Cronaca

Lite davanti al Tar tra Comune e Ministero della Giustizia per 4 milioni di euro

In discussione la somma chiesta a titolo di rimborso spese per la gestione degli uffici giudiziari. Prima del ricorso ai giudici amministrativi, da palazzo di città era stato già spedito un atto di diffida

BRINDISI – Quattro milioni di euro, più o meno: il Comune di Brindisi prima ha diffidato il ministero di Grazia e Giustizia e adesso l’ha citato in giudizio davanti al Tar per ottenere la somma a titolo di rimborso spese per la gestione degli uffici giudiziari. Perché i conti fatti dai funzionari del Dicastero non tornano a Palazzo di città.

L’amministrazione si aspetta molto di più, chiede di avere il pagamento di tutto quello che ha versato dal 2011 sino al 2013 per il funzionamento del Tribunale e della Procura e ha deciso di andare sino in fondo, di fronte ai giudici del Tribunale amministrativo regionale del Lazio, competente per territorio, dove le sue ragioni saranno rappresentate dagli avvocati interni, designati dalla giunta Consales.

Il compito è stato assegnato a Francesco Trane, capo del’ufficio legale del Comune di Brindisi, e a Emanuela Guarino, ai quali è stato conferito “il più ampio mandato” su proposta dell’assessore al Contenzioso, Carmela Lo Martire, lei stessa avvocato cassazionista, anche titolare della delega al Bilancio.

Alla base del nodo, la differenza nei conteggi operata dalle parti: da un lato il Ministero, dall’altro il Comune, nel mezzo le disposizioni di legge in materia secondo cui “il contributo è determinato annualmente con decreto del Ministero di Grazia e Giustizia, emanato di concerto con quelli del Tesoro, del Bilancio, della Programmazione economica e dell’Interno, sulla base dei consuntivi delle spese effettivamente sostenute dai Comuni nel corso di ciascun anno”.

La procedura prevede che “il rendiconto delle spese sostenute nell’anno precedente sia esaminato dalle Commissioni territoriali di manutenzione le quali, entro il 15 maggio di ciascun anni, esprimono il loro parere favorevole e lo trasmettono al Ministero competente, il quale versa ai Comuni il contributo in due rate”.

Quando? La prima, come acconto, all’inizio di ciascun esercizio finanziario, è pari al 70 per cento di quello versato nei 12 mesi precedenti. La seconda, a saldo, entro il 30 settembre successivo.

Cosa è successo? E’ accaduto che il Comune ha trasmesso al presidente  del Tribunale di Brindisi il rendiconto delle spese negli anni 2011, pari a 1.275.547 euro e 18 centesimi, 2012 pari a 1.598.514,17 e infine 2013 per 1.769.992,21. E ha ottenuto il parere favorevole in tutti e tre i casi. Ma è qui che nasce il contenzioso, perché l’amministrazione sostiene di “non aver ricevuto ancora formale comunicazione in merito all’entità del contributo statale”.

Di fronte al silenzio, è partito l’atto di diffida e messa in mora datato 17 luglio 2015, con invito “al Ministero di Grazia e Giustizia, in personale del suo legale rappresentante pro tempore, a voler provvedere alla determinazione del contributo”. La risposta da Roma è arrivata un mese più tardi e all’amministrazione non è piaciuta per niente: “per il 2011 rimborso pari a 768.233,46, per il 2012 344.709,72 e per il 2013 1.241.971,07”. Poca cosa, insomma. Da palazzo di città chiedono di più.

E a sostegno della richiesta, hanno ricordato un caso analogo che ha visto come protagonista il Comune di Lecce che lo scorso anno ha fatto ricorso al Tar, sempre Lazio, per ottenere l’annullamento del decreto con cui il Ministero aveva approvato la rideterminazione dei contributi dovuti ai Comuni per le spese di giustizia, sostenuto nel 2011” arrivando a liquidare la somma di 2.689.308, 68 euro “a fronte dei circa quattro milioni di euro”. Il precedente c’è ed è pur sempre un punto di partenza.

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