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Denuncia il marito: “Mi ha violentata e messo la catena del cane al collo”

Lui, 45 anni, di Latiano, condannato a due anni per maltrattamenti e assolto dalla violenza sessuale: "Il fatto non sussiste"

LATIANO – “Mi ha violentata, schiaffeggiato, chiusa a casa e una volta mi ha messo al collo la catena del cane”: dopo la denuncia della moglie, un uomo di 45 anni, residente a Latiano, è stato condannato alla pena di due anni di reclusione (sospesa) e assolto dall’accusa di violenza sessuale.

La sentenza

domenico attanasi-2Il verdetto di primo grado del Tribunale di Brindisi è stato pronunciato lo scorso 29 aprile, con motivazioni riservate nel termine di 90 giorni. Il conto in nome della giustizia è identico a quello che era stato presentato dal rappresentante della pubblica accusa, Pierpaolo Montinaro, a conclusione dell’arringa alla quale ha replicato il difensore dell’imputato, l’avvocato Domenico Attanasi (nella foto accanto). Il penalista ha già anticipato il ricorso in Appello.

La denuncia

Il processo penale scaturisce dalla denuncia sporta dalla donna, tuttora sposata con l’imputato, quattro anni fa. Il marito venne arrestato il 17 luglio 2015 e nel frattempo è stato rimesso in libertà.

Secondo l’accusa contestata nel capo di imputazione, ci sarebbero stati alcuni episodi di maltrattamento avvenuti all’interno delle mura domestiche e una violenza sessuale. “Maltrattava la moglie convivente, minacciando di ucciderla”, si legge. Il marito l’avrebbe “percossa con schiaffi e calci, ricattandola nel caso in cui avesse denunciato, impedendole di vedere la madre se non avesse fatto quelle che diceva lui”.

“In un’occasione” l’avrebbe “costretta con la forza a fare sesso, l’avrebbe schiaffeggiata” e avrebbe anche “messo al collo della moglie la catena del cane”. Tale condotta era stata contestata “fino al mese di aprile 2015”. La donna, sempre secondo l’accusa mossa dalla Procura, sarebbe stata anche chiusa a casa.  In tal modo – si legge nel capo di imputazione – sarebbe stata costretta a “un regime di vita penoso e intollerabilmente vessatorio”.

La difesa

L’esito dell’istruttoria dibattimentale ha portato a escludere la violenza sessuale perché “il fatto non sussiste”, in aderenza a quanto sostenuto dalla difesa. Il Tribunale, tenuto conto del status di incensurato dell’imputato, ha riconosciuto il beneficio della sospensione della pena.

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