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Lotta al caporalato: "Attuare anche la seconda parte della legge 199"

Cgil: "Bisogna promuovere e diffondere tra le imprese la necessità e l’interesse ad aderire alla Rete Nazionale del Lavoro agricolo di qualità, per coglierne le ricadute e per distinguersi nel contesto generale in cui le aziende operano"

Riceviamo e pubblichiamo una nota di Antonio Ligorio, segretario generale della Flai-Cgil Brindisi, sulla legge contro il caporalato. 

La legge contro il caporalato sta dando i primi risultati concreti, è quanto afferma il Segretario Generale della Flai-Cgil Brindisi Antonio Ligorio, la Legge è entrata in vigore il 4 novembre 2016 da allora, sta producendo importanti effetti sul piano penale, sono stati portati avanti alcuni interventi da parte delle forze dell’ordine, per quanto riguarda la parte penale, non solo in Puglia ma anche in altre regioni, questo dimostra che la piaga del caporalato è trasversale e riguarda tutta l’Italia, basti pensare che la prima sentenza a seguito della 199/2016  è avvenuta nel Mantovano.

Infatti, secondo i dati dell’osservatorio Placido Rizzotto della Flai Cgil Nazionale, oltre 400.000 lavoratori sono vittime dei fenomeni di intermediazione illecita di manodopera, caporalato e riduzione in schiavitù. In Puglia tali fenomeni coinvolgono otre 40.000 lavoratori in nero, prevalentemente immigrati e in particolare impegnati nelle grandi campagne di raccolta e oltre 60.000 lavoratori e lavoratrici in grigio, immigrati e pugliesi, a cui si registrano parzialmente le giornate lavorative, con un tasso di evasioni contrattuali, previdenziali e fiscali, che assumono dimensioni eclatanti, tutte vittime del caporalato indigeno, tali fenomeni dimostrano l’estrema violenza e comportamenti di quanto sia grave il fenomeno, come ribadito dal Segretario Generale Flai-Cgil Puglia Antonio Gagliardi.

Ma non solo con il penale si può risolve un problema cosi diffuso nel paese. La 199/2016 è composta da due parti, la parte penale la quale contiene strumenti innovativi e che sta funzionando, poi c’è la parte propositiva, sostenere le aziende che si caratterizzano per l’eccellenza delle produzioni e per le buone pratiche di rispetto delle leggi e dei contratti.

Quindi bisogna promuovere e diffondere tra le imprese la necessità e l’interesse ad aderire alla Rete Nazionale del Lavoro agricolo di qualità, per coglierne le ricadute e per distinguersi nel contesto generale in cui le aziende operano. Esiste la cabina di regia che si è insediata nella sede nazionale dell’Inpa che sta funzionando, anche se in modo parziale, in quanto ad oggi sta solo provvedendo alla iscrizione e cancellazione delle imprese alla Rete Nazionale del Lavoro agricolo di qualità. Una rete che in un certo qual modo dovrebbe iscrivere le imprese che attraverso un’autocertificazione dichiarano di essere limpide e pulite e che dimostrano di non violare le leggi sul lavoro e soprattutto di applicare i contratti di lavoro.

Mancano, però tutti gli altri aspetti che riguarda i nodi territoriali della rete, perché non si potrebbe chiamare rete se non fosse formata da una cabina di regia nazionale con sede a Roma che è operativa anche se in modo parziale, se poi non si costituiscono i nodi territoriali che ad oggi non ci sono e faticano a prendere corpo e a decollare, i quali sarebbero allocati presso le commissioni Cisoa provinciali, che si trovano in ogni provincia d’Italia e che dovrebbero vedere a loro volta una sorta di reticolo sul territorio, che tiene insieme il centro per l’impiego, il centro d’immigrazione, l’ente bilaterale-osservatorio provinciale dei lavoratori, ma soprattutto le società di trasporto  che devono garantire il servizio, affinché si possano sperimentare nuove forme di collocamento pubblico, che permetta l’incontro tra domanda e l’offerta di lavoro in agricoltura in un luogo pubblico e a gestione pubblica, perchè i centri per l’impiego  spesso sono inadeguati al  collocamento agricolo.

Questo è un elemento di grande forza della legge, perchè darebbe la possibilità sul territorio di sviluppare e di togliere lo strumento vitale dei caporali, sia per il trasporto ma soprattutto l’intermediazione. Ma tutto questo stenta a decollare, motivo per cui si fa appello alla sensibilità dimostrata dal Prefetto, di avviare a breve il tavolo istituzionale che coinvolga le organizzazioni sindacali e datoriali, le istituzioni territoriali, l’Inps e il centro per l’impiego, affinché si arrivi a dare attuazione della parte della legge 199/2016 che non riguarda la repressione, che sta dando  risultati, ma le azioni che garantiscano la legalità e la trasparenza nel mercato del lavoro agricolo, l’accoglienza e il trasporto, sottoscrivendo un protocollo d’intesa contro l’illegalità in agricoltura.

Ritenendo indispensabile successivamente un coordinamento interregionale, come proposto dalla Flai Cgil Puglia, che coinvolga i territori di Brindisi, Taranto, Bari e Matera, sulla base dei flussi di manodopera agricola che interessa storicamente queste province.

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