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Polizia a Rosa Marina

Polizia a Rosa Marina

Lite, botte e denunce a Rosa Marina

OSTUNI – Lite e colluttazione a Rosa Marina, con quattro persone denunciate come bilancio finale degli accertamenti condotti dal personale del commissariato di Ostuni intervenuto sul posto, per reati che vanno dalle lesioni aggravate al danneggiamento aggravato, all’utilizzo di arma impropria, minacce e ingiurie.

OSTUNI - Lite e colluttazione a Rosa Marina, con quattro persone denunciate come bilancio finale degli accertamenti condotti dal personale del commissariato di Ostuni intervenuto sul posto, per reati che vanno dalle lesioni aggravate al danneggiamento aggravato, all'utilizzo di arma impropria, minacce e ingiurie. Prognosi di pochi giorni, querele di parte, ma anche reati per i quali si è proceduto di ufficio. All'origine di tutto, alcune foto scattate nei pressi di un noto locale del villaggio turistico.

Secondo le ricostruzioni effettuate dalla polizia, attorno alle 19 di martedì sera, Alex Schachter, il 66enne figlio di Max Schachter, lo scomparso fondatore austro-canadese del complesso di Rosa Marina, stava effettuando un servizio fotografico nei pressi di un ristorante. Una persona amica del gestore del locale, Maurizio Bellanova, che in quel momento si trovava sotto la veranda del locale, ha apostrofato Schachter accusandolo di averlo ripreso nelle immagini.

Da qui è nata una discussione, divenuta quasi subito violenta, con Alex Schachter soccombente. Sembra che a quel punto sia intervenuto in sua difesa un altro residente del noto villaggio turistico sulla costa ostunese, un professionista, Antonio Palmisano, che a sua volta si è trovato in difficoltà ed è andato perciò a munirsi di una sbarra di metallo, prelevandola dalla propria auto. Quando sul posto sono giunti gli uomini del vicequestore Francesco Angiuli, hanno accertato il coinvolgimento nella lite anche del gestore del locale, Giovanni Marseglia.

Successivamente, terminate le medicazioni del caso e muniti di referti medici, i contendenti assistiti dai rispettivi legali hanno provveduto a sporgere querele contrapposte, ma la polizia aveva ravvisato anche circostanze di reato perseguibili d'ufficio, ed ha perciò stilato e inviato alla procura di Brindisi le denunce del caso.

 

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