Martedì, 19 Ottobre 2021
Cronaca San Pietro Vernotico

Lo sfogo di un giovane gay: "Aprite le vostre menti a forme d'amore sempre esistite"

Riceviamo e pubblichiamo una lettera inviata da un giovane lettore di San Pietro Vernotico, omosessuale, scritta in occasione della giornata mondiale contro l'omofobia e la transfobia che ricorre il 17 maggio. La lettera è riportata integralmente

BRINDISI – Riceviamo e pubblichiamo una lettera inviata da un giovane lettore di San Pietro Vernotico, omosessuale, scritta in occasione della giornata mondiale contro l’omofobia e la transfobia che ricorre il 17 maggio. La lettera è riportata integralmente.

Salve a tutti, vi ruberò solo poco tempo. Mi chiamo Mirko e sono un ragazzo come tanti, con la particolarità di aver trascorso ben 16 anni della mia vita nella menzogna, nella falsità più totale. Per tanti anni tutte le mattine (forse perché ancora inesperto) sono stato costretto ad indossare una maschera per potermi creare un posto in una società retrograda e intollerante. Come avrete ben capito sono un ragazzo omosessuale, uno dei tanti. Non è stato affatto facile crescere e racchiudere dentro di me questo "grande segreto", pensate per ben 16 anni della mia vita.

Ma arriva il giorno in cui non riesci più a far finta di nulla, arriva quel giorno in cui sei stanco e non vuoi più indossare "quella maschera" che non ti rappresenta, arriva quel giorno in cui non puoi più fare questo alla tua vita, una vita che merita di essere vissuta al mille per mille. Così un bel giorno presi coraggio e decisi di parlarne con la donna più importante della mia vita, mia nonna. Non vi mentirò, lei non fu affatto sorpresa di quello che le dissi, in effetti come darle torto, mi conosce meglio di chiunque altro. Ma quello che mi spiazzò fu la sua risposta: “Mirko amore di nonna, se tu sei felice, lo sono anche io”. Questa sua esternazione piena d'amore mi diede una carica incredibile. Mi sentivo invincibile. Da li a poco decisi di scrivere una lettera alla mia cara mamma, dove le raccontai la mia vita,  tutte le mie paure e l'amarezza di vivere in una società intollerante. Ricordo i suoi sguardi, le sue lacrime non di delusione, anzi, era "incavolata" con sé stessa per avermi lasciato da solo ad affrontare il "mondo", mi abbracciò e mi disse: "da oggi amore mio non sarai più da solo, te lo prometto".

Ero il ragazzo più felice del mondo finché non arrivò il momento di parlarne con mio padre, un uomo all'antica e con profondi pregiudizi, il classico padre/padrone per intenderci. Lui non riusciva a capire come un uomo potesse amarne un altro. Il suo rifiuto andò ad aumentare quando nel mio paesino San Pietro Vernotico si iniziò a parlare della mia omosessualità. Si sa, nei paesini qualsiasi cosa crea scalpore e mio padre essendo una persona riservata non sopportava che si accostasse alla sua persona il fatto di avere un figlio omosessuale. Da quel momento io ero il figlio gay di S... che brutta cosa vero? È aberrante che un essere umano veda costantemente accostato alla sua persona il fatto di essere "gay". Ora ho 21 anni e crescendo ho maturato una forza incredibile dentro di me,  la stessa che mi ha dato la possibilità di essere ciò che sono. Per via degli studi universitari ho abbandonato il mio paese e forse è stato un bene, andando alla volta della grande città, dove molti di voi penseranno che si viva meglio. Erroneamente però, perché rimani pur sempre il "gay" della situazione, anzi qui hai la sfortuna di doverti confrontare con tante realtà, una delle quali l'omofobia che cova nella nostra società. Proprio qualche giorno fa un ragazzo di 18 anni nella mia attuale città dopo mesi e mesi di vessazioni da parte della famiglia ha deciso di togliersi la vita. È impensabile tutto questo. Un essere umano non può decidere di farla finita sol perché tu caro omofobo non comprendi l'aspetto omo/affettivo che cavalca l'onda tra persone dello stesso sesso. Tu caro omofobo non puoi decidere ciò che è giusto e ciò che non lo è, perché per un altro essere umano potrebbe non esserlo. Quindi io mi chiedo: "vuoi ancora renderti colpevole di omicidi così efferati? Pensaci.

Mentre vi scrivo mi viene in mente il periodo storico della seconda guerra mondiale dove 100mila omosessuali vennero torturati e uccisi perché ritenuti immorali. Tu caro omofobo condannasti ciò che accadde più di 70 anni fa, ma ancora oggi non fai altro che comportarti come chi, allora, decise per la vita di quelle povere anime. Inoltre ti ricordo che non c'è alcuna differenza tra gli omicidi di allora e i "suicidi" di oggi, perché ti stai macchiando dello stesso crimine inneggiando alla diversità, facendoci sentire il rigurgito della società e spingere noi, persone, ad uno stress psicologico non indifferente. Purtroppo come abbiamo visto non tutti riescono a farcela, quindi vi prego, vi scongiuro aprite le vostre menti a forme d'amore sempre esistite. Siate gli artefici del cambiamento culturale, ed eliminate per sempre l'eredità culturale sbagliata dei vostri padri. Buon 17 maggio a tutti e viva l'amore.

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