Giovedì, 5 Agosto 2021
Cronaca

Maltrattamenti e violenze nei confronti della compagna: il fatto non sussiste, assolto

Protagonista di questa vicenda un uomo di San Pietro. Era stato condannato a un anno e tre mesi di reclusione. Assolto in Appello

SAN PIETRO VERNOTICO - Assolto perché il fatto non sussiste un padre di famiglia accusato dalla propria compagna di maltrattamenti e tentata violenza privata. Mercoledì scorso si è celebrato il processo dinnanzi alla Corte di Appello, dopo il ricorso presentato dal suo legale, l’avvocato Ilaria Baldassarre, in seguito alla condanna in primo grado alla pena di un anno e tre mesi di reclusione. 

Secondo le denunce presentate dalla presunta vittima, ben tre, l’uomo si sarebbe reso responsabile di violenze fisiche, minacce di morte con fucile, schiaffi, pugni, calci, offese e insulti anche alla presenza della loro figlia minorenne. Tali episodi, sempre a dire della donna, si sarebbero verificati dal 2006 al 2013.

Durante il processo di primo grado sono stati ascoltati numerosi testi della Pubblica accusa e dell’imputato, incluso militari delle Forze dell’ordine. Durante la sua deposizione, la donna in lacrime ha dipinto il compagno come uomo fortemente violento, aggressivo e dedito all’uso di alcool, un padre padrone che la maltrattava quotidianamente pretendendo che facesse la donna di casa senza rispettarla nel ruolo di compagna e madre. 

Il Tribunale, nel dicembre 2019, ritenendo assolutamente attendibile e credibile le dichiarazioni della presunta vittima, anche alla luce delle testimonianze dell’accusa, condannò il suo ex compagno alla pena di 1 anno e 3 mesi  di reclusione. 

Il suo difensore, che da subito ha creduto nella sua piena innocenza, ha proposto appello avverso la sentenza di condanna. Il legale, già durante l’arringa difensiva nel processo di primo grado, aveva argomentato, sulla base delle prove raccolte, che tutto il racconto della donna non fosse credibile ma del tutto falso e studiato a tavolino e che la denuncia della donna fosse frutto dei pessimi rapporti che ella aveva con la famiglia di origine del compagno ma, soprattutto, di un meccanismo perverso messo in moto da questa per punire il proprio compagno per non aver voluto avanzare determinate pretese economiche in ambito di spartizione dell’eredità familiare così da poter lei giovarne, diventando proprietaria della stessa.

La Corte d’Appello, dinanzi alla quale si è celebrato il processo nella giornata di mercoledì, accogliendo le argomentazioni e le conclusioni della difesa, ha assolto l’uomo perché il fatto non sussiste, ritenendo così inattendibile la deposizione della donna. L’uomo, che dall’inizio della vicenda processuale si è professato innocente e vittima di un piano di vendetta messo in atto dalla ex compagna, fortemente provato durante gli anni in cui si è celebrato il processo per essere attinto da un’accusa per un reato fortemente stigmatizzato non solo sul piano giudiziario ma anche sociale, ha accolto questa pronuncia con grande soddisfazione e senso di liberazione.       

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