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Luperti: “Il progetto Pagoda non è nel Pug, mai autorizzato”

Rossi: "Qualcosa non torna, bisogna capire dove sono i terreni e di chi sono". D'Attis: "Nuovo episodi di scherzi a parte". L'amministratore unico della società: "Non cediamo quote, l'annuncio su internet è iniziativa di un socio e sarà rimosso"

BRINDISI – “Il progetto Pagoda non è nel piano urbanistico generale, non è mai neanche stato autorizzato o preso in considerazione: ho appreso del villaggio turistico-residenziale da Brindisi Report”. Pasquale Luperti, ex assessore all’Urbanistica, parla per la prima volta dopo l’inchiesta sui rifiuti che ha portato agli arresti domiciliari il sindaco Mimmo Consales, con conseguenze sull’amministrazione, azzerata per effetto delle dimissioni di tutti i 32 consiglieri comunali. Sono le prime dichiarazioni da quando non è più al Comune, su una materia che ha seguito sin dall’inizio del governo di centrosinistra, da maggio 2012, essendo stato l’assessore più longevo, assieme a Carmela Lo Martire, al Bilancio.

“La giunta ha approvato il piano strutturale che è propedeutico al Pug, ma prima di arrivare al piano urbanistico, è necessario un' ulteriore fase che è quella dell'adozione del programmatico: il gruppo di lavoro del professor Karrer aveva ultimato lo strutturale, cosa che non è stato possibile avere con Goggi”, dice Luperti. “I fatti sono questi e basta. Sbaglia chi sostiene che il Comune abbia approvato il progetto di un villaggio sulla costa presentato dalla società Pagoda, di cui io stesso ho appreso, leggendo l’articolo. Vero è che l'assessorato ha puntato alla valorizzazione della fascia costiera”. Se ne deduce che il progetto non è approvato, ma che su quei terreni ora agricoli si potrebbe costruire se non si interverrà per modificare l'attuale impostazione data al Pug. La destinazione d'uso? Non è specificata.

Sulla questione però vorrebbero sapere altro due consiglieri comunali uscenti, entrambi voci di opposizione, posto che i 26 ettari, nei pressi di Torre Guaceto, oggetto del progetto pubblicizzato su internet sono ancora agricoli e non a vocazione turistico residenziale: “Ci sono cose che non tornano, per cui chiederemo al commissario Cesare Castelli che ha i poteri del consiglio comunale di bloccare tutto, nel senso di congelare in attesa che si insedi la nuova assemblea”, dice Riccardo Rossi di Brindisi Bene Comune. “Nel frattempo vorremmo capire quali sono i terreni sui quali Pagoda intende realizzare il villaggio e di chi sono, vale a dire i proprietari. E come sia stato possibile pubblicizzare un investimento simile in mancanza dello strumento urbanistico”.

Sarcastico il tono di Mauro D’Attis di Forza Italia: “Per me è un episodio da catalogare tra quelli di scherzi a parte”, dice. “Se il Pug non c’è, come è possibile che una società pubblicizzi la realizzazione di un villaggio turistico-residenziale sulla costa? Qualcuno deve spiegarlo”. Una spiegazione arriva direttamente dalla società Pagoda Srl, per mano dell’amministratore unico Pietro Cavallo: “Ad oggi la Pagoda  non ha alcuna attività di cessione quote e non ha mai dato incarico ad intermediari in tale senso”, fa sapere in una nota arrivata in redazione.

Ma su internet viaggia il progetto  “La presenza sul sito  internet di una agenzia immobiliare, datata 2011, è riconducibile ad autonoma iniziativa di un socio per il tramite di un procuratore (non più in vita da oltre 1 anno)”, si legge nella mail. “Mi viene riferito essere non più valida perché l'incarico è da anni giunto a scadenza e pertanto da parte dei diretti interessati ne  verrà richiesta la rimozione”. La società éagoda Srl risulta costituita il 16 ottobre 2001, con data di “termine al 31 dicembre 2050” e ha per oggetto “l’acquisto e la gestione e la vendita di fondi turistici e suoli edificatori”, nonché la gestione e la vendita di aziende agricole, parchi, strutture sportive” e ancora “la realizzazione e vendita di complessi alberghieri, turistici, agrituristici, camping, ristoranti e discoteche”.

Cavallo è socio della Pagoda, ma non di maggioranza avendo la titolarità del 11,3 per cento delle quote, per un valore di 1.257,86 euro. Il capitale deliberato è pari a 12mila euro, quello sottoscritto e versato pari a 11.300, 60: le quote sono di proprietà di undici soci, tutti brindisini.

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