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Martedì, 21 Maggio 2024
Cronaca Oria

Madonnaro morì per 37 euro, il responsabile finisce al banco degli imputati

Ha chiesto e ottenuto di essere giudicato col rito abbreviato Mamadou Lamin. Risponderà di rapina e omicidio preterintenzionale in merito al decesso di Antonio Vitale, 69enne di Oria

Si celebrerà il prossimo 25 gennaio il processo abbreviato nei riguardi di Mamadou Lamin, 23enne senegalese senza fissa dimora, accusato di aver provocato la morte di Antonio Vitale, 69enne di Oria. Questi morì lo scorso 11 ottobre nel “Vito Fazzi” di Lecce, dove era stato ricoverato sei giorni prima, in seguito alla caduta avvenuta nei pressi della stazione ferroviaria del capoluogo salentino, dovuta alla colluttazione col giovane che voleva rapinarlo.

La data è stata fissata dal giudice Marcello Rizzo che, questa mattina, ha accolto la richiesta dell’imputato di essere giudicato col rito speciale, avanzata dall’avvocato difensore Alessandro Stomeo, e la costituzione di parte civile del figlio della vittima con l’avvocato Raffaele Pesce.

Le accuse mosse nell’inchiesta coordinata dalla pubblico ministero Giorgia Villa sono di rapina e omicidio preterintenzionale, le stesse per le quali il ragazzo fu sottoposto a fermo dagli agenti della squadra mobile che riuscirono a identificarlo attraverso i filmati ripresi dalle telecamere posizionate nella zona.

Al termine delle indagini, nessuna modifica fu apportata nella qualificazione del reato più grave, sebbene la giudice Alessandra Sermarini all’esito dell’interrogatorio di convalida ritenne che quella corretta sarebbe stata quella di “morte come conseguenza di altro reato”.

Durante il confronto con la gip, l’indagato riferì, in lacrime, di aver agito per “fame”, che non voleva fare alcun male all'artista di strada, ma voleva solo appropriarsi del suo trolley, avendo notato che questo, poco prima, in una kebabberia, aveva riposto all’interno dei soldi.

Stando alla sua versione, l’avrebbe quindi seguito da via Liborio Romano a viale Oronzo Quarta; qui, mentre gli sottraeva la valigetta, in prossimità di via Don Bosco, sarebbe caduto al suolo con la vittima, ma sarebbe riuscito a rialzarsi immediatamente e a fuggire con la refurtiva, senza aver modo di comprendere la gravità della situazione; dopo essersi appropriato delle monete (in tutto 37 euro) si sarebbe disfatto del trolley, proseguendo la fuga con una bici rubata.

Di certo la morte avvenne a causa di un’emorragia cerebrale, così come confermò l’autopsia svolta dal medico legale Alberto Tortorella che, all’esito della consulenza, svolta per conto della Procura, riscontrò oltre alla ferita alla testa, la presenza di una ferita allo zigomo del malcapitato probabilmente provocata da un pugno. Ed è proprio questo con ogni buona probabilità ad aver aggravato la posizione del ragazzo che tuttavia ha sempre negato la circostanza di aver colpito l'uomo.

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