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Mandò i banditi da amica della fidanzata, che fu violentata. Via al processo

BRINDISI – Prime battute per il processo che vede imputato il gioielliere carovignese Gianluca Argimiro Lanzillotti, di 38 anni, come mandante della rapina compiuta nei confronti di Lara Petri, violentata da uno dei due rapinatori già condannati con il rito abbreviato a sei anni ciascuno di reclusione. Lanzilloti risponde di concorso in rapina, violenza privata e sequestro di persona.

BRINDISI - Prime battute per il processo che vede imputato il gioielliere carovignese Gianluca Argimiro Lanzillotti, di 38 anni, come mandante della rapina compiuta nei confronti di Lara Petri, violentata da uno dei due rapinatori già condannati con il rito abbreviato a sei anni ciascuno di reclusione. Lanzillotti risponde di concorso in rapina, violenza privata e sequestro di persona.

Il tribunale, sezione collegiale presieduta da Gabriele Perna, ha acquisto le richieste della parti (la pubblica accusa rappresentata da Raffaele Casto; la difesa dell'imputato sostenuta da Gianvito Lillo e la parte civile rappresentata dall'avvocato Giancarlo Camassa) ed ha aggiornato il processo al 23 febbraio per ascoltare quattro testi, compresa la parte lesa.

I fatti contestati al gioielliere, presente in aula, risalgono al 5 agosto del 2008. Quella sera Lara Petri, 37 anni, originaria della provincia di Varese, trasferitasi a Santa Sabina in una villetta nella quale abitava da sola, mentre rientra a casa, viene bloccata da due uomini. La legano ad un albero che si trova a pochi metri dall'abitazione della donna. Le svuotano la borsetta. Ma non è finita. Maurizio Natola, 28 anni, carovignese, che è uno dei rapinatori, le strappa i vestiti di dosso e la violenta.

La donna denuncia la rapina e la violenza subìta. I due malviventi vengono identificati. Oltre a Natola c'è anche Francesco Leo, 39 anni, pure di Carovigno. Quest'ultimo non partecipa alla violenza sessuale. I due vengono arrestati. Il 19 febbraio 2009 chiedono il giudizio abbreviato e vengono condannati dal giudice per le indagini preliminari Eva Toscano. Condanna confermata in appello il 10 febbraio scorso.

Ma il colpo di scena ancora deve arrivare. Natola, che è stato condannato anche per la violenza sessuale, fa alcune ammissioni. A completare il quadro ci sono le intercettazioni ambientali che vengono effettuate nella sala colloqui del carcere nel quale è rinchiuso il giovane è detenuto. Natola parlando con dei parenti fa riferimento al gioielliere, e dice che questi non se la deve cavare così a buon mercato. Interrogato dagli investigatori, Natola confessa. Dice che è stato il gioielliere a dar loro l'incarico di prendere la ragazza e di farle del male. Ma il presunto mandante, come ammette lo stesso accusatore, non parla di violenza sessuale.

Gli investigatori scavano nella vita di Lanzillotti e ritengono di individuare il movente di quella spedizione punitiva nel fatto che lui non gradiva che Lara Petri frequentasse la sua fidanzata. Pare, tra l'altro, che l'amicizia tra le due donne avrebbe creato dei dissapori tra Lanzillotti e la fidanzata.

Come togliersela davanti? Spaventandola, pensa Lanzillotti. D'altro canto non c'è niente che possa spingere un individuo, anche il più tenace, a convincerlo. Nemmeno il denaro provoca lo stesso effetto della paura. Lanzillotti comanda ai suoi due sgherri: "Andate e fatele del male". La rapina per una donna che vive da sola in una villetta isolata può convincerla a ritornarsene al proprio paese. Natola va anche oltre nell'interpretare il pensiero del gioielliere, magari attirato dall'aspetto fisico della donna e dalla condizione di sottomissione in cui si trova. E la stupra.

Lara Petri, terrorizzata, lascia Santa sabina. Ma non si arrende. Vuole la condanna di chi le a fatto del male. Contro Natola e Leo si costituisce parte civile. Oggi si è costituita parte civile contro il gioielliere.

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