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Venerdì, 21 Gennaio 2022
Cronaca Mesagne

L'uxoricida trasferito in carcere

MESAGNE – Che sia da ieri sera nella lista dei malati mentali, non c’è nessun dubbio. Ma prima di ieri mattina e prima di ammazzare glacialmente la moglie Concetta Milone di 77 anni con una fucilata dietro la schiena e poi vegliare per circa 12 ore accanto al cadavere, Antonio Fina di 75 anni non era mai stato ufficialmente in cura per problemi psichici. Dalla scorsa notte si trova presso il carcere di via Appia a Brindisi a disposizione del gip e del pm Antonio Costantini.

MESAGNE - Che sia da ieri sera nella lista dei malati mentali, non c'è nessun dubbio. Ma prima di ieri mattina e prima di ammazzare glacialmente la moglie Concetta Milone di 77 anni con una fucilata dietro la schiena e poi vegliare per circa 12 ore accanto al cadavere, Antonio Fina di 75 anni non era mai stato ufficialmente in cura per problemi psichici. Dalla scorsa notte si trova presso il carcere di via Appia a Brindisi a disposizione del gip e del pm Antonio Costantini.

Ma qualche piccolo segnale d'instabilità mentale, probabilmente l'aveva già dato, negli ultimi tempi, l'uxoricida mesagnese che ieri mattina, intorno alle ore 9 ha ammazzato la sua compagna per una vita, Concetta Milone, con un colpo di fucile, una delle quattro armi da caccia che deteneva legalmente in una casa in contrada Torretta a Mesagne. La 77enne era in camera da letto di spalle all'uomo con il quale aveva avuto due figli, un uomo e una donna, quando è stata freddata. Motivo? Nessuno plausibile. Antonio Fina, preso dal raptus di follia omicida, ha subito dopo scritto su un foglio di carta bianca: "L'ho ammazzata perché era posseduta dal diavolo". E poi altre frasi, simili una con l'altra, senza senso.

Come confermato anche dal medico di base dell'omicida agli investigatori, l'uomo non ha mai sofferto di disturbi psichici, solo ultimamente prendeva dei farmaci per contrastare l'insulina ballerina, una forma lieve di diabete che era sorta negli ultimi mesi e che lo aveva fatto ritornare più di qualche volta dal medico insieme alla moglie, perché la cura gli stava dando qualche effetto collaterale.

Antonio Fina è rimasto accanto al corpo della moglie, andando su e giù per la casa, per ben dodici ore e chissà per quanto tempo avrebbe continuato a farlo se ieri sera non fosse passata dall'abitazione di Piazza Capri, una cugina della vittima, sempre di Mesagne, preoccupata perché proprio ieri non era riuscita a sentire Concetta Milone nemmeno al telefono. Erano le 19.30 circa quando la donna ha citofonato e ad aprirle la porta, proprio lui, il cognato. "Vieni, entra", gli ha detto Antonio Fina , e l'ha guidata verso la camera dove riversa per terra, in un lago di sangue, c'era la vittima.

La cugina della vittima, in preda al panico ha subito chiamato il Commissariato di Polizia di Mesagne denunciando l'accaduto. La donna ha cercato anche di comportarsi con cautela perché Antonio Fina ha ripetutamente dichiarato di avere ucciso la moglie perché indemoniata. Vedremo domani mattina, mercoledì 21 marzo, alle 11 davanti al gip paola Liaci, come spiegherà il suo tragico gesto, Antonio Fina dovrà infatti affrrontare l'interrogatorio di convalida dell'arresto. Da quanto si è appreso, sarà difeso da un avvocato di ufficio, Giovanna Chionna. Questa sera, intanto, è in corso l'esame autoptico sulla salma di Concetta Milone.

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