L'uxoricida di Mesagne: "Non voleva salvare la nostra relazione, e l'ho uccisa"

MESAGNE – Mille rapporti che giungono al capolinea trovano l’epilogo in uno studio legale o davanti a un giudice. Qualcuno invece si chiude con il sangue e l’orrore, come questa mattina alle 12,15 in via Dante, a Mesagne. I vicini hanno sentito distintamente due detonazioni di arma da fuoco che provenivano dal civico 63, al piano della strada. Casa di Maria Antonietta Calò, e da dieci anni circa anche di Angelo D’Elia. Lei 54 anni, lui 71. Entrambi divorziati, si erano risposati. D’Elia, dopo l’ennesima lite, ha preso una vecchia doppietta a canne mozze che custodiva in casa, e ha sparato due volte al volto della donna, che era sul divano, probabilmente con gli occhi chiusi nel tentativo di riposare, o di allontanare almeno mentalmente la persona alla quale non aveva più nulla da dire.

Maria Antonietta Calò

MESAGNE – Mille rapporti che giungono al capolinea trovano l’epilogo in uno studio legale o davanti a un giudice. Qualcuno invece si chiude con il sangue e l’orrore, come questa mattina alle 12,15 in via Dante, a Mesagne. I vicini hanno sentito distintamente due detonazioni di arma da fuoco che provenivano dal civico 63, al piano della strada. Casa di Maria Antonietta Calò, e da dieci anni circa anche di Angelo D’Elia. Lei 54 anni, lui 71. Entrambi divorziati, si erano risposati. D’Elia, dopo l’ennesima lite, ha preso una vecchia doppietta a canne mozze che custodiva in casa, e ha sparato due volte al volto della donna, che era sul divano, probabilmente con gli occhi chiusi nel tentativo di riposare, o di allontanare almeno mentalmente la persona alla quale non aveva più nulla da dire.

Subito dopo, l’uxoricida ha telefonato al 113. Tanti, dopo aver ucciso la moglie, il marito o i figli, cercano di togliersi la vita. Angelo D’Elia ha scelto invece di pagare in carcere il conto che gli sarà presentato. E oggi c’è solo la sua versione dei fatti sul delitto e sulla progressione di vicende che lo ha spinto ad impugnare il fucile. La giustizia raccoglierà ovviamente altre prove, altri racconti. Ma sarà sempre il solito scenario di una relazione consunta, a venire fuori dai fascicoli.

Cosa ha detto agli investigatori del commissariato di Mesagne e a quelli della squadra mobile di Brindisi, il pensionato di via Dante 63? Cosa ha detto al pm Pierpaolo Montinaro? Che aveva capito che ormai da solo non sarebbe più riuscito a ricucire un rapporto con quella donna di 17 anni più giovane di lui. Lei non aveva avuto affatto una vita felice: tempo fa, il suo unico figlio di 19 anni si era ucciso bevendo anticrittogamico nel garage del nonno. Avrebbe voluto farsi prete, racconta chi ricorda quella storia. Queste cose un genitore non può cancellarle.

Di figli, invece, Angelo D’Elia ne ha 9, sparsi per la provincia di Brindisi. “Ho capito che avevamo bisogno di aiuto per tentare di tornare ad avere un buon rapporto”, ha detto l’uxoricida. “Ma lei mi ha risposto che ormai tutto era inutile. E che se la situazione non mi stava più bene, avrei potuto andare via da casa, lasciarla”. E’ stata questa, secondo D’Elia, l’ultima lite della loro vita coniugale. Maria Antonietta Calò si è stesa sul divano, coprendosi con una coperta e infilandosi due tappi nelle orecchie. Forse non ha neppure sentito il marito che si avvicinava puntandole quell’arma micidiale al volto. La sua vita è finita così.

In via Dante sono arrivate le auto del commissariato di Mesagne e un’ambulanza, ma il 118 ormai poteva occuparsi solo dell’uomo, che ha accusato un cedimento. Non c’è stato bisogno di ricovero in ospedale. Angelo D’Elia è stato portato in commissariato, e da lì al carcere dopo un lungo interrogatorio, mentre la polizia perquisiva l’abitazione. La casa di Maria Antonietta Calò, dei suoi genitori. Al piano superiore abita la sorella della vittima, che però si era trasferita già in campagna.

Il vicinato non può che raccontare di liti tra i due divenute frequenti negli ultimi periodi. Di lei che non stava molto bene e doveva assumere ansiolitici (lo ha detto anche il marito). Ma che quell’uomo nascondesse in casa un fucile a canne mozze non lo avrebbe immaginato mai nessuno. D’Elia ha detto di avere trovato quell’arma in campagna nel 1985 e di averla nascosta a scopo di difesa personale. La polizia sta cercando una risposta anche a questo aspetto della vicenda. E altre verità, forse, verranno dai parenti della donna uccisa sul divano, mentre cercava di isolarsi dal mondo.

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