutamente illegittimo andando a violare numerose norme di legge e principi fondamentali, arrivando al punto, secondo Pasquale Rizzouna valutazione personale, di violare precetti penalmente rilevanti nella denegata ipotesi di estrema sua attuazione. Andando per gradi:

1)    Il tentativo di eliminare le differenze che potrebbero emergere tra i diversi ceti sociali costringendo tutti ad indossare lo stesso tipo di abbigliamento porta ad effetti distorsivi diametralmente opposti. Numerose famiglie assolutamente indigenti, che riescono ad assicurare ai propri figli il sostentamento minimo e che vestono i figli con abiti ottenuti dalle associazioni di volontariato che raccolgono usato in buono stato, non acquisteranno mai i capi di abbigliamento perché impossibilitati. Devono scegliere tra l’assicurare ai figli gli alimenti od acquistare il vestiario richiesto. I ragazzi provenienti da tali famiglie vestiranno per necessità in maniera differente rispetto al resto degli alunni e saranno quindi ancor più discriminati, individuati e vessati;

2)    Il paradosso è poi l’aver previsto addirittura una sanzione disciplinare in danno dei ragazzi che non osserveranno l’obbligo di vestire come deciso dall’organo collegiale: si punisce un ragazzo perché il genitore non acquista il vestiario? Si intende costringere un minorenne a subire una sanzione da lui non voluta, e assolutamente inevitabile nel momento in cui la famiglia è impossibilitata ad acquistare gli abiti od ha deciso scientemente di non provvedere all’acquisto.

3)    Non è possibile prevedere una sanzione per la violazione di siffatto ordine od imposizione: ritengo che gli insegnanti e/o il dirigente e chiunque partecipi a tale procedimento sanzionatorio ponga in essere il reato di abuso di mezzi di correzione (se si ritiene la sanzione legittima), o maltrattamento (se si ritiene illegittima), anche perché il ragazzo indigente non solo non potrà rispettare, suo malgrado, l’obbligo imposto, ma sarà ridicolizzato e vessato da una sanzione disciplinare ingiusta e rispetto alla quale non avrà responsabilità dirette e personali, ma come conseguenza di decisioni altrui. Siamo all’antitesi dei principi ispiratori della normativa che regolamenta la sanzione laddove la gradualità della stessa è legata al comportamento dell’alunno (e non dei suoi genitori) non conforme al regolamento;

4)    Con l’obbligo in questione si è di fatto inserito una sorta di contributo obbligatorio per le attività connesse all’assolvimento dell’obbligo scolastico in violazione ai principi di obbligatorietà e gratuità previsti dalla norma nell’ambito di un Istituto comprensivo (e quindi in fase di scuola dell’obbligo). Per legge potrebbero essere previste solo contribuzioni volontarie, ma nella fattispecie la minaccia di sanzioni disciplinari rende un acquisto obbligatorio e non già facoltativo: per assurdo ai ragazzi che non hanno un libro di testo non si applicano sanzioni (anzi lo Stato aiuta con i contributi le famiglie bisognose), per poi punire i ragazzi che non si vestono in maniera omogena a loro spese. Si è dissimulato con l’obbligo di acquisto della divisa un contributo di fatto obbligatorio (se non vi assolvo sottopongo mio figlio a sanzioni disciplinari). Rappresenta quindi un vero e proprio abuso d’ufficio (o violazione del dovere di ufficio) subordinare o porre a repentaglio o magari solo pregiudicare l’esito dell’anno scolastico sotto il profilo del profitto all’assolvimento di un obbligo di tal fatta con costi a carico delle famiglie. Si tenga conto che in molti bandi il profitto entra a pieno titolo del computo del punteggio per essere utilmente inserito nelle graduatorie.

5)    È stato proposto un patto educativo accettato dalla famiglia in fase di iscrizione a scuola che non prevedeva tale obbligo e che non può essere mutato in corso di anno prevedendo palesi illegittimità.

Alla luce di quanto sopra, quindi, con la presente si invita e diffida chi di competenza a revocare in autotutela il provvedimento illegittimo del 19.7.2016 e la circolare pubblicata sul sito prot. 3721/c-27 a firma del Dirigente scolastico, e con riferimento a mio figlio sin da ora si comunica che lo scrivente non provvederà ad acquistare i capi di abbigliamento per Leonardo secondo le imposizioni illegittime e contrarie finanche ai precetti Costituzionali di libertà, eguaglianza e diritto allo studio. In tale contesto quindi si chiede, anche a nome di numerosi altri genitori, che la presente sia consegnata ai componenti del Consiglio di Istituto, del consiglio di classe di mio figlio ed a tutti i docenti diffidando chi di competenza ad adottare sanzioni di qualsivoglia genere e tipo in danno di coloro i quali non indosseranno la divisa scolastica (tra i quali vi sarà certamente mio figlio), rimarcando che ogni differente azione e/o comportamento sarà dal sottoscritto portato nelle opportune sedi in sede civile (e quindi risarcitorio), penale ed ammnistrativo (impugnando il provvedimento disciplinare).

Con l’occasione in qualità di genitore si chiede, ex L.241/90, di conoscere le azioni avviate dalla Dirigenza e dal Consiglio di Istituto per ottenere da parte di chi di competenza il pagamento delle somme necessarie per l’acquisto di quanto rubato sul cantiere della scuola Don Minzoni, e le verifiche volte ad evitare che i ragazzi si vedano cadere sul capo calcinacci in aula (tenendo conto che il nostro Comune è forse l’unico in tutta la Puglia che non ha partecipato al bando che finanziava le verifiche sui solai): sono questi o gli altri legati alla sicurezza i problemi cui andrebbe rivolta maggiore attenzione 

Si parla di
Sullo stesso argomento

In Evidenza

Potrebbe interessarti

Uniforme obbligatoria per gli alunni della media: lettera di diffida alla preside

BrindisiReport è in caricamento