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Lunedì, 17 Gennaio 2022
Cronaca Ostuni

L'utopia, Aristofane e Platone: ne parlano Canfora, Bray e Catalano

Chiusura della manifestazione letteraria "Un'emozione chiamata libro" con un dialogo tra lo storico Luciano Canfora, autore del libro "La crisi dell'utopia", con l'on. Massimo Bray, ex Ministro ai Beni e alle Attività culturali e il prof. Ettore Catalano

OSTUNI - Chiusura della manifestazione letteraria "Un'emozione chiamata libro" con un dialogo tra lo storico Luciano Canfora, autore del libro “La crisi dell’utopia”, con l’on. Massimo Bray, ex Ministro ai Beni e alle Attività culturali e il prof. Ettore Catalano. L'appuntamento è alle 18 nella Casa della Musica, ovviamente a Ostuni. Il libro affronta un tema di forte attualità sociale partendo da una commedia di Aristofane, "Le donne all’assemblea", con al centro un progetto di riforma radicale della società che trova rispondenza con sorprendente puntualità nel nucleo più audace della Repubblica di Platone.

Nella commedia, Aristofane ridicolizza l’idea che si possano mettere in comune le ricchezze e le relazioni sessuali; al contrario Platone ne fa l’oggetto di uno dei suoi dialoghi più importanti e influenti. È un conflitto paradigmatico sull’utopia, sulla possibile costruzione dell’uomo nuovo, sulla realizzabilità di un assetto sociale totalmente innovativo, fondato – secondo l’intuizione platonica – sulla proprietà collettiva, o meglio sulla negazione della proprietà, e sulla cancellazione dell’istituto familiare con tutto il suo carico di egoismi. Più in generale, su una palingenesi complessiva di cui l’‘uomo nuovo’ è o dovrebbe essere il risultato».

La crisi dell'utopia - Aristofane contro Platone-2Dell’utopia antica e delle sue proiezioni moderne; dello scetticismo antico e moderno; del rischio dell’utopia e del rischio dell’immobilismo fatalistico, si discuterà domenica sera.

"Nel corso delle feste Scire, un gruppo di donne, capeggiate da una di loro, Prassagora, particolarmente dotata di carisma e capace di pilotare un gruppo bene organizzato e proteso all’azione politico-assembleare, ha deciso di partecipare ai lavori dell’assemblea popolare. Naturalmente in quanto donne non potrebbero, perché la democrazia ateniese, come ogni società premoderna, è maschiocentrica. Perciò si travestono da uomini, con barbe, mantelli e sandali adeguati al ruolo. Si radunano all’alba per occupare già prestissimo posti all’assemblea".

La domanda è: "I fallimenti liquidano l’utopia, o l’utopia resta un bisogno morale al di là del naufragio? E la demonizzazione, fin troppo facile, dell’utopia non diviene un alibi per blindare in eterno la conservazione e l’ingiustizia?". In molti casi, va aggiunto, utopia e speranza coincidono.

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